Ventiseiesima puntata dedicata ai grandi personaggi che hanno contribuito alla storia di Messina, senza però esserne ricordati con la dovuta gratitudine nemmeno dalla toponomastica cittadina; le altre puntate sono qui.

Il 22 Agosto 1946, alla presenza di Enrico De Nicola, Capo Provvisorio dello Stato (verrà nominato ufficialmente primo Presidente della Repubblica italiana il primo gennaio del 1948) viene inaugurata la VII edizione della Fiera di Messina, la prima del dopoguerra.

Protagonisti della riqualificazione del quartiere fieristico di Messina nella sua ricostruzione post-bellica, due figure di assoluto rilievo: Filippo Rovigo, ricordato da una via di recente istituzione a Villaggio CEP, e Vincenzo Pantano, del tutto dimenticato dalla nostra odonomastica.

Di Pantano è l’opera probabilmente più iconica della nuova Fiera: realizzato per l’XI edizione del 1950, il grande portale ad undici piani orizzontali (tanti quanti gli anni di vita della Fiera moderna) in sostituzione del precedente portale di Rovigo a tre vele del 1948 che a sua volta sostituiva l’imponente arco, alto 22 metri dello stesso Rovigo.

Vincenzo Pantano fu anche responsabile della progettazione dei padiglioni espositivi della Fiera per tutto il decennio 1947-57.

Nato a Messina nel 1906, Vincenzo Pantano studia e si laurea a Roma presso la Scuola di Architettura. Prima di tornare a Messina nel dopoguerra, Pantano lavora su diversi progetti in tutte le colonie italiane: in Eritrea, in Etiopia e in Albania. La sua formazione è di conseguenza, come quella del collega Rovigo, fortemente influenzata dal clima fertile dello stile moderno “internazionale”, mantenendo sempre una chiave di lettura propria della “via italiana”.

Fortemente ispirato dai colleghi italiani ed europei (Adalberto Libera ad esempio è sicuramente uno dei suoi modelli), Pantano si trova a operare nell’immediato dopoguerra, un periodo nel quale l’attività edilizia era sinonimo di ripresa economica.

Per la Fiera, Pantano realizza nel 1947 il padiglione di forma circolare per l’esposizione dei tessuti De Dominici, il padiglione tondo della Birra Messina e i portici coperti da tende a fianco del padiglione a volte. Nel 1949 modifica il padiglione e portale d’ingresso della Fiera, precedentemente disegnati da Filippo Rovigo. Nell’anno seguente, realizza il disegno del nuovo portale. Nel 1953, lo modifica nuovamente, con pochi interventi, realizzando un significativo effetto scenico: elimina, infatti, dal portale i piani pari (riducendoli da undici a sei) in modo da garantire una distanza tra essi che consenta di percorrerli a piedi e li dota di ringhiere. In questo modo ottiene un punto panoramico privilegiato affacciato sulla Passeggiata a mare, da un lato, e sulla Cittadella Fieristica, dall’altro. Quest’ultima versione del portale è quella ancora oggi visibile e recentemente restaurata.

Lo stesso anno è caratterizzato da un altro importante intervento architettonico. Sull’area precedentemente occupata dal Bar di Rovigo, Pantano realizza un nuovo edificio, una “finestra sullo Stretto”, il glorioso Irrera a Mare, i cui disegni saranno pubblicati su Architecture Nouvelle. L’edificio, di grande impatto scenografico, sarà per diversi decenni il suggestivo palcoscenico dei grandi eventi fieristici, tra cui gli indimenticabili fasti della Rassegna Cinematografica Internazionale di Messina.

Con questi ultimi interventi, Pantano suggella la sua idea di Cittadella Fieristica, un laboratorio di ricerca architettonica che trova nei principi modernisti e razionalisti la sua fonte di ispirazione.
Nella sua intensa attività, lo studio Pantano (fondato insieme al figlio Nino) realizzerà anche diversi edifici privati in città. Tra questi citiamo l’isolato 224, oggi Royal Palace Hotel, l’Istituto Teologico S. Tommaso, il Palazzo dei Telefoni che affaccia su piazza Fontana Gennaro, all’inizio di via XXIV Maggio / Corso Cavour e gli isolati 454 e 517.
Farà anche parte di un comitato esecutivo voluto da Salvatore Pugliatti per allestire una mostra su Antonello da Messina all’interno di Palazzo Zanca presieduta dall’architetto Carlo Scarpa (designer e accademico italiano, tra i più importanti del XX secolo). La mostra si fece nel 1953.

Di Vincenzo Pantano è anche il monumento funebre sulla tomba di Ettore Castronovo sito al Gran Camposanto.

 

Pantano morirà a soli 50 anni a seguito di un incidente, in Germania.

FiGi

Per approfondire:
http://www.lavoripubblici.it/documenti2007/lvpb3/concorso_progettazione_messina_1.pdf
http://www.lescalinatedellarte.com/it/?q=content/vincenzo-pantano
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