Messina, i migranti fuggiti e l’importanza delle parole

Se un caso di cronaca ha bisogno di punti esclamativi, di iperboli e di ingigantire fatti già di per sè gravi, forse non è la cronaca che interessa: è una lettura sbagliata di una città che per fortuna è migliore di quanto i suoi rappresentanti non vogliano

 

«Le parole sono importanti», diceva Nanni Moretti in una scena esilarante di “Palombella rossa”, inveendo contro una malcapitata giornalista dall’anglicismo facile. Una battuta cinematografica che contiene una verità difficilmente contestabile, perché nulla più di ciò che diciamo (e il modo in cui lo facciamo) racconta il modo in cui ci approcciamo al mondo. Per questo con le parole bisogna starci attenti. Bisogna ponderarle, sceglierle con cura. Soprattutto in merito ad argomenti delicati. Soprattutto se a pronunciarle sono dei rappresentanti delle istituzioni, persone che hanno scelto di “essere la voce” dei loro elettori.

Il riferimento di questo incipit è a un caso di cronaca avvenuto avantieri a Messina, quando una trentina di migranti provenienti dal Nord Africa, sbarcati poche ore prima, sono fuggiti nottetempo dalla caserma di Bisconte, probabilmente per paura di essere rimpatriati, non avendo diritto allo status di rifugiati.

Un comportamento (per quanto comprensibile e umano) che va senza dubbio stigmatizzato, perché mette a repentaglio innanzitutto l’incolumità e il futuro degli stessi migranti in fuga.

Detto questo, ci sono molti modi per raccontare il fatto. Il peggiore fra tutti è parlarne facendo leva sui bassi istinti, con espressioni sopra le righe, pathos da thriller low-cost, punti esclamativi un tanto al chilo (“un’alabarda della retorica”, secondo lo scrittore romano Ugo Ojetti), e titoli a sensazione che poi non corrispondono al contenuto. In casi come questi basta una parola di troppo per esasperare gli animi, per contribuire a fomentare la paura, per creare “reti di recinzione invalicabili” nella testa. Il rischio che si corre, quando le parole non ci controllano e si travestono da vessilli, è disumanizzare le persone, renderle simili a a uno “sciame di api”. 

Il messaggio subliminale sotteso è sempre lo stesso: i migranti sono potenzialmente disonesti e pericolosi, sono galeotti virtuali. Un concetto (mal)celato fra le righe che mette l’uno contro l’altro gli ultimi e i penultimi, in una guerra degli stenti.

Eppure Messina ha dimostrato di essere meglio di come la si racconta. Ha ospitato, ospita e continuerà ad ospitare migliaia di persone venute dal mare. Come ha sempre fatto. Come è nel suo dna di terra di frontiera.

Negli ultimi anni non si sono verificati per fortuna gravi fatti di cronaca con protagonisti i migranti, né, grazie a Dio, gravi episodi di intolleranza. Malgrado le difficoltà oggettive, le polemiche politiche, gli scontri sui social e i giochetti di parte, la città ha tenuto fede al suo animo ospitale, al suo essere al tempo stesso soglia e crocevia, punto di arrivo e meta di passaggio.

Probabilmente è una questione filogenetica. È un fattore di memoria collettiva inconscia. È una cosa che dipende dal sangue. 

Messina sa accogliere perché gli stenti li conosce e li riconosce, ci si specchia dentro, rivive sulla sua pelle storica i drammi umani che le solcano il volto. Come vecchie cicatrici non del tutto rimarginate che se le tocchi fanno ancora male.

Per questo ha bisogno delle voci giuste che le rendano onore, che la raccontino per quella che è. Con più virgole e meno punti esclamativi.  

«Perché le parole sono importanti».

 

p.s. Il convincimento che la razza, il colore, la religione o l’origine etnica siano fattori determinanti per nutrire avversione (o paura) nei confronti di qualcuno non è solo un pregiudizio, non è solo intolleranza, ma è anche e soprattutto un crimine punito dalla legge. Lo stabilisce la Costituzione italiana, che punisce con la galera chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio etnico, o istiga a commettere atti di discriminazione per motivi razziali.

(La foto in copertina è tratta dal sito Antimafiaduemila.com)

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Gabriele
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Gabriele

http://www.strettoweb.com/2018/01/messina-migranti-fuca-caserma-bisconte-cacciotto-gioveni/653351/ qui li hanno definiti “nidiata di topi in fuga”.
http://www.messinaoggi.it/website/2018/01/31/fuga-di-migranti-dalla-caserma-gasparro-cacciotto-e-gioveni-chiedono-un-piano-di-sicurezza/ qui invece hanno affermato:”persone assolutamente libere delle quali non si conoscono le reali intenzioni”

Francesco
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Francesco

Questo la dice lunga su quali testate leggere e quali ignorare, su chi fornisce notizie e chi fa sensazionalismi puntando sui bassi istinti

Filippo
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Filippo

Per la precisione, appunto. Grazie Rinaldi.

pippolipari
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pippolipari

Sottoscrivo anche le virgole. Bravo!