MESSINA. Cgil, Cils, Uil e Csa contro l’organizzazione di Palazzo Zanca voluta dall’amministrazione di Cateno De Luca: in quattro pagine fitte fitte, le sigle sindacali mettono sotto la lente d’ingrandimento organigramma e funzionigramma dell’ente (l’ottavo, dicono, dall’insediamento dell’attuale Giunta), e puntano il dito contro le misure che a loro dire hanno peggiorato non solo l’efficienza, ma anche l’umore dei dipendenti (qui cosa pensa di Palazzo Zanca chi vi lavora)

A far scendere sul piede di guerra le organizzazioni sindacali è stato il fatto che l’amministrazione non abbia ritenuto di accogliere le modifiche proposte dall’”organismo paritetico” (tavolo tecnico che ha una funzione consultiva su tutto ciò che abbia una dimensione progettuale, complessa e sperimentale dell’ente), introducendo così modifiche che “non incideranno a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina amministrativa, ma li andranno ad aggravare“, scrivono. Di che modifiche si parla?

Si inizia dal personale, proprio numericamente: “Già il numero ridotto dei dirigenti effettuato dall’amministrazione De Luca non è giustificabile per una città metropolitana quale è Messina, sia per le dimensioni demografiche che per la particolare estensione territoriale, e se a ciò aggiungiamo anche l’esiguo numero del personale in servizio, certamente verranno a mancare le necessarie garanzie alla funzionalità dei servizi da erogare ai cittadini utenti”. Questo perchè il comune di Messina ha metà del personale che dovrebbe avere. Ci dovrebbero lavorare duemila persone minimo (e nel 2013 erano previste 2285 unità). E invece, al 2020 ce ne sono 1189 (tra tempo determinato e tempo indeterminato), che si ridurranno di altre cento unità nel 2021. (Qui un approfondimento).

Poi c’è la questione del nuovo modello organizzativo, raggiunto, lamentano i sindacati, “operando una mera operazione matematica di colpevole riduzione, comprimendo servizi indispensabili “riempiendoli” però di funzioni. I Servizi sono stati ridotti da 76 a 65 e le funzioni sono state accorpate o aggiunte a quelle già esistenti, tutto questo con un numero sempre minore di dipendenti”.

I casi esemplificativi, per i sindacalisti sono parecchi: “Non si comprende, ad esempio, la ratio per la quale alcuni dipartimenti, fondanti e complessi siano stati ridimensionati ed altri no. Come mai per qualche dipartimento ci si è limitati, doverosamente, a delineare le funzioni ed i servizi mentre in altri, come ad esempio il corpo di Polizia Municipale dove si è tratteggiato minuziosamente, invece, le singole articolazioni invadendo così il campo di esclusiva competenza di altri Organi. L’ulteriore accorpamento dei servizi oltre a scaricare competenze ed annesse responsabilità sui funzionari posti a capo dei medesimi, mortifica gli stessi sia dal lato economico che professionale, i quali, in questi anni, oltre ad essersi addossati enormi responsabilità senza avere riconosciute l’attribuzione di Posizione Organizzativa o Alta Professionalità”.

Basta? Nemmeno per idea. Proprio per la Polizia municipale, da giorni nell’occhio del ciclone, i sindacalisti hanno parecchio da ridire: ci sarebbe una violazione delle leggi regionali 65/86 e 17/90 “che demandano ad un regolamento, approvato dal Consiglio Municipale, l’ordinamento e l’organizzazione della Polizia Municipale. Non si comprende – continuano – la motivazione di aver previsto una nuova “Sezione Investigazione e Prevenzione”, atteso che le funzioni della Polizia Municipale sono quelle che discendono dalla legge di ordinamento n. 65/86 e dal codice di procedura penale”.

Non solo Polizia municipale, ce n’è per tutti i gusti: “I tre servizi del Contenzioso, nonostante i risultati ottenuti, non sono stati mantenuti e gli stessi dovevano tornare ad essere di pertinenza dell’Avvocatura Comunale, che dovrà essere diretta da un Dirigente Avvocato, iscritto all’albo professionale. Si è evidenziato che le Circoscrizioni Comunali non potevano essere rette da un unico responsabile di Servizio perché sarebbe stato in palese violazione di legge nonché del vigente regolamento comunale sul decentramento. Mantenimento di servizi ormai quasi svuotati di competenze, quali, per esempio, il servizio verde pubblico, dato in appalto esterno. Avere estrapolato solamente il servizio Sport – Spettacolo e Sviluppo Turistico – dal servizio Pubblica Istruzione e Cultura, attenua ma non risolve l’illogicità nel mantenere accorpati i due servizi. Infatti, relega la “Cultura” ad un ruolo gregario e incompatibile con le attività culturali. Confusione nelle funzioni e prerogative fra Politiche Sociali, e Messina Social City con appiattimento su un unico Responsabile amministrativo che chiaramente sarebbe schiacciato dall’oneroso carico di lavoro”.

Dopo il “papello”, partono gli indici puntati, con tanto di gustosa citazione di uno dei termini preferiti dallo stesso De Luca: “Due anni di promesse farlocche! Siamo, infatti, l’unico comune di grandi dimensioni che non ha ancora le P.O.(Posizioni organizzative, ndr. Ecco cosa sono)! Quest’Amministrazione non presta alcuna attenzione alle esigenze del personale che giornalmente, senza validi motivi e senza individuare i responsabili dei racconti che si fanno, viene bistrattato ed insultato nelle dirette Social”, concludono i quattro sindacati.

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Lellina
Lellina
27 Febbraio 2021 8:25

E i sindacati non hanno alcun interesse particolare nel perorare queste richieste, vero? Ma fate la cortesia…