Nato a Liegi, in Belgio nel 1903, Georges Joseph Christian Simenon è tra gli scrittori e autori più prolifici, tradotti e amati di sempre. Centinaia sono i suoi romanzi, di cui ben settantacinque, oltre a ventotto racconti, con il commissario Maigret protagonista. Il nostro Andrea Camilleri lo ha definito l’inventore del “romanzo poliziesco all’europea” e in un suo saggio lo ha raccontato e celebrato, svelando anche di esserne in qualche modo debitore.

Se i romanzi di Maigret sono indimenticabili con atmosfere e intrighi molto densi, resi ulteriormente celebri dal successo cinematografico delle sue trasposizioni – ricordiamo le serie di Pierre Renoir, di Jean Gabin e di Rowan Atkinsons e in Italia le interpretazioni per la TV di Gino Cervi, prima, e di Sergio Castellitto, poi – meno nota è la sua attività di narratore di viaggio.

Tra il maggio e il settembre del 1934, quattro anni dopo la prima uscita del detective francese, nell’intermezzo tra la pubblicazione di un romanzo del commissario Maigret e la stesura del successivo, George Simenon partì dal molo di Porquerolles, l’isola più grande e la più occidentale del piccolo arcipelago delle Isole di Hyères, in Provenza, per un viaggio improvvisato in barca che lo avrebbe portato a toccare le coste e i porti principali del Mediterraneo centrale.

“Il Mediterraneo è… Il Mediterraneo è… Il Mediterraneo…
Resto così, con la penna a mezz’aria, in seria difficoltà, come quando da bambino, in piedi davanti alla lavagna, spostavo il peso da una gamba all’altra e intanto cercavo con la coda dell’occhio un compagno compassionevole. Il Mediterraneo è…”


Con evidente difficoltà inizia il suo racconto di viaggio. Spiegare cosa è il Mediterraneo non è affatto facile, nemmeno per la penna esperta dello scrittore. Dopo aver veleggiato tra Provenza e Liguria, l’ambizioso viaggio prevede un’unica tappa, dall’Elba a Messina. Cosa non affatto semplice, stando la durata e complessità della rotta. Il vento è molto scarso e per questo l’arrivo risulta particolarmente faticoso
(Letteraemme ne ha già parlato anche in questo articolo )

“Non un alito di vento. Le correnti ci sono contrarie. […]

Sembra un’idiozia. Una rondine che si tira dietro un aeroplano. Però intanto la barca alla fine si muove. Alla velocità di un nodo. E per raggiungere Messina che, col suo faro perfettamente visibile, è là di fronte a noi, ci metteremo un giorno e una notte.

Per un’intera settimana, nelle ore più calde della giornata, tutti sospiravano:

«Ah, Messina! Come sarebbe bello mangiare una cassata!».

A quanto pare sono i gelati più buoni del mondo. E allora ci precipitiamo. Ne mangiamo una, ne mangiamo due, tre, e la notte abbiamo tutti mal di pancia. L’indomani la sola vista di una pasticceria o di gente che mangia il gelato ai tavolini di un caffè ci dà la nausea.”
 «le meilleures glaces du monde … on en mange une, on en mange deux, et la nuit, on a mal au ventre»

 La sosta in città sarà breve ma memorabile. E le soste successive Siracusa, Malta fino ad Hammamet, in Tunisia.

Così Simenon annoterà al momento di salpare le sue impressioni sullo Stretto e, se definire il Mediterraneo era stato arduo, la definizione dello Stretto appare invece tra le più riuscite.

 “Ieri sono passato fra Scilla e Cariddi. E ho la tentazione di cimentarmi, su questo argomento, in una pagina poetica infarcita di erudizione.
Sarebbe più facile che dirvi: lo stretto di Messina è… è uno stretto, ovviamente! Da una parte c’è la Sicilia, con una città tutta bianca e l’Etna sullo sfondo del cielo. Dall’altra parte c’è la Calabria.
Ma è soprattutto – ed è sempre stato – il confine tra due mondi. Fino a Messina siete più o meno a casa, e le cose hanno ancora il loro valore, le parole come la luce, i colori come i sentimenti.
Oltre Messina, a dispetto della Grecia, è già un’altra cosa, è il Mediterraneo avanti Cristo, è l’Oriente, i popoli in marcia, le razze in pieno fermento.”

 Così Simenon, conclude con la sua consueta satira pungente, specie verso gli anglosassoni, le sue note siciliane: “centinaia di persone continuano a guardare il mare come gli inglesi e gli americani che hanno fatto dieci anni di faticoso lavoro per potersi permettere una settimana di vacanza nel Mediterraneo e che non sanno nemmeno gioirne!”.

 Bisogna però leggere le sue “Memorie intime” per comprendere veramente l’attitudine al viaggio, e alla vita, di uno scrittore che ha saputo coniugare un ego smisurato a un’umiltà segreta.

“Sempre, in tutta la mia vita, ho avuto grande curiosità per ogni cosa, non solo per l’uomo, che ho guardato vivere ai quattro angoli della terra, o per la donna, che ho inseguito quasi dolorosamente tanto era forte, e spesso lancinante, il bisogno di fondermi con lei; ero curioso del mare e della terra, che rispetto come un credente rispetta e venera il suo dio, curioso degli alberi, dei più minuscoli insetti, della più piccola creatura vivente, ancora informe, che si trova nell’aria o nell’acqua.”

 Georges Simenon muore a 86 anni a Losanna, in Svizzera, nel 1989.

FiGi

 

Per approfondire:
– Georges Simenon. Il Mediterraneo in barca, Traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio, Adelphi, 2019
– Georges Simenon. Memorie intime. Adelphi, 2009.
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