Messina, sequestro Cappellani: la ricostruzione della vicenda, dal 2002 ad oggi

Incroci di società in Lussemburgo ed in città, compravendite, trasferimento di fondi, scudi fiscali e un immobile che passa di proprietà: ecco come Dia e Finanza sono arrivati all'indagine sui fratelli Cuzzocrea, e su Zaccone e Di Prima

 

MESSINA. Un sequestro di una clinica privata tra le più note a Messina (l’immobile, non l’attività) che parte da lontano. Un gioco di scatole cinesi che ha inizio nel 2002 quando nascono contestualmente due società, sono la Aughi Sa, in Lussemburgo, e la Villa Cappellani Srl, con sede a Messina. Dal Lussemburgo vengono trasferite somme alla società dello Stretto che acquisisce l’immobile dove ha sede la clinica privata Cappellani comprata per 1 milione 800 mila euro, oggi gestita dal gruppo Giomi (non coinvolto nell’inchiesta di oggi, la clinica è infatti pienamente attiva).

L’acquisto era possibile grazie ad  un finanziamento della Aughi, la società lussemburghese.

“La citata società estera anonima – scrive il gip Daniela Urbani – risulta riconducibile a Cuzzocrea Dino e Di Prima Antonino“, aderiva allo scudo fiscale del  “2009 (che consentiva la regolarizzazione ed il rimpatrio di capitali detenuti all’estero e non dichiarati al fisco), i due soggetti ora citati, attraverso mandati conferiti, nella stessa data (1.12.2009), alla Cordusio Fiduciaria s.p.a., procedevano al rimpatrio giuridico di quote societarie e di finanziamento soci di questa impresa per importi assai consistenti. In particolare, Cuzzocrea scudava quote azionarie e finanziamento soci per complessivi e 1. 099.990, 00, mentre Di Prima scudava quote azionarie e finanziamento soci per complessivi e 733.153,00”.

Amministratore unico fino al 2006  di Villa Cappellani Srl è il noto commercialista, Dario Zaccone, nonostante sia titolare solo dell’uno per cento delle azioni mentre il 99 per cento di Villa Cappellani è di un altro socio non indagato nell’operazione di oggi. Nel 2006 la Aughi trasferisce la sede a Catania e acquisisce la Capellani Srl, a consentire la transazione è soprattutto Zaccone che cede il suo 1 per cento, il restante 99 per cento era stato ceduto dall’altro socio poco dopo la costituzione della società. Intestatari fittizi, secondo la procura, mentre la proprietà è da ricondurre a Dino e Aldo Cuzzocrea, fratelli dell’ex rettore Diego coinvolto nel noto “verminaio” che travolse l’università di Messina, inchiesta che non ebbe tuttavia alcuna conseguenza per l’ex rettore.

Nel 2011, infine la Aughi Srl si trasforma in Immobiliare Cappellani, srl.

“Un giro di operazioni per fare perdere le tracce dei soldi utilizzati per l’acquisto della Cappellani”, spiega Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto che assieme al sostituto Fabrizio Monaco ha coordinato le indagini della Dia e del servizio tributario della Guardia di finanza che ha portato al sequestro della clinica, per il valore di 10 milioni di euro.

Le segnalazioni di operazioni sospette hanno allarmato gli investigatori più di un anno e mezzo fa quando ha avuto inizio l’approfondimento sulle operazioni della Dia e della Gdf.

Indagini che hanno portato al sequestro di oggi dell’immobile della Cappellani per un importo complessivo di 10 milioni di euro. E che vedono indagati per evasione e intestazione fittizia di beni Dino e Aldo Cuzzocrea, Antonio Di Prima, mentre Dario Zaccone è accusato di riciclaggio.

Ma c’è un altro passaggio rilevante nell’ordinanza firmata dal gip Urbani: “Al tempo stesso, non può non ‘osservarsi come dal compendio investigativo emergano segnalazioni di operazioni sospette attestanti rapporti economici tra Cuzzocrea Aldo e tale Rappoccio Pasquale, soggetto ritenuto contiguo a temibili contesti mafiosi in territorio calabrese, e tratto in arresto per intestazione fittizia di beni nell’interesse di organizzazioni mafiose, sicchè, anche sotto questo profilo, non può escludersi che le complesse manovre societarie in questione – in relazione alle quali l’attivismo mostrato dai Cuzzocrea Aldo nel prendere contatto con (omissis, il nome non rientra nell’inchiesta, ndr) rivelano un interesse diretto di costui fossero funzionali a condotte di ripulitura di denaro sporco”.

Non solo: secondo quanto scrive il gip, “dopo aver appreso dell’attività investigativa in corso nel presente procedimento, Cuzzocrea Dino trasferiva le quote da egli detenute nella Immobiliare Cappellani alla di lui moglie (estranea all’inchiesta, ndr)”. Cuzzocrea era stato “escusso a s.i.t.” ( ascoltato per “sommarie informazioni testimoniali”) per due volte, ad aprile ed a maggio del 2015″.

La difesa dei Cuzzocrea: “I capitali oggetto del procedimento in questione sono stati “scudati” l’11 dicembre del 2009 versando allo Stato (con mod. F24 già in possesso degli inquirenti) la non irrilevante somma di 55 mila euro. Tanto è da solo sufficiente a rendere del tutto infondata ogni ipotesi di reato e, quindi, errato il sequestro oggi disposto che sarà oggetto di immediata impugnazione”, così commenta Bonni Candido, difensore di Dino e Aldo Cuzzocrea.

 

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