MESSINA. Una ogni tre mesi: è il ritmo al quale Cateno De Luca sta creando società partecipate per il Comune di Messina, nonostante in campagna elettorale, e nel suo programma, avesse più volte annunciato di volerle tagliare. Perché quello tra Palazzo Zanca e le sue società (miste, speciali, strumentali, “in house providing” che siano) è sempre stato conflittuale. Da anni, la Corte dei conti bacchetta il Comune per la situazione economica fuori controllo (e molto oscura) delle sue aziende miste: l’amministrazione guidata da Renato Accorinti aveva deciso di tagliarne 8 su 14, ma nei fatti le società sono ancora in vita. Il suo successore De Luca ha annunciato la stessa intenzione, ma per il momento le società miste sono sempre al loro posto. A tal punto che oggi il Comune conta, sul sito istituzionale, quasi venti partecipate, tra quelle attive, quelle che ancora non lo sono, quelle in liquidazione e quelle cessate, o fallite o sparite, ma che in qualche modo sono ancora legate al Comune. Eccole.

Amam: la partecipata, una società per azioni interamente posseduta dal Comune di Messina, si occupa di approvvigionamento idrico della città: da agosto del 2018 è presieduta da Salvo Puccio: consiglieri d’amministrazione Roberto Cicala e Carlo Cerreti. Ad inizio anno, il comune di Messina ha pubblicato un avviso per la sostituzione di uno dei consiglieri uomini con una donna.

Atm: è un’azienda speciale diretta emanazione del Comune di Messina, che ne possiede il 100% della proprietà, e garantisce, in maniera pessima in passato, accettabile per qualche anno e di nuovo discutibilmente da qualche mese, il trasporto pubblico a Messina: quindi bus, tram e parcheggi. A capo c’è Pippo Campagna, consiglieri d’amministrazione Roberto Aquila Calabrò e Francesco Gallo: per il presidente il compenso lordo è di 2.295 euro al mese, per i consiglieri si ferma a 1.967 euro. Nel 2010, l’Atm era stata messa in liquidazione, e senza mai esserne uscita (o che questo comportasse qualcosa), è stata rimessa in liquidazione allo scadere del 2018.

MessinaServizi Bene Comune: la società che ha preso il posto di MessinAmbiente nel servizio di gestione del ciclo dei rifiuti ha una storia schizofrenica. L’amministrazione di Cateno De Luca ha mandato in consiglio comunale, a novembre, una delibera che mette la società in liquidazione. L’aula ha votato favorevolmente, quindi formalmente la società è da liquidare, ma nonostante questo si fanno investimenti e si fissano traguardi ambiziosissimi, tipo il 65% di differenziata entro luglio (ed almeno il 30% entro marzo). Presidente è Pippo Lombardo (già capo del Gal Peloritani), consiglieri d’amministrazione Grazia Interdonato e Lorenzo Grasso. Il presidente percepisce un compenso da 27.549 euro lordi all’anno.

Arisme: la prima delle tre nuove partecipate create dalla nuova amministrazione, discende direttamente dalla legge regionale che rimette mano allo sbaraccamento e al successivo risanamento delle zone più disastrate di Messina. Di fatto ancora in semi attività (il comune di Messina di suo ha potuto fare piuttosto poco, al momento), è presieduta da Marcello Scurria, che già otto anni fa aveva proposto all’allora sindaco Giuseppe Buzzanca, inascoltato, un’agenzia per il risanamento. Lo affiancano i consiglieri d’amministrazione Alessia Giorgianni e Giuseppe Aveni. E’ operativa da fine settembre 2018.

Messina Social City: è la partecipata che si occuperà di servizi sociali a Messina, nata dopo la rivoluzione nel settore voluta dal sindaco Cateno De Luca e concordata coi sindacati in un mese di riunioni tra settembre e ottobre. Fino al momento è stata sotto la lente d’ingrandimento (e nel mirino) per le modalità di transito dei lavoratori delle coop dei servizi sociali. A dicembre è stato nominato il consiglio d’amministrazione: presiede Enrico Bivona, consigliere d’amministrazione Simona Romano e  Valeria Asquini

Patrimonio Messina: freschissima di composizione (nemmeno una settimana), è arrivata quasi all’improvviso, e gestirà (valorizzandolo o dismettendolo) il patrimonio immobiliare del comune di Messina. Avendo emesso i primi vagiti in settimana, ancora non è dotata di organi di governance.

Ato3: azienda d’ambito nata nel 2002 per legge regionale, il Comune di Messina ne possedeva il 98,34% delle azioni: in liquidazione per volontà regionale (dopo che il sistema degli Ato aveva accumulato un miliardo di debiti), si occupava, molto male di “Altre attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti”, ma anche di disinfestazione e cura e manutenzione del paesaggio. L’ultimo commissario liquidatore è stato Michele Trimboli, oggi dirigente di MessinaServizi bene Comune, che riceveva un compenso da 36.705 euro all’anno.

 Feluca: nata nel 2000 e morta nel 2008, Feluca era nata per gestire la rete civica del Comune, che possedeva il 29%, ma anche per “Installazione di impianti elettrici in edifici o in altre opere di costruzione (inclusa manutenzione e riparazione)”. Dopo il fallimento del socio privato, la coop Intermedia, la partecipata, una società per azioni, è stata messa in liquidazione: ad occuparsene è stato il commissario Domenico Santamaura, che l’incarico lo svolgeva a titolo gratuito.

Il Tirone: società di trasformazione urbana sotto forma di s.p.a., la Stu Tirone è attiva dal 2003 ed aveva come compiti la “costruzione di edifici residenziali e non residenziali”: il progetto cioè di un maxiparcheggio, due edifici residenziali, un centro direzionale regionale e varie attività artigianali e produttive (leggi centri commerciali) nell’antico borgo preterremoto del Tirone, oggi un cumulo di macerie e immondizia. Nonostante l’impasse nei progetti, la fuga di alcuni dei soci (Pizzarotti) ed il fallimento di altri (Demoter), il Comune, che ha il 30% delle azioni, l’ha tenuta in vita per anni, esprimendo il presidente: Marcello Parrinello, che ha ricoperto il ruolo a titolo gratuito. A gennaio 2018 il tribunale di Palermo, sezione specializzata in materia di impresa, ne ha disposto lo scioglimento, a maggio è stato nominato liquidatore Gaetano Fotia.

Gal Peloritani: società consortile che dovrebbe occuparsi della “realizzazione di un Gruppo di Azione Locale (G.A.L.) per la realizzazione ed elaborazione di iniziative finalizzate allo sviluppo economico e territoriale ed al miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali, da attuare svolgendo un’attività di coordinamento e di gestione tecnico-amministrativa di piani e progetti integrati”, non è mai stata particolarmente considerata dal comune di Messina, e l’indifferenza è stata reciproca, anche perchè Palazzo Zanca detiene l’1,7% delle azioni, che corrispondono grossomodo a 200 euro (anche per questo, è una di quelle società la cui partecipazione il sindaco di Messina vuole mantenere). Presidente è Pippo Lombardo, che De Luca ha voluto anche a capo di MessinaServizi bene Comune. Compenso zero euro.

InnovaBic:  una società a partecipazione pubblica totalitaria dell’Università degli Studi di Messina (34%), del Comune di Messina e della ex Provincia Regionale di Messina (33% ciascuno) e, dunque, agisce ed è costituita quale soggetto in house providing degli Enti citati fornendo attività di attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale. Superando indenne marosi amministrativi e politici dal 1994, anno della sua creazione, la s.r.l. è ancora attiva. La Società è amministrata da un liquidatore, Dario Latella, nominato dall’Assemblea dei soci del 18 Settembre 2017, in cui è stato definita la messa in liquidazione della società. Il liquidatore continua a percepire il compenso deliberato in sede assembleare il 30 settembre 2010 pari a euro 3.200 lordi al mese, come da precedente carica di Amministratore Unico. A decorrere da ottobre 2017 tale compenso è stato dimezzato. Questo quello che c’è sul sito della società: quello che non riporta è che dal 10 dicembre 2018 il Latella non è più liquidatore e già da ottobre 2017 il compenso deliberato (ma mai percepito) è di 1500 euro. Al suo posto, confermato nella assemblea straordinaria dei soci del 10 dicembre 2018, è arrivato Pietro Picciolo, per brevissimo tempo liquidatore di MessinAmbiente.

Messina Sviluppo: società consortile tra le più misteriose (e marginali: il Comune di Messina possedeva appena l’1,68%, e la sede legale è a Roma), Messina Sviluppo ha operato per dodici anni, dal 1994 al 2006, senza produrre alcunchè di rilevante, prima di essere dichiarata cessata. Oggi è in liquidazione, e la scheda del Comune non riporta l’identità del liquidatore e nemmeno il suo compenso.

Nettuno: società per azioni interamente pubblica, con il 59,49% a carico della ex Provincia regionale ed il restante 40,51% del Comune, la Nettuno, creata nel 2011, avrebbe dovuto costruire un porticciolo turistico tra Pace e sant’Agata. Ovviamente non se n’è fatto nulla, e la società è stata messa in liquidazione. Dal 2015 se ne occupa il commissario Alessandro Anastasi, per un compenso da 12.300 euro all’anno.

Polisportiva Città di Messina: srl nata per la gestione degli impianti sportivi comunali, la Polisportiva non ha praticamente mai operato, e per anni dalla sua creazione, nel 2004, non ha avuto nemmeno una sede (ma un Cda si). Il Comune, possessore del 100% delle quote, l’ha messa in liquidazione nel 2009. Oggi la liquidazione va avanti, e a marzo il liquidatore Santi Saija, nominato nel 2014, si è dimesso. Al suo posto l’incarico, gratuito, è andato ad Alessandra Cucinotta.

S.R.R.: nate per volere regionale, per prendere il posto dei ventisette Ato che in quindici anni hanno lasciato un buco da un miliardo di euro, le “società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti” sono società per azioni consortili, teoricamente una per provincia, teoricamente qualcuna in più. In quella “Messina area metropolitana”, nata nel 2013 e da allora ancora inattiva, il Comune detiene il 49,43%, . Il presidente, attualmente, è Santi Briguglio Polò, del quale il sito non riporta nessun altro dettaglio. La s.r.r. ha anche un vicepresidente e tre consiglieri.

So.Ge.Pat.: società a responsabilità limitata con 51%  di capitale pubblico e 49% privato (12% comune di Messina, altrettanti la ex Provincia)  nata nel 1999 per la gestione del patto territoriale di Messina e le agevolazioni previste dalla legge 488/92 a favore delle imprese con unità produttive in zone svantaggiate. Programmi ambiziosi (sessanta milioni di euro, 40 progetti, occupazione per oltre 450 unità), poi il triste declino: liquidazione nel 2010. Oggi la società è inattiva, e secondo l’ultimo aggionamento sul sito del Comune (risalente al 2017), in mano a Silvano Martella, che ne curava gli ultimi rantoli per 5000 euro all’anno.

Messinambiente: società fallita al termine del 2018 le cui azioni sono pressochè interamente (99%) detenute dal Comune, Messinambiente si occupava di igiene ambientale e ciclo dei rifiuti dal 1998. Per anni sotto Giovanni Calabrò come commissario liquidatore (e per poco tempo in mano al successore Pietro Picciolo), oggi è in mano ai commissari giudiziali Antonino Mazzei e Paolo Bastia. Da Messinambiente discendevano anche due partecipazioni societarie indirette, Somer e Nebrodiambiente

So.Mer.: srl nata nel 2010 per gestire gli impianti di Messinambiente, da questa è detenuta al 100%, e quindi, mediante “società tramite”, dal comune di Messina, esattamente come NebrodiAmbiente. Nonostante non abbia mai di fatto operato, la società risultava attiva, e coinvolta nelle vicissitudine della società madre Messinambiente. Anche per lei, quindi, il commissario liquidatore è stato Giovanni Calabrò, a titolo gratuito.

NebrodiAmbiente: benché il comune di Messina non rientrasse nella compagine societaria direttamente, lo faceva tramite la sua partecipata Messinambiente: si tratta di una consortile che dal 2005 si occupa di servizi ambientali, e che dal 2013 è in liquidazione. Messinambiente, che quindi è “società tramite”, era azionista al 24,5%. Commissario liquidatore di NebrodiAmbiente, a 36mila euro all’anno, è stato Mauro Ruperto.

Monte dei Paschi di Siena: il comune di Messina, dal 1992, possiede un inspiegabile 0,00000308 della banca: 891 azioni del valore stimato di 277,14 euro, che sono state messe sul mercato.

 

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