Il ricorso è pronto, ma non è ancora stato presentato, contrariamente a quanto è stato diffuso nelle ultime ore. Ma tra Salina e Lipari è già guerra. E la contesa è sul marchio del Cappero. Una, Lipari, chiede il Dop. L’altra, Salina l’Igp. Ma mentre per il Dop “Cappero delle isole Eolie” si sono già presentati gli ispettori del ministero (lo scorso mercoledì), per l’Igp è ancora tutto fermo: “Dagli uffici dell’assessorato regionale all’Agricoltura ci chiedono ogni mese nuove integrazioni”,  tuona Daniela Virgona, presidente del Consorzio di Salina. “Il dubbio è che ci sia una sorta di ostruzionismo”, spiega Clara Rametta, sindaca di Malfa, uno dei tre Comuni di Salina. E continua: “La produzione del Cappero avviene a Salina, nel resto delle Eolie esistono alcune piante spontanee o produzioni nate da pochi anni: non si può chiedere un marchio per qualche piantina”. Per questo i tre sindaci di Salina hanno firmato un documento chiedendo addirittura la modifica dell’articolo 3 della richiesta del Dop, cioè “l’esclusione dell’intero territorio” di Salina: un marchio delle Eolie senza Salina. “Un atteggiamento inaccettabile”, risponde il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni. “Chiedessero allora anche di essere esclusi dal riconoscimento di patrimonio dell’umanità, non solo quando conviene loro – continua Giorgianni -. Non a caso è nota la loro litigiosità: sono tre Comuni per una sola isola e tutti assieme contano gli abitanti di una mia frazione. A noi interessano tutte le isole. E lo ha capito Caravaglio (noto produttore di Salina) che ha lasciato il loro consorzio e sposato l’iniziativa di quello di Lipari”. “A Caravaglio, mio caro amico, ho detto infatti che ha sbagliato – risponde invece Rametta -. Tutte le Eolie hanno una specialità. Perché non valorizzare un prodotto proprio e andare a prendersi quello degli altri?”. Con la sindaca di Malfa anche gli altri, Riccardo Gullo di Leni, e Domenico Arabia di Santa Marina, e  i produttori: “La storia nasce e cresce a Salina – interviene Maurizia De Lorenzo, titolare dell’azienda Sapori eoliani -. Il nostro è il Nocellaro: non nasce spontaneamente, lo coltiviamo soltanto noi secondo una particolare tecnica, non a caso è più tondeggiante e più croccante, o è allungato come il cucuncio. Tutto frutto delle nostre coltivazione per Talea. Salina è infatti presidio slow food da 14 anni”.  E se il cappero divide le Eolie, per una volta unisce i tre Comuni, a sposare la guerra contro Lipari anche gli albergatori: “La modalità di costituzione e l’assenza di concertazione con l’isola che ha la quasi totalità di produzione di capperi appaiono come un’aggressione di Lipari a Salina – scrive Giuseppe Siracusano titolare dell’Hotel Ravesi e presidente degli albergatori di Salina -. Non tanto alla nostra economia, ma alla nostra storia ed alla nostra identità”.

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