(in aggiornamento)

L’Italia si trova all’interno del Bacino del Mediterraneo, una regione ampiamente riconosciuta come hotspot dei cambiamenti climatici, dove il riscaldamento, la variabilità idro‑climatica e la scarsità idrica stanno aumentando più rapidamente rispetto alla media globale (Legg, 2021; Lionello & Scarascia, 2018). Negli ultimi decenni, dataset osservativi e prodotti di rianalisi hanno documentato un chiaro aumento delle temperature dell’aria, una tendenza alla diminuzione delle precipitazioni in diverse aree e un marcato incremento della frequenza e della persistenza di eventi estremi come ondate di calore e siccità (Brunetti et al., 2004; Toreti et al., 2013). Questi cambiamenti hanno implicazioni dirette sulla disponibilità idrica, poiché le modifiche nei regimi delle precipitazioni, la riduzione dell’accumulo nevoso e l’aumento dell’evapotraspirazione riducono complessivamente l’affidabilità delle risorse idriche del Paese (Rossi & Cancelliere, 2002). A livello nazionale, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) fornisce uno dei quadri di monitoraggio climatico più completi in Europa. Attraverso il sistema SCIA e i bollettini climatici e di siccità, ISPRA mette a disposizione serie storiche di temperatura e precipitazione, indici standardizzati di siccità come lo SPI e indicatori idrologici utili per quantificare la variabilità climatica e valutare l’evoluzione delle condizioni siccitose in Italia (ISPRA, n.d.). Queste valutazioni mostrano costantemente un aumento della frequenza e dell’estensione spaziale delle siccità meteorologiche e idrologiche, in particolare nelle regioni centrali e meridionali, dove la scarsità idrica rappresenta già una criticità strutturale. A complemento delle osservazioni nazionali, il Centro Euro‑Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) ha sviluppato simulazioni climatiche ad alta risoluzione e valutazioni di impatto che evidenziano l’intensificazione dei rischi idro‑climatici in condizioni di cambiamento climatico in atto e futuro (Navarra & Tubiana, 2013; Bucchignani et al., 2016). Le proiezioni del CMCC indicano che l’Italia meridionale e le principali isole sperimenteranno probabilmente un riscaldamento più intenso, una riduzione delle precipitazioni e episodi siccitosi più persistenti, soprattutto negli scenari ad alte emissioni. Questi risultati sono coerenti con le valutazioni mediterranee più ampie, che identificano la regione come una delle più vulnerabili alla futura scarsità idrica, con attese riduzioni delle risorse idriche rinnovabili e una crescente competizione tra settori quali agricoltura, energia e uso domestico (Legg, 2021). In questo contesto nazionale e mediterraneo, la Sicilia rappresenta un caso particolarmente sensibile. L’isola presenta forti gradienti spaziali nella topografia, nella distribuzione delle precipitazioni e nell’esposizione ai sistemi di circolazione atmosferica, che determinano una marcata variabilità climatica (Liuzzo et al., 2016). Studi recenti basati su indici standardizzati di siccità hanno evidenziato cambiamenti significativi nella frequenza, durata e severità degli episodi siccitosi in Sicilia, con diverse subregioni, in particolare le aree interne e occidentali, che mostrano un chiaro spostamento verso condizioni più persistentemente secche (Aschale et al., 2024). Questi modelli in evoluzione incidono direttamente sulla scarsità idrica, aumentando la pressione su invasi, sistemi idrici sotterranei e domanda agricola, e accrescendo la vulnerabilità delle comunità locali e degli ecosistemi.

Area di studio e fonti dati

La Sicilia è la più grande isola del Mar Mediterraneo, situata approssimativamente tra 36° e 38.5°N di latitudine e 12° e 16°E di longitudine, e collocata all’interfaccia tra le influenze climatiche temperate europee e quelle semi‑aride nordafricane. Questa posizione geografica contribuisce a una marcata variabilità spaziale della temperatura, delle precipitazioni e dei modelli di circolazione atmosferica sull’isola. La fisiografia siciliana è altamente eterogenea, con ampie pianure costiere, aree collinari interne e diversi importanti sistemi montuosi, tra cui le Madonie, i Nebrodi e il massiccio dell’Etna, che raggiunge i 3.329 m e esercita una forte influenza sui microclimi locali e sulla distribuzione delle precipitazioni (Cammalleri et al., 2010). I gradienti altitudinali svolgono un ruolo centrale nel modellare i regimi pluviometrici, con i settori montuosi nord‑orientali che ricevono precipitazioni significativamente più elevate rispetto alle aree meridionali e occidentali, più aride. Dal punto di vista amministrativo, la Sicilia è suddivisa in nove province: Trapani, Palermo, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Catania, Ragusa e Siracusa. Queste subregioni presentano differenze marcate in termini di geomorfologia, uso del suolo e caratteristiche climatiche, che influenzano le loro risposte idrologiche e il grado di vulnerabilità alla siccità. Le analisi a lungo termine delle tendenze pluviometriche mostrano una generale diminuzione delle precipitazioni in diverse parti dell’isola, accompagnata da un aumento della variabilità interannuale e da periodi siccitosi più frequenti (Brunetti et al., 2004; Liuzzo et al., 2016).

 

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