MESSINA. Non se ne è parlato troppo in campagna elettorale, anzi, è stato evitato di farlo il più possibile, ma il ponte sullo Stretto per il sindaco di Messina, chiunque fosse stato, è l’elefante nella stanza, e non si può ignorarlo: per Federico Basile, eletto al primo turno, adesso è il momento di farci i conti. E quello che Basile pensa del ponte è mutato piuttosto radicalmente nel corso degli anni.
A testimoniarlo, sono le righe che gli ha dedicato nelle relazioni annuali dei primi tre anni, e in quella di fine mandato di febbraio scorso, quest’ultima molto ricca di particolari, al contrario delle precedenti, soprattutto quella del 2024.
E quello che emerge è che Basile non ha più dubbi sul fatto che il ponte si farà (al contrario, per esempio, del suo leader di partito Cateno De Luca), e ne valuta quasi asetticamente vantaggi e svantaggi: “Il Ponte sullo Stretto non è solo un “collegamento”, ma un atto di ridefinizione geografica. Per Messina, significa passare da “città-porto” a “città-snodo”, con tutti i benefici economici e i traumi urbanistici che una trasformazione di questa portata comporta”, si legge nella sua relazione di fine mandato.
Prima i pro, i cui Basile riporta pedissequamente ciò che la Stretto di Messina Spa ha dichiarato per anni nelle relazioni al progetto definitivo (oggi in fase di profonda revisione): “Il Ponte non è un’opera isolata. Per Messina significa una rivoluzione dei trasporti interni – scrive Basile, elencando le opere infrastrutturali connesse al ponte – Metropolitana dello Stretto: Il progetto prevede la realizzazione di nuove fermate ferroviarie sotterranee a Messina (come “Europa” e “Papardo”), trasformando la ferrovia in una sorta di metropolitana urbana. • Tangenziale: Il completamento dei raccordi autostradali permetterebbe di liberare il centro città dal traffico pesante diretto ai traghetti”. Dal punto di vista del rapporto economico e sociale, per Basile “il ponte mira a creare la cosiddetta “Città dello Stretto”, un’area metropolitana integrata da oltre 600.000 abitanti tra Messina e Reggio Calabria”. Per questo Basile informa che sono state richiesti ed ottenuti dal Comune oltre 430 milioni di euro per opere compensative e mobilità.
Quindi l’occupazione, la vera chimera per Messina: “Si stimano circa 120.000 posti di lavoro generati tra impiego diretto e indotto durante la fase di costruzione”, scrive Basile, citando una cifra diffusa dal ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini che non ha alcuna base. Quindi il turismo (“La struttura stessa diventerebbe un’attrazione architettonica globale, potenzialmente attirando milioni di visitatori l’anno”, si legge, pur senza alcuna stima), e la logistica, in base alla quale “il risparmio di tempo per l’attraversamento è stimato in circa 1 ora per i treni e 45 minuti per le auto, abbattendo i costi di trasporto per le merci siciliane verso l’Europa”.
Infine l’Impatto sul tessuto urbano locale, partendo dalla riqualificazione dei fronti mare “Un aspetto spesso sottovalutato è la liberazione di ampie aree costiere – si legge – Messina senza traghetti: Con il Ponte, il traffico pesante non attraverserebbe più il centro città (Viale Boccetta e Viale della Libertà) per raggiungere la rada San Francesco. Questo libererebbe circa 3 km di costa per parchi urbani, piste ciclabili e approdi turistici. • L’area di Maregrosso: Il progetto prevede la bonifica di zone industriali dismesse per fare spazio ai nuovi nodi ferroviari e alla rigenerazione urbana. Occupazione e Pil • Indotto locale: Durante i cantieri, si prevede un incremento del PIL regionale della Sicilia e della Calabria compreso tra il 2% e il 4% annuo. • Manutenzione: Una volta terminato, il Ponte richiederà circa 50-70 milioni di euro l’anno per la gestione e la manutenzione ordinaria, creando un polo tecnologico specializzato nel sud Italia”, elenca Basile.
Poi ci sono i contro, ai quali Basile dedica molte meno righe: “Il rischio principale percepito dai cittadini è l’effetto “Cantiere Infinito”. Per questo, il progetto prevede le cosiddette “Opere Anticipate”: prima di iniziare il ponte, si interverrà sulle reti idriche, fognarie e sulla viabilità locale per evitare il collasso dei quartieri limitrofi durante i lavori”. Ma non basta, secondo Basile. “Nonostante i numeri imponenti, il rapporto con la cittadinanza resta teso per via di alcuni fattori: 1. Impatto visivo: L’alterazione dello skyline naturale e della Riserva di Capo Peloro. 2. Costi: Un investimento complessivo che supera i 13,5 miliardi di euro, che molti cittadini vorrebbero dirottare sulla manutenzione delle strade e ferrovie siciliane esistenti. 3. Ambiente: Il rischio per le rotte migratorie degli uccelli e per l’ecosistema marino dei “Pantani”.
Una disamina molto più completa di quella degli anni precedenti, in cui Basile (che peraltro non ha mai fatto mistero di essere favorevole al ponte), più che una descrizione, dava un giudizio: tiepido nel 2025, in cui l’opera non veniva mai nemmeno nominata, molto più netta nelle relazioni dei due anni precedenti, in cui invece si sollevavano perplessità, interrogativi e forti prese di posizione.

