MESSINA. E se passasse la sfiducia? Se davvero il consiglio comunale decidesse di fare harakiri e di immolarsi per mandare a casa Renato Accorinti e la sua giunta? Cosa succederebbe, a parte le ovvie implicazioni politiche? Cosa si fermerebbe, si rallenterebbe o si cancellerebbe?

Dal punto di vista amministrativo, così come accadde per la giunta di Francantonio Genovese e del consiglio eletti alla fine del 2005, arriverebbe un commissario regionale (nell’autunno del 2007 arrivò Gaspare Sinatra, oscuro funzionario regionale che rimase in città fino alla successiva elezione di Giuseppe Buzzanca, a giugno 2008, surrogando giunta e consiglio), e resterebbe in carica fino al primo turno elettorale disponibile, a giugno. Da qui a giugno, ci sono un bel po’ di scadenze. Che andrebbero governate.

La prima riguarda il Masterplan, progetti che discendono dal “Patto per Messina”, come spiegato dal ministro per la coesione territoriale ed il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, ed interverranno sulle opere infrastrutturali (alcune delle quali in costruzione da decenni) indispensabili per la città ed il suo sviluppo: per la Piastra di distribuzione logistica di Tremestieri (progetto che si deve all’ex assessore allo Sviluppo economico Gianfranco Scoglio), “ballano” 73 milioni di euro, oltre 34 dei quali da reperire tramite partner privato. Per il parco urbano tra Cittadella e porto storico saranno necessari quasi 35 milioni di euro, dei quali solo cinque sono già assegnati, ed i restanti trenta da reperire tramite il Po-Fesr 2014-2020.

Anche per la riqualificazione funzionale e strutturale del pilone di Faro c’è da reperire un partner privato che finanzi praticamente per intero i 9 milioni e 821mila euro necessari al progetto, mentre per la sistemazione idraulica dei torrenti Larderia, Papardo, Gesso e Ortoliuzzo servono 47 milioni: 40 dal Po-Fesr e poco meno di otto dai fondi di Coesione. Mentre negli altri progetti l’obiettivo è l’apertura dei cantieri entro l’anno, in questo caso si punta alla progettazione esecutiva.

Poi le eterne incompiute, che col Masterplan dovrebbero avere finalmente una conclusione: gli svincoli, per esempio, opera che è nata nel 1997 e che sarà costata, una volta ultimata, oltre 95 milioni: 87 sono già stati finanziati, ne restano da reperire qualcosa in più di otto, per una “accelerazione delle procedure”: la stessa che il Masterplan prevede per il porto di Tremestieri, opera da 72 milioni totali, con sei milioni e mezzo da reperire con la rimodulazione dell’accordo di programma quadro per i trasporti.

Contando anche il secondo Palagiustizia (17 milioni), la sistemazione del torrente Bisconte (trenta milioni), il depuratore di Mili (dieci milioni) e gli interventi sull’acquedotto di Fiumefreddo (tre milioni e rotti), in tutto per Messina sono previste quarantuno opere e 332 milioni, da finanziare con risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020, dodici delle quali cantierabili entro l’anno.

Ci sono gli ottantasei milioni di euro del Pon Metro, il piano operativo nazionale diviso in quattro assi (agenda digitale, mobilità sostenibile, servizi e infrastrutture per l’inclusione sociale), i cui bandi dovrebbero essere pubblicati in primavera, che godono di “meccanismi di premialità“: se spesi entro il termine, danno accesso ad un bonus da cinque milioni di euro. Se non sono spesi (non solo impegnati), abbandonano Messina e tornano indietro nella dotazione del governo

C’è sempre in ballo il nuovo piano regolatore generale, “scaduto” nel 2012 e una parte del quale, la variante di salvaguardia, è stata approvata proprio ieri in giunta e dovrebbe arrivare, sfiducia permettendo, in aula per la votazione. All’interno del piano regolatore si “muovono” anche il Piau (piano innovativo di ambito urbano) e progetti di trasformazione urbanistica come la Tono-Mortelle.

Non ci sono però solo opere infrastrutturali in ballo: l’approvazione della MessinaServizi bene Comune è solo la prima parte del nuovo capitolo dei servizi ambientali messinesi. In aula dovrebbe approdare adesso l’affidamento dei servizi di raccolta, spazzamento, smaltimento e cura di verde pubblico e cimiteri alla nuova società (la delibera è stata bocciata in commissione ambiente).

Poi ci sono i servizi sociali: sette bandi, quattordici milioni (due dei quali arriveranno dal masterplan), diciotto mesi, 500 operatori. I bandi dovrebbero essere pubblicati a giorni, e aggiudicati a giugno.

Si chiude con il bando periferie da 18 milioni (più un ulteriore 20% che viene investito dai privati), con convenzione da firmare col governo entro febbraio.

Tutti processi che un commissario, per forza di cose, non può gestire, e che uffici e dipartimenti non possono governare senza giunta e consiglio, perché le decisioni da prendere sono soprattutto politiche, non solo amministrative. E la “vacatio” politica tra l’eventuale sfiducia e l’insediamento di una nuova amministrazione, che avverrebbe a metà luglio, potrebbe non giovare a quei processi. Per usare un eufemismo.

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