MESSINA. Iniziano a cadere le prime teste dopo l’inchiesta Tekno, in cui la Dia di Messina ha passato sotto la lente 70 progetti in due anni, per una cifra complessiva di quasi un milione di euro autoerogati per funzionari e tecnici del Consorzio.  

Per i dirigenti Gaspare Sceusa, Anna Sidoti, Antonio Lanteri, Angelo Puccia  e  Alfonso Schipisi,  la Procura ha disposto la sospensione dal servizio ( e dal pubblico ufficio) per sei mesi, mentre il Cas nei loro confronti ha esitato il provvedimento di sospensione e decurtazione del 50% dello stipendio mensile.

Il comune di Messina, ottemperando all’ordinanza della Dia ed al provvedimento del Pm Stefania La Rosa, ha sospeso Stefano Magnisi, direttore di sezione di ragioneria, che all’epoca dei fatti oggi al vaglio della magistratura era distaccato in comando al Consorzio autostrade, a fare il ragioniere capo,  ed il supporto al responsabile unico dei procedimenti con funzioni di collaboratore tecnico.  

Magnisi oggi è rientrato al comune di Messina e non presta più servizio per il Cas. Nonostante questo, secondo il Gip Tiziana Leanza, che ha firmato il provvedimento di sospensione, esiste il “paventato rischio di reiterazione criminosa”: Magnisi, anche se non più dipendente Cas, “potrebbe continuare a strumentalizzare per fin personali, anche in via indiretta, il ruolo di dipendente pubblico attualmente ricoperto presso un’altra  pubblica amministrazione”.

Per lui, il segretario generale Antonio Le Donne ed il dirigente alle Risorse umane Romolo Dell’Acqua hanno disposto la sospensione dal servizio e dagli emolumenti. Per sei mesi, Magnisi percepirà un’indennità pari a metà dello stipendio, senza alcun compenso accessorio, come prescrive la legge.

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