Di Santi Giunta

MESSINA. Riparte il Baskin anche nella città dello Stretto, il “Basket inclusivo” che permette a giocatori disabili e normodotati di scendere insieme sul parquet e giocare a pallacanestro. Lo scorso fine settimana, infatti, si è tenuta la fase regionale del “Torneo della ripartenza”, che ha visto trionfare e passare alla fase successiva, quella nazionale, la squadra peloritana, che ha avuto la meglio contro il roster di Avola, dove si sono disputati i match della fase regionale, e a Monte Procida, dove hanno giocato per superare la fase interzona.

Ieri, infatti, la SRR Baskin Messina, che fa capo alla società Asd Castanea Basket, è stata in trasferta a Monte di Procida, dove ha affrontato una squadra pugliese e una campana per ottenere un posto nelle fasi nazionali che si terranno il 18 dicembre.

«Abbiamo ricominciato ad allenarci e parteciperemo alla fase interzona sull’onda dell’entusiasmo, felici del percorso che stiamo facendo – ha commentato il responsabile della squadra, Filippo Frisenda, nonché delegato regionale Baskin Sicilia per l’Eisi (Ente italiano sport inclusivi, Comitato Paralimpico) – Nelle fasi regionali purtroppo il nostro capitano si è infortunato, abbiamo dato qualcosa in più anche per lui e ci ha fatto piacere al termine della partita potergli dedicare la vittoria».

Ma cos’è il Baskin? E come si gioca? Questo sport “deriva” dalla pallacanestro, senza però mutarne lo scopo: segnare più canestri della squadra avversaria. Tuttavia, varia nella composizione delle squadre, in cui possono figurare sia giocatori con disabilità (mentale o fisica) che persone senza disabilità, indistintamente dal sesso e dall’età, a ulteriore sostegno dell’idea che l’obiettivo principale di questo sport è l’inclusione. Solitamente tra i giocatori senza disabilità sono presenti giocatori che non hanno mai giocato a basket o completamente estranei al mondo dello sport.

Per far sì che all’interno della stessa squadra possano coesistere giocatori appartenenti a “universi” di provenienza apparentemente diversi, il sistema di regole del baskin muta da quello del basket, tracciando in questo senso una linea divisoria tra le tante altre caratteristiche che invece accomunano i due sport. Tra le più significative vi è la presenza di quattro aree di attacco/difesa, due in più di quelle tradizionali, e di sei giocatori in campo, diversamente dai cinque del basket tradizionale. Ognuno di questi giocatori ricopre un ruolo diversificato a seconda delle sue capacità, stabilite in base a specifici test validati da una commissione tecnica. La combinazione dei ruoli deve essere tale da non superare determinate combinazioni. I tempi di una partita sono quattro e durano 8 minuti ciascuno (nel basket di solito durano 10 minuti).

Il baskin nacque nel 2003 a Cremona all’interno di una scuola, con l’obiettivo di dare a tutti il diritto di esprimersi al meglio, sostenendo l’idea che all’interno della squadra ogni giocatore è fondamentale, tanto con i suoi punti di forza quanto con le sue fragilità. Da quel momento il baskin si è diffuso rapidamente anche al di fuori delle scuole e oggi, in tutta Italia, si contano oltre un centinaio di società sportive che ne possiedono una squadra. In Sicilia sono dieci le società che possiedono una squadra di baskin, tra le quali figura anche il Castanea Basket, che ha iniziato la sua attività nel 2017.

Ma perché il Baskin è diventato così importante? «È il primo sport dove veramente un padre gioca con un figlio disabile, un fratello gioca con una sorella disabile e due fratelli giocano insieme, abbattendo per la prima volta la componente di disabilità – spiega Frisenda – Il normodotato gioca e passa il pallone al disabile perché quest’ultimo si trova, in quel momento di gioco, nella sua corretta posizione in campo, che gli permette di portare tutta la squadra alla vittoria. Finalmente a un ragazzo disabile viene dato un inquadramento per il quale la sua condizione non pesa più: non è importante che non sia motoriamente o cognitivamente preparato. Si abbatte questa barriera e ognuno viene inquadrato per le proprie conoscenze, competenze e possibilità. Scocca così quella scintilla bellissima per cui un padre passa la palla al proprio figlio non per pena, ma perché il figlio potrebbe segnare un punto e fargli vincere la partita; lo stesso avviene tra un fratello e una sorella, tra un uomo e una donna, abbattendo così ogni tipo di discriminazione: lo sport rade al suolo ogni tipo di discriminazione».

A causa della pandemia la macchina organizzatrice ha subìto una brutta battuta d’arresto, ma adesso il movimento sembra essere ripartito, come testimonia lo stesso “Torneo della ripartenza”.

«Porto avanti impegno e soprattutto tanta passione questo progetto – dichiara Frisenda, proprio in qualità di delegato regionale dell’Eisi – Siamo contenti di aver ricominciato. Rispettiamo ovviamente tutti i protocolli di sicurezza dal momento che l’obiettivo principale in un periodo storico come questo è la salute, nostra, dei nostri atleti e delle persone che ci seguono».

Qualche giorno fa, a margine della competizione, Frisenda era intervenuto anche a difesa di questo sport, in particolare dal Comune di Messina: «Per quello che mi riguarda, un ringraziamento particolare lo faccio a questi meravigliosi ragazzi che hanno restituito onore ad una disciplina che proprio nel nostro bel Comune, Messina, era stata classificata “unicamente di propaganda”. Io dal canto mio continuo ad invitare tutti gli ignoranti in materia a venire a vedere una gara di baskin in modo da potergli mostrare cosa significa inclusione, valore sulla quale questa disciplina si fonda».

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