MESSINA. Una clamorosa svolta nelle indagini condotte dai Carabinieri di Messina a seguito dell’omicidio di Roberto Scipilliti, il vigile del fuoco di cui si erano perse le tracce lo scorso 5 gennaio a Santa Teresa di Riva e che era stato ritrovato morto il 14 gennaio nelle campagne nei pressi di Savoca. Nel pomeriggio di oggi, infatti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Messina hanno sottoposto a fermo la 47enne Fortunata Caminiti, ritenuta responsabile di “omicidio, sequestro di persona e occultamento di cadavere”.

La vittima era scomparsa nel primo pomeriggio del 5 gennaio, dopo essersi allontanato dalla sua casa di Roccalumera a bordo del suo fuoristrada. L’auto, regolarmente chiusa a chiave, era stata  ritrovata a S. Teresa di Riva il giorno stesso, con a bordo un borsone con delle divise dei vigili del  Fuoco, una busta con dei ricambi e delle medicine custodite nel cruscotto.

Grazie alla localizzazione del cellulare di Scipilliti  e al traffico dati della sua utenza di telefonia mobile, nove giorni dopo i carabinieri riescono a rintracciare il vigile del fuoco, ritrovato privo di vita in località Rina Superiore, in fondo a un fosso adiacente alla sede stradale della SP 21, nascosto tra la vegetazione e parzialmente coperto da un sacco di plastica nero analogo a quelli utilizzati per la raccolta dei rifiuti. La prima ipotesi delle forze dell’ordine, suffragata poi  dai fatti, è quella dell’omicidio,  sia per le modalità di occultamento del corpo che per una sospetta ferita alla testa, causata probabilmente da un colpo sferrato con un corpo contundente, che per la presenza di una strana lesione alla base del naso, che pur potendo essere il  foro d’uscita di un proiettile – di cui non si riusciva però ad individuare il foro d’entrata – non ne aveva le tipiche caratteristiche. Inoltre  nella tasca della giacca della vittima veniva trovato il suo telefono cellulare, sporco di sangue e con lo schermo danneggiato. 

La successiva autopsia sul corpo confermava i sospetti : la morte era stata determinata, infatti,  da un colpo di pistola calibro 9, esploso a distanza ravvicinata dall’alto verso il basso. Le ricerche effettuate sul luogo del rinvenimento del cadavere non consentivano però di rinvenire sulla scena del crimine né il bossolo e né l’ogiva del colpo che aveva perforato il cranio da parte a parte . 

Dopo la scoperta del cadavere, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Messina Sud verificavano, anzitutto, la presenza di eventuali telecamere lungo le varie strade che conducono al luogo del ritrovamento.

L’attenzione degli investigatori, veniva subito attirata una Fiat Panda gialla di cui non si riusciva a leggere la targa, ma che transitava alle 15.28 in direzione mare/monte, verso il luogo del rinvenimento del cadavere con a bordo più persone non distinguibili. Alle successive 15.35 – dunque solo dopo 7 minuti – il mezzo veniva registrato mentre tornava in senso opposto dal luogo di rinvenimento del cadavere. 

In quella fascia oraria – corrispondente a quella in cui anche la presenza della vittima era stata rilevata a Santa Teresa – verso il luogo ove era stato rinvenuto il corpo transitava  soltanto quella Panda gialla. Dalla telecamera si riuscivano ad apprezzare particolari importanti come una leggera ammaccatura al lato sinistro della targa posteriore. Essendo evidente il collegamento tra l’utilitaria e l’omicidio, i Carabinieri iniziavano l’analisi di centinaia di telecamere di videosorveglianza presenti sull’intero litorale jonico,  attività che consentiva di ricostruire la targa della vettura ricercata e ritrovarla all’alba del 20 gennaio. 

Si trattava di un mezzo intestato a una ditta di noleggio del catanese, che il 4 gennaio (il giorno precedente la scomparsa di Scipilliti) era stata affittata proprio alla donna, che nella circostanza aveva presentato documenti falsi. L’auto era stata restituita con un giorno di ritardo, tanto che la donna si era dovuta giustificare dicendo che a bordo della vettura vi era stata una lite violenta tanto che alcuni suoi amici erano ricoverati in ospedale.  Precisava anche che l’auto si era sporcata di sangue ed aveva provveduto a pulirla con l’alcol. 

Gli elementi acquisiti dai Carabinieri costituivano indizi di colpevolezza così gravi nei confronti della donna, quale esecutrice dell’omicidio, da determinare l’immediata emanazione da parte della Procura della Repubblica di Messina del provvedimento di fermo, anche in considerazione dell’accertata capacità della donna ad utilizzare altre identità e documenti falsi, attitudine che rende concreto il pericolo di fuga.

Si tratta, infatti, di colei che nelle prime ore del 14 gennaio 2017, per mano dei Carabinieri della Compagnia di Messina Sud, era stata arrestata insieme al latitante Fabrizio Ceccio, pluripregiudicato messinese classe 1972, attivamente ricercato da aprile dell’anno scorso. I due provenivano  insieme da una località del nord Italia ma il loro viaggio si era concluso a bordo di una nave “Caronte”, ad un passo della costa messinese. Nella circostanza i due erano entrambi in possesso di documenti falsi ed armati di pistola con matricola abrasa, carica e con colpo in canna, ovvero una Beretta calibro 22 ed una Sig Sauer calibro 9,  con 60 colpi circa di riserva.

 

 

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