MESSINA. Ha tenuto banco per una settimana, poi la demolizione del palazzo settecentesco del quartiere Avignone, ed il progetto di costruirci sopra un palazzo di oltre venti piani, conservandone la facciata originaria, è diventato argomento politico.

Ad intervenire, infatti, sia Gabriele Siracusano, ex presidente dell’Atm negli anni ’90 e tornato oggi alla politica attiva da candidato di Liberi e uguali alla Camera, che Nino Germanà, che ancora non è ufficialmente sceso in campo, ma dal quale si aspetta che torni nell’agone politico dopo la bocciatura alle regionali di novembre, in virtù di quella decina di migliaia di voti che, pur non bastando alla riconferma all’Ars, sono una base troppo ampia da sperperare. Per lui, quindi, dovrebbe essere pronta una candidatura, non è ancora chiaro se al proporzionale o all’uninominale.

Su una cosa tutti e due concordano: “Non vi è dubbio che ci sono pezzi di storia da tutelare ma è altrettanto vero che non possiamo lasciare quella zona nel più totale abbandono, sarebbe un’offesa alla nostra storia”, scrive Siracusano, e “Largo Avignone è un pezzo di storia che nessuno vuole cancellare, ma proprio perché abbiamo rispetto per le nostre radici non possiamo mantenerla in uno stato vergognoso di abbandono” gli fa eco Nino Germanà.

“In tutto il Paese – spiega Siracusano – ormai sul piano urbanistico si segue la filosofia del consumo di suolo zero, che non blocca l’edilizia ma consente la riqualificazione dell’esistente e consente di usare le altezze rispettando l’esistente, senza la necessità di nuove opere di urbanizzazione e con la possibilità di utilizzare servizi che già ci sono. Non è una “contrattazione” al ribasso tra 10, 15 o 25 piani. Messina non ha bisogno di consumare altro suolo ma di rigenerare le aree attualmente dimenticate. Meritano risposte chiare – continua – sia i proprietari della palazzina settecentesca rimasta in piedi a ridosso dell’area demolita che l’impresa che in questi 30 anni ha sicuramente affrontato enormi costi legati ad un progetto pensando d’investire sul futuro. Meritano risposte chiare i cittadini della zona costretti a vivere in un contesto da “area bombardata” ed i messinesi che sono stanchi dell’immobilismo. Un iter che dura tre decenni non può essere tollerato, così come disposizioni che non vengono rese ai diretti interessati, uffici che non comunicano tra di loro. Tutto ciò è impensabile. C’è una sola cosa che non possiamo tollerare oltre: lasciare la situazione così com’è. Quelle macerie – conclude Siracusano – rischiano di essere l’immagine simbolo di una città che non sa guardare avanti ma resta prigioniera dell’incapacità di crescere e decidere”.

“Più che innescare crociate sarebbe interessante guardare a quest’operazione di rigenerazione urbana come ad un progetto pilota coraggioso, soprattutto in una città come la nostra nella quale le idee invecchiano molto più dei siti storici o archeologici – ha dichiarato sulla vicenda Nino Germanà – Dimezzare il grattacielo però vorrebbe dire rinunciare alle logiche che stanno dietro quel progetto e che si basano sul confronto e sulla sintesi tra architettura moderna e quella del passato, ognuna delle quali dà rilevanza all’altra. Fare solo 10 piani obbligherebbe i costruttori , per motivi di costi-benefici, a riproporre il volume da ricostruire in orizzontale, anziché in verticale, producendo, in questo caso sì,  un intervento “tradizionale” brutto ed ingombrante, che mortifica la porzione storica, incastrando in mezzo ad un edificato anni settanta una nuova e banale palazzina “invendibile”, conclude Germanà.

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