È l’11 agosto 2021 quando presso la stazione del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano (SIAS) di Floridia, i termometri fissano la temperatura a 48.8 gradi, un valore che qualche anno dopo sarà ufficialmente omologato dal Wmo, l’organizzazione meteorologica mondiale, come il record assoluto di temperatura massima mai registrata in Europa.
Un primato che ha attirato l’attenzione della stampa generalista europea ma che potrebbe non durare a lungo: nel 2023 Noto ha toccato i 47,2 °C, Lentini i 47,1 °C e Siracusa ha superato i 47 °C, diverse stazioni meteorologiche storiche (tra cui Palermo Boccadifalco con 45,2 °C) hanno frantumato i propri record locali degli ultimi vent’anni. E’ il chiaro segno di come le temperature massime medie estive continuano a posizionarsi sistematicamente oltre i valori tipici dei decenni passati.

Un indice piuttosto interessante ed esplicativo è quello basato sul numero di giorni consecutivi con temperatura pari o superiore a 40 gradi, che oltre a rappresentare l’anomalia climatica, è efficace per descrivere condizioni estreme per la salute della popolazione più vulnerabile (anziani e bambini): secondo i dati elaborati a scala regionale a partire dalle osservazioni di temperatura media giornaliera delle stazioni operate dal SIAS , tale indice risultava pari a due giorni nel 2007 e nel 2021, per poi raddoppiare due anni dopo, con ben quattro giorni consecutivi di temperature stabilmente oltre i 40 gradi nel 2023.
Un altro dato rilevante è l’indice ETCCDI SU (noto anche come Summer Days o Hot days), che indica il numero di giorni in un anno in cui la temperatura massima giornaliera supera i 30 o i 35 gradi (uno dei 27 indici climatici standardizzati stabiliti dal WMO per monitorare i cambiamenti climatici. Per ciò che concerne l’indice SU30 gradi, la norma su scala ventennale è di circa 63 giorni di temperatura superiore ai trenta gradi: da inizio millennio, non si registrano scostamenti significativi dalla norma, e comunque distribuiti quasi omogeneamente con scarti, in maggiore o minore quantità di giorni, nell’ordine della decina. In soldoni, i giorni in cui la temperatura è stata maggiore di trenta gradi sono stati qualche anno di poco superiori a 63, qualche anno di poco inferiori. Tutto cambia dal 2019, in cui i giorni sono stabilmente sopra la media (mentre negli anni precedenti ci sono state oscillazioni), con un picco di 90 giorni di temperatura superiore ai 30 gradi nel 2022, quasi un terzo oltre la media.
Ancora più estremo è l’indice SU35: la media annuale è di circa 13 giorni con temperatura superiore ai 35 gradi, dal 2021 è stabilmente superiore, con addirittura un picco (sempre nel 2021) di 31 giorni, più del doppio della media, e di 26 giorni nel 2022. Lo stesso trend si conferma nell’indice ETCCDI TR20 “Notti tropicali”, cioè il numero di notti con temperatura superiore ai 20 gradi: in rapida salita negli ultimi tre-cinque anni.
Le serie temporali della temperatura stagionale nelle nove province rivelano un chiaro e persistente trend di riscaldamento dal 1951 al 2024, con anomalie sempre più frequenti e intense in tutte le stagioni. Le anomalie invernali si collocano tipicamente tra +1,0 e +2,5 °C, con diversi eventi caldi che superano +3 °C a Palermo, Messina e Catania, mentre anomalie fredde inferiori a –1 °C sono per lo più confinate al periodo precedente al 1970. Le temperature primaverili mostrano uno spostamento verso l’alto simile, con anomalie comunemente comprese tra +1,5 e +3 °C, e picchi superiori a +3,5 °C nelle aree interne come Enna e Caltanissetta. L’estate presenta il riscaldamento più intenso e coerente, con anomalie che raggiungono frequentemente +3–4 °C e che occasionalmente superano +5 °C a Catania, Agrigento e in altri bacini interni. Le anomalie autunnali si collocano generalmente tra +1,5 e +2,5 °C, con picchi caldi superiori a +3 °C particolarmente evidenti lungo le coste meridionali e occidentali.
In tutte le subregioni, i marcatori delle anomalie mostrano un chiaro andamento temporale, con anomalie miste calde e fredde prima del 1980, anomalie prevalentemente calde tra il 1980 e il 2000, e anomalie quasi esclusivamente positive dopo il 2000, riflettendo un’accelerazione del riscaldamento regionale.
I dati non mentono. E’ in atto un trend che numericamente racconta un clima che sta sempre più andando verso punte estreme, e lo fa in maniera consistentemente omogenea: i dati omogenei distribuiti sulle diverse fasce altimetriche certificano una progressione termica rapidissima. Nell’ultimo decennio, quasi ogni anno sono state registrate anomalie marcatamente positive, culminando nei picchi estremi dell’ultimo quinquennio.
Di contro, è in discesa il numero medio di giorni piovosi: nel 2023, anno decisamente anomalo dal punto di vista climatico e meteorologico, la precipitazione totale media regionale è stata pari a 588 mm, circa il 22% in meno rispetto alla norma 2003-2022. Curiosamente, nel 2023 si è registrato sia il mese di ottobre più asciutto almeno dal 1921, sia il maggio più piovoso…..
L’analisi delle medie delle precipitazioni annuali, al contrario delle temperature, non mostra particolari incrementi nelle anomalie negative. Osservando l’ultimo decennio, in sei anni (2016-17, 2020, 2022-24) le piogge sono state inferiori rispetto alla media, e non di molto. Di contro, il 2018 e il 2021 sono stati il quarto e il quinto anno con più piogge dal 1951: e questo nonostante la grande siccità del 2024. Non era così in passato: dal 1983 al 1995, l’isola ha, per dodici anni, avuto piogge costantemente inferiori alla media, con il 1989 che è risultato il quarto anno con meno precipitazioni dal 1951. Ancora, nel periodo dal 1998 al 2002, la regione ha vissuto un quinquennio di scarsità di piogge che, seppure non estremo nei valori, ha contribuito a determinare, in particolare nel 2002, una grave emergenza idrica.
Vale la pena sottolineare che gli impatti delle siccità sui sistemi di approvvigionamento idrico e sugli utenti finali si differenziano sia in base alla capacità di adattamento (resilienza) degli stessi sia in base alla posizione geografica, in quanto gli eventi climatici estremi possono interessare in maniera disomogenea i territori dell’isola , così come, d’altra parte, è disomogenea la distribuzione delle piogge: la mappa in basso esemplifica perfettamente queste differenze.
E quindi, sebbene la siccità del 2002 sia stata più severa, in termini di minore pioggia media annua a scala regionale, rispetto alla siccità del 2024, l’impatto di quest’ultima è stato più grave in termini di estensione spaziale e comparti interessati (non solo agricoltura, ma anche idropotabile con pesanti razionamenti a livelli di diversi comuni).
Individuare tendenze è piuttosto complicato per come si sta evolvendo la piovosità, dal momento che in realtà nell’ultimo trentennio è addirittura in ripresa rispetto ai trentenni precedenti (i dati dal 2001 al 2025 mostrano una precipitazione annuale media superiore a quella del trentennio 1991-2020, che cambierà ormai molto poco anche se gli anni dal 2027 al 2030 dovessero rivelarsi siccitosi). Il solo deficit pluviometrico, quindi, non è un misuratore efficiente per spiegare la siccità.
Per avere un’idea di quanto incidano le siccità storiche in Sicilia, la mappa in basso presenta l’indice SPI (Standardized Precipitation Index) a 3-6-12-24-48 mesi: L’SPI esprime la rarità di un evento siccitoso (inteso come deficit di precipitazione) ad una determinata scala temporale, di solito dell’ordine dei mesi, sulla base dei dati storici: sviluppato da McKee et al. (1993) è uno degli indicatori maggiormente utilizzato a livello internazionale per il monitoraggio della siccità (meteorologica, idrologica e agricola).
In conclusione: non sembra esistere una correlazione immediata ed evidente tra scarsità di precipitazioni e siccità, e le temperature in costante aumento possono solo in parte spiegare ciò che è accaduto nel 2024, al punto che probabilmente più che di siccità si dovrebbe parlare di crisi idriche.
Temperature in aumento e anomalie climatiche, seppure sempre più estreme e sempre più ravvicinate ne tempo, non giustificano se non in minima parte gli ormai sempre più frequenti episodi di “sete” in giro per l’isola. La considerazione che negli scorsi decenni, seppure non in maniera ormai quasi sistematica come da alcuni anni a questa parte, l’isola abbia affrontato condizioni meteoclimatiche severe, non solo non giustifica la situazione attuale, nè assolve le classi politiche e amministrative, ma anzi le inchioda alle loro responsabilità, perchè dai dati disponibili, dalle loro analisi e dagli allarmi degli esperti, la sistematicità delle grandi siccità in Sicilia erano ampiamente prevedibili. E chi ha e ha avuto potere decisionale, non ha fatto nulla (o ha fatto poco, e comunque male, visti i risultati) per prevenirle.





