MESSINA. Casolari abbandonati e distrutti, cumuli di detriti, macchinari giganteschi in balia delle intemperie e mezzi di trasporto inceneriti. Il tutto a due passi dal mare, nello scenario (unico al mondo) dello Stretto, laddove un tempo sorgeva il cantiere navale della Samar. Siamo sulla riviera sud di Messina, in prossimità del villaggio Unrra, in una terra di nessuno che sembra essere reduce da un bombardamento. È qui, nella parte più dimenticata del già vilipeso waterfront cittadino, che è ambientata la nuova puntata di #MaiPiùScempi, progetto “open source” di Marco Bellantone e Gabriele Ferrante, che dopo essersi avventurati fra le strade perdute della zona, oltrepassando tunnel stracolmi di immondizia e sterpaglie, hanno immortalato con l’ausilio di un drone lo stato in cui è ridotto l’arenile: chilometri e chilometri di spiaggia pubblica che da decenni sono stati sottratti alla cittadinanza. 

 

 

Il tour in zona sud inizia a bordo di uno “scempio bus” circondato da rifiuti e sterpaglie, per proseguire poi all’interno degli edifici che un tempo ospitavano uno stabilimento di produzione in cui si restauravano le imbarcazioni: una struttura immensa, posizionata a ridosso della ferrovia e affacciata sullo Ionio, di cui adesso rimangono solo i ruderi. A raccontare la storia della zona e dell’ex Samar è il presidente dell’associazione Piazza Cairoli, che nel filmato ripercorre le tappe di un progressivo e inesorabile decadimento. «Qui una volta c’erano due o trecento metri di sabbia. Oggi invece il mare si è “mangiato tutto”», commenta, mettendo a paragone le condizioni dell’area con quelle della limitrofa stazione di Contesse, che al contrario è stata messa in sicurezza e preservata, “mentre della Samar alle Istituzioni non è mai importato nulla”.

«Qualcuno ha parlato di ecomostro. In realtà questo era un sito produttivo che solo successivamente è diventato uno scempio. Una volta qui sorgeva un’azienda che dava da mangiare a decine e decine di famiglie, senza considerare l’indotto. Adesso è ridotta in queste condizioni, nel silenzio di tutti», prosegue l’imprenditore, che rinnova ancora una volta il suo invito alla cittadinanza, chiamata a denunciare le condizioni di degrado della città, da nord a sud, con l’obiettivo di restituire alla pubblica fruizione i luoghi, i palazzi e i monumenti che ormai da troppo tempo sono in balia dell’abbandono.

L’area dell’ex Samar è stata di recente oggetto di un intervento di messa in sicurezza, con la bonifica della spiaggia e la demolizione – a maggio del 2020 – della struttura che ospitava gli uffici: una palazzina distrutta e pericolante che rischiava di poter franare in mare da un momento all’altro.

 

 

 

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