
Il sistema di approvvigionamento idrico trapanese presenta un serio problema nel reperimento di dati, carenti e approssimativi. Nella relazione che accompagna il piano d’ambito, approvato nel 2002 e aggiornato nel 2021, si riporta per esempio che “i pozzi e le sorgenti, nonché gli adduttori ai serbatoi comunali non sono oggi dotati di misuratori volumetrici e di portata funzionanti, indispensabili per un corretto bilancio idrico e valutazione quantitativa dell’acqua addotta ed immessa in rete”, e si lamenta la “mancanza di mappe tematiche che consentono l’individuazione dei percorsi, la qualità delle reti e l’individuazione di perdite che mediamente nel territorio sono stimate superiori al 50% “. Nella tabella “fase 3 – analisi della domanda”, però, si evidenzia una “percentuale media delle perdite idriche apparenti nelle reti rispetto ai volumi immessi in rete del 58%”. La discrepanza è dovuta proprio alla mancanza di misurazioni omogenee. “Guardando ai comuni che vengono approvvigionati esclusivamente da risorse acquistate da Siciliacque, che vengono misurate in modo affidabile (Custonaci, Gibellina, Paceco, Poggioreale, Salaparuta, Santa Ninfa, Vita), escludendo quindi l’incertezza legata alla quantità di risorse idriche locali effettivamente prelevata e immessa in rete, il dato sulle perdite viene confermato (57,2%)”, spiega la relazione.
Alcune delle stime di perdita sono elevatissime: il capoluogo denuncia la perdita del 63% sul volume immesso in rete, ma si oltrepassa il 70% a Buseto e arriva anche ad un incredibile 84% a Salemi. Eppure l’istat, nel rilevamento del 2022, a Trapani città attribuisce un brillantissimo 17,2% di perdite.
Non solo. La relazione rileva “mancanza di condotte di adduzione fra serbatoi e punti nodali principali della rete di distribuzione che consentono l’alimentazione di zone altimetriche diverse con una distribuzione in continuo H24, e non turnata per zone di pressione diverse, carenza di rete di distribuzione capillare razionale nelle zone di espansione, specialmente quelle di “espansione spontanea” oggetto di recupero e di sanatoria edilizia, e mancata manutenzione ordinarie o straordinaria nei quartieri dove si riscontrano reti in acciaio o ghisa grigia con perdite che superano il 50 % e standard di servizio molto bassi della fornitura all’utenza”.
Ancora, secondo quanto riporta il piano d’ambito, “i pozzi e le sorgenti, nonché gli adduttori ai serbatoi comunali non sono oggi dotati di misuratori volumetrici e di portata funzionanti, indispensabili per un corretto bilancio idrico e valutazione quantitativa dell’acqua addotta ed immessa in rete”
Come evidenziato nel Piano Regolatore Generale degli Acquedotti della Regione Siciliana nella provincia di Trapani gran parte delle infrastrutture idriche è stata realizzata tra gli anni Sessanta e Ottanta, superando in molti casi i quarant’anni di utilizzo.
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