Stamattina mi sono svegliata ed ho pensato a quella volta in cui probabilmente ho rovinato il corso delle cose. L’ho rovinato perché ero arrabbiata ed ho espresso il mio pensiero e, purtroppo, ancora in alcune circostanze non è benaccetto farlo. In generale ma in particolare a noi ragazze, a noi donne, non è consentito arrabbiarci, non è consentito dire il perché siamo arrabbiate, non è consentito farci valere quando ci rendiamo conto che nessuno si ferma a domandarci “per me è così, e per te?”.

Se cerchi di spiegare il perché tu ti sia arrabbiata, il perché tu ci sia rimasta male o il tuo punto di vista, anche se lo fai con tutta la calma e gentilezza possibile, se ti va bene non ricevi risposta, se ti va benino ti senti dire che sei pesante, se ti va male ti dicono che sei pazza, se ti va malissimo vieni bloccata su ogni forma di social esistente sulla faccia della terra e/o evitata per strada manco fossi il Covid in jeans a zampa e tracollina.

E no, non mi riferisco a chi riga le macchine, si comporta da perfetta stalker, ed altre follie varie ed eventuali, perché tutto ciò non è ammesso e, in alcuni casi, è persino perseguibile dalla legge.

Mi riferisco a chi semplicemente vorrebbe COMUNICARE.

Avete capito bene, sto parlando proprio di relazioni. Non subito di amore perché l’amore è un’altra cosa, l’amore viene dopo. Mettiamola così: l’amore arriva con la conoscenza, dopo che chimica ed attrazione fisica hanno fatto il loro gioco, dopo che appunto ci si è relazionati nel vero senso della parola. Non tutte le relazioni puntano all’ amore, sarebbe un po’ presuntuoso, alcune si perdono per strada, altre non sanno che direzione vogliono prendere, altre ancora invece sanno sin dall’inizio che punteranno solo a qualche fermata e va bene così. Che poi tanto a cambiare idea si è sempre in tempo, solo gli stupidi non cambiano idea e non si ricredono. Dunque nelle relazioni l’unica regola è che non ci sono regole. Spesso, però, ho come l’impressione che a tal proposito, soprattutto in questa città, ci siano delle regole non scritte ben precise da rispettare e degli schemi tattici ricorrenti.

E tutto ciò rende, decisamente, l’essere single a Messina così noioso e poco avventuroso.

Relazionarsi in questa città, ironicamente parlando e non, è un disastro ed è diventato così tremendamente prevedibile e scontato il come andrà a finire, che a volte ti passa letteralmente la valia.

Che poi il problema in realtà non è il come va a finire, perché magari manco te lo chiedi se arriverà l’happy end oppure per te l’happy end non ha le sembianze di un anello al dito ma solo di momenti piacevoli, il problema è com’ è che finisce, dato che 3 volte su 4 finisce umanamente malissimo. Se state pensando che questa problematica, ovviamente, può riguardare in generale qualsiasi realtà del globo terrestre e non soltanto la nostra bella città sullo Stretto, non avete tutti i torti, però ho avuto modo di constatare come soprattutto nelle grandi metropoli non si abbia tempo per perdere tempo e questo probabilmente porta ad avere più concretezza e coerenza nel relazionarsi.

Sfogliando le esperienze mie, delle mie amiche, delle mie conoscenti, della tipa che incontri in fila alla cassa della profumeria, o della ragazzina con cui scambi quattro chiacchiere davanti ad uno scaffale in libreria, mi sono resa conto di come le relazioni messinesi siano difficilissime, quando in realtà le relazioni dovrebbero essere una roba semplicissima.

Sono sempre stata convinta che le cose semplici diventino complicate solo quando non c’ è chiarezza e per chiarezza, in questo caso, intendo sincerità e rispetto in primis come essere umano facendo valere il principio di non fare all’ altro quello che non vuoi venga fatto a te stesso.

E non venite a dirmi che così se ne vanno a quel paese il mistero, la tiritera della seduzione ed il dogma che in amor vince chi fugge, perché vi assicuro che si può essere sexy, intriganti e giocare ad acchiapparella sui pattini a rotelle anche essendo sinceri.

Qui il problema, stringendo, è che molto spesso la persona con cui ci si relaziona non solo si fa mille trip di suo, misti a fantasmi del passato ed insicurezze, ma ha anche la presunzione di entrare nella tua testa vederci altrettanti trip e decidere a priori cosa tu possa volere o cercare, ti cuce addosso la tua verità senza chiederti se è veramente quella e senza darti modo di poter controbattere. Non gli interessa proprio, ma le cose non si fanno al 50 e 50? (chiedo per un amico). L’ aggravante è che il più delle volte tutto ciò accade quando tu sei tanto tranquillina per i fatti tuoi, o magari sei solo piena di entusiasmo e curiosità verso quella persona, o ancora magari vuoi viverti le cose in maniera leggera ma pur sempre con slanci vitali, il che non vuol dire che tutto debba essere preso solennemente sul serio. Ed invece no, perché non solo spesso si fanno avanti per poi stroncare qualsiasi tipo di opportunità senza chiederti neanche cosa ne pensi, ma ti fanno credere che sei tu a stare correndo troppo quando, in realtà, quelle che stanno correndo troppo forse forse sono solo le loro paure ed i loro problemi. Qualcuno li definirebbe “cazzi confusi”, io dico solo: rilassatevi che non è detto che relazionarsi implichi per forza lo stare insieme perché se non ci si trova si può sempre diventare amici o magari ciao tu e ciao io ma con il sorriso sulle labbra, invece no, sempre con sto mettere le mani avanti, sempre a dire bianco pensare grigio e fare nero, provate ad essere voi i primi a prendervi meno sul serio e a vivere le cose per come vengono. Soprattutto provate a vivere, altrimenti cosa abbiamo imparato dalle mille condivisioni del video del labrador che corre felice in spiaggia verso il mare non vedendo l’ora di entrare in acqua con tanto di slogan “la vita andrebbe vissuta così”?

Esiste, fortunatamente, una cosa stupenda che si chiama libero arbitrio, questo però non vuol dire che nel momento in cui ci si relaziona ci si debba dimenticare che i giocatori coinvolti in campo sono due.

Quindi, ripensando sempre alle mie esperienze, a quelle delle mie amiche, delle mie conoscenti, della tipa in fila alla cassa della profumeria ectect, mi sono chiesta: ma da 1 a 10 quant’ è più faticoso inventare una scusa piuttosto che dire la verità…dove la scusa sta sullo stesso piano di credibilità del “mi hanno rapito gli alieni”, e la verità oscilla tra un semplice “è meglio di no” ed un “non mi va”?

E mi sono detta che se, appunto, dopo che ci è stata rifilata una scarsissima scusa non ci è consentito arrabbiarci, perché a quanto pare tra quelle famose regole non scritte c’ è quella di essere delle spettatrici senza voce in capitolo, nessuno potrà mai impedirci di riderci sopra.

Anni fa dopo un primo appuntamento abbastanza carino con un ragazzo mi sono sentita dire, senza aver chiesto nulla, “sai per adesso io sono una porta girevole, e tu non sei una ragazza da porta girevole”. A parte che avrei voluto deciderlo anch’ io se lo ero o meno, certo per farlo avrei prima dovuto capire quali sono le caratteristiche delle ragazze da porta girevole, però sorvoliamo…come me lo immagino? Lo immagino dentro una centrifuga, con una tipa che entra ed una tipa che esce, con in sottofondo il motivetto di Benny Hill.

Un’ altra volta, in estate, il ragazzo che frequentavo mi telefona di domenica mattina e mi propone di passare insieme una giornata in gommone sullo stretto, bene, relax e allegria, yuppi, mi preparo e preparo i panini ma una volta arrivata in loco lui, premetto che ancora non andava di moda il mood Pantone come stile di vita, mi dice “sai io ogni giorno mi sveglio di un colore diverso, mentre tu meriti l’arcobaleno” e se ne va via. Io ed i miei panini, buonissimi tra l’altro, passammo una giornata di mare solitaria bellissima, ma ogni tanto gli avrei voluto chiedere “ma a te chi te lo dice che a me piace l’arcobaleno? E se fossi daltonica ad esempio?”.

Un’ altra volta ancora avevo conosciuto da poco un ragazzo super galante, anche troppo e la cosa mi straniva e a volte infastidiva, ma non galante tipo che ti apre solo lo sportello della macchina, galante tipo che ti dice “sai devo partire per un viaggio di lavoro in America, giusto ora che ti ho conosciuta non vorrei andar via ma devo, se mi dai il tuo permesso vorrei continuare a sentirti da là, per conoscerti meglio posso prendere i tuoi cd?” Si, i cd se li è presi, si dall’ America si è fatto sentire, però colpo di scena è ritornato in Italia con tanto di fidanzata secolare americana con bagagli al seguito pronta a trasferirsi in città e no, i miei cd non li ho mai più rivisti.

Per dirne un’altra ancora, vedevo già da un po’ di tempo questo ragazzo, ci vedevamo sempre e soltanto quando dove e come voleva lui ma era così bravo a camuffare tutto ciò che quasi quasi mi sembrava fosse una mia decisione, così una volta mentre parlavamo del più e del meno ho proposto di prenderci un gelato. La sua risposta? “Non ti sembra di stare correndo un po’ troppo?”. Non scherzo, ha risposto proprio così ed era serissimo. Ma dimmi direttamente che non ne hai voglia. Cosa c’ è di più buono e meno impegnativo di un gelato? Che poi magari ce lo prendevamo, sceglieva come gusti zuppa inglese e puffo, lo mangiava sbrodolandosi e sai come glielo avrei detto io che stavamo correndo un po’ troppo? Questo gelato, ovviamente, non ce lo siamo mai preso e meno male che la mia psiche è ben salda perché la mia immaginazione aveva iniziato ad elaborare un qualcosa tipo “tu gianduia vuoi prendere pistacchioso come tuo legittimo sposo”. Per non parlare poi di quelli che vengono inghiottiti in un misterioso buco nero, tipo uno che una volta mi ha invitata al cinema con tanto di giorno, orario e film scelto, restava solo il grande dilemma da lui posto sul fatto di bere qualcosa pre o post, solo che circa tre ore prima dell’appuntamento mi ha scritto che doveva scappare fuori città per lavoro. Che fine abbia fatto? Bo, qualche giorno dopo l’ho incontrato per caso ma manco mi ha salutata. Ancora per continuare a parlare di scuse, un’altra volta mi è capitato di sentirmi chiedere più volte da un ragazzo di uscire a bere qualcosa, così un giorno chiacchierando sempre del più e del meno ho proposto “birretta?” e non l’avessi mai fatto, perché dopo lo sciorinamento super minuzioso della sua to do list mensile al mio ironico “certo che è veramente difficile per te trovare un minuto libero” mi ha risposto “sai com’ è, lavoro, lavoro, lavoro”.

Come me lo immagino? In miniera mentre con una mano si lava i denti e con l’altra intreccia i palloni della Nike. Così come un’altra volta mi è capitato che un ragazzo mi ha detto di non potermi raggiungere perché non riusciva ad uscire di casa dato che c’era un terrificante gatto zombie in giardino. Ah no, un attimo, non era un ragazzo era un mio ex e no, non era una scusa era tutto vero e mi sono dovuta scapicollare dall’altra parte della città per farlo materialmente uscire dalla porta e scortarlo nel vialetto dove in un angolino c’era questo povero gatto spaventatissimo e dagli occhietti malconci che appena ha sentito il rumore dei passi ovviamente è fuggito via. Ecco questo è uno di quei pochi casi in cui una scusa sarebbe stata meglio della verità, soprattutto per come poi è andata a finire nel tempo.

Di esempi del genere tutti da ridere e che non hanno più importanza se ne potrebbe parlare all’ infinito, il problema è quando qualcosa ha ancora importanza.

Io non lo so, se è questione di karma, se è questione di non saper giocare bene le proprie mosse, se è questione di trovarsi puntualmente al momento sbagliato nel posto sbagliato, o magari è solo la persona ad essere sbagliata, so solo che, a volte, una volta in ballo sarebbe bello non lasciare le cose in sospeso ed avere il diritto alla possibilità potendosela vivere nel modo più tranquillo e spontaneo possibile per vedere cosa succede.

Così una volta durante una lezione all’ università, mentre stavo pensando a come immaginavo le mie di possibilità, ho disegnato un cuoricino sul quaderno degli appunti ed mio prof di Psichiatria accorgendosene mi diede una dritta importantissima. Mi disse che noi quando pensiamo a qualcuno in particolare o quando ci innamoriamo siamo soliti disegnare un cuore trafitto, ma sbagliamo, dovremmo disegnare un lobo frontale perché se non c’ è testa non c’ è cuore. E per avere testa serve forza di volontà. E non solo è maledettamente vero, ma ogni volta che me lo ricordo mi viene in mente quella canzone che parla delle stagioni che vanno e vengono e dell’amore e desideri che non invecchiano mai. E allora che si fa? Si fa uno di quei sospiri profondi, come quelli che fai quando vorresti qualcosa e non sai se e quando potrà davvero accadere, si preme play e si alza il volume più che si può, perché tanto gli orizzonti perduti non si scordano mai.

 




 

(Foto in copertina di Francesco Algeri)

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