Federico II fu un sovrano amatissimo in tutta la Sicilia, e non solo, che a distanza di secoli resta ancora tra i più apprezzati e celebrati che la nostra terra ricordi.

È il 1198 quando il piccolo Federico, non ancora compiuti i quattro anni di vita, a causa della prematura morte della madre reggente, Costanza d’Altavilla, viene incoronato Re di Sicilia. Il momento storico è molto particolare. È da poco avvenuta la successione sveva a quella normanna. Un periodo buio sembrava doversi succedere ad un altro ancora più buio.

Quando Robin Hood battagliava nelle epiche schermaglie della foresta di Sherwood con il principe Giovanni che, approfittando del vuoto lasciato in patria dal fratello Riccardo vessava le popolazioni locali, quest’ultimo, il famoso Riccardo Cuor di Leone, si trovava proprio a Messina. Era il periodo tra il 1190 e il 1191 e Riccardo, in viaggio per la crociata di Terrasanta, si fermò sullo Stretto per far base e per regolare i conti con il Re Tancredi, reo di trattenere con la forza la sorella di Riccardo, Giovanna di Inghilterra, per una questione di dote. Riccardo non si comportò certo con clemenza verso il popolo messinese, mettendo la città a ferro e fuoco e uccidendo la maggior parte del gruppo dirigente di origine greca, favorendo l’ascesa del ceto burocratico latino e causando una vera e propria mutazione di natura culturale e antropologica nella città. A Riccardo Cuor di Leone si deve l’edificazione della prima roccaforte di Mata Grifone (che probabilmente significa “Ammazza Greci”), dove ora sorge il santuario di Cristo Re.

La situazione in città comincia a migliorare con l’arrivo degli svevi. Nell’ottobre del 1194 Enrico VI giunge a Messina. La situazione politica è delicata. Con la cacciata dei normanni, avviene un cambiamento dei rapporti di forza tra i centri di potere isolani: Messina si propone come guida del Regno, approfittando della crisi di Palermo. Nell’ottobre del 1194 Enrico VI giunge a Messina e ricambia la buona accoglienza della città con due privilegi (del 1194 e del 1197), che razionalizzarono l’amministrazione e facilitarono i commerci della città. I rapporti fra l’imperatore di Svevia e Messina si rinsaldano ulteriormente quando la città offre il suo appoggio per la repressione della rivolta del 1197. Tuttavia l’abile politica di Enrico VI, ha vita breve e lo stesso muore a Messina, nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1197, con un caso sospetto di avvelenamento. Appena un anno dopo anche la consorte, Costanza D’Altavilla, divenuta reggente del regno, morirà, lasciando le redini del governo siciliano al piccolo Federico.

Nel 1200 circa Federico si allontana da Messina dove tornerà spesso, fra il 1209 e il 1212. Federico II, lo Stupor mundi, grato per la fedeltà che la città dimostrò sempre, confermò ai messinesi i vantaggi di natura commerciale istituiti dal padre e ne fece, di fatto, una co-capitale del Regno, insieme a Palermo. Il benessere raggiunto dalla città in pochi anni è attestato anche dalla progressiva espansione urbana, che indusse all’ampliamento delle vecchie mura normanne.
Nel settembre del 1221, ormai sovrano maturo e autorevole, Federico II riunisce e convoca a Messina un’assemblea di nobili e feudatari al termine del quale emana un corpo di leggi valide per tutto il Regno di Sicilia. L’Assise di Messina, con il nome con cui questo Parlamento è passato alla storia, ebbe l’obiettivo primo di riordinare tutta la normativa del regno, introducendo anche nuove norme a difesa della morale, dell’ordine e dei “buoni costumi” e stabilendo che ogni diritto regio confiscato precedentemente a vario titolo dai feudatari venisse immediatamente reintegrato al sovrano. Ma, soprattutto, l’Assise di Messina reintroduce in Sicilia il Diritto Romano, seguendo l’esempio di quanto fatto precedentemente dal nonno Federico il Barbarossa.

Tra i provvedimenti promulgati a Messina azioni contro i giocatori d’azzardo, i bestemmiatori e le meretrici. L’assise imponeva anche segni distintivi agli ebrei e seri provvedimenti contro i giullari, quest’ultimi considerati calunniosi e portatori di offese verso la persona. Venne anche disposto, a favore dei commerci, la regolamentazione di un sistema di fiere ‘privilegiate’, da tenersi in sette città del Regno (Sulmona, Capua, Lucera, Bari, Taranto, Cosenza, Reggio) in date fisse, da S. Giorgio a Ognissanti. Per la fondazione della Fiera di Messina si dovrà però aspettare Federico III, nel 1296.
Ma se tutta la Sicilia ricorda ancora oggi con affetto e rispetto il sovrano svevo, è per la sua personalità poliedrica, per il mecenatismo, la capacità di innovazione artistica e culturale, volta a unificare le terre e i popoli, spesso contrastata dalla Chiesa, di cui il sovrano mise in discussione il potere temporale. La sua corte fu luogo di incontro fra le culture greca, latina, germanica, araba ed ebraica. Uomo colto ed energico, stabilì in Sicilia e nell’Italia meridionale una struttura politica molto somigliante a un moderno regno, governato centralmente e con un’amministrazione efficiente.

Federico II parlava sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e fu fruitore, promotore, e persino autore, della Scuola siciliana, la più antica scuola poetica volgare. La sua corte reale siciliana vide uno dei primi utilizzi letterari di una lingua romanza (dopo l’esperienza provenzale), il siciliano. La poesia che veniva prodotta dalla Scuola siciliana ha avuto una notevole influenza sulla letteratura e su quella che sarebbe diventata la moderna lingua italiana.

Nonostante la Sicilia, e l’Italia intera, abbia numerose vie e piazze dedicate a Federico II, nella toponomastica messinese non c’è traccia della sua memoria.

FiGi

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