Il consiglio comunale di Messina si appresta a decidere se la città verrà affidata per la quarta volta consecutiva ad un commissario. Vale la pena ricordarlo: le ultime tre legislature sono terminate tutte con il commissariamento del Comune. Nel 2003 decadeva Peppino Buzzanca per via della condanna per peculato d’uso, ovvero per essere andato in viaggio di nozze con l’auto blu. Sullo Stretto arrivò il commissario Bruno Sbordone.

Le elezioni successive avrebbero visto trionfare per la prima volta ad un’elezione Francantonio Genovese. Diventato sindaco nel 2005, Genovese decadde per una diatriba sul simbolo dei socialisti in campagna elettorale, niente che lo riguardasse, insomma. Lo stesso la legislatura non finì, durò anzi fino al 2007. Stavolta alla guida di Palazzo Zanca sarebbe arrivato Gaspare Sinatra.

Si torna ad elezioni, il grande scontro Genovese – Buzzanca vede vincente quest’ultimo che nel 2008 torna alla guida del Comune. Nel frattempo mantiene anche la poltrona di deputato regionale, finché può le conserva entrambe, infine è costretto a decidere: accade così che Buzzanca lascia la carica di primo cittadino. Sullo Stretto è la volta di un commissario messinese: a finire la legislatura sarà l’ex capo della procura Luigi Croce. 

Se oggi dovesse passare la sfiducia ad Accorinti si raggiungerebbe il record non indifferente di quattro commisariamenti consecutivi. A riprova di una guerra politica intestina mai placata che stavolta diventerebbe finalmente manifesta: questa volta infatti sarebbe la decisione del massimo organo di rappresentanza e controllo della città, ovvero il consiglio.

Un consiglio comunale, tuttavia, quello formatosi nel 2013, che vanta altri record non irrilevanti, tra Gettonopoli, arresti e dubbi di ineleggibilità.

Sono 17 i consiglieri sotto processo per Gettonopoli. A vario titolo, devono rispondere di truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio.

Si tratta di Carlo Abbate gruppo misto (ex Pdr), Piero Adamo (Siamo Messina), Pio Amadeo (Sicilia democratica), Angelo Burrascano (Megafono), Antonino Carreri (Pdr), Giovanna Crifò (Forza Italia), Nicola Crisafi (Ncd), Nicola Cucinotta (Forza Italia), Carmela David (Grande sud), Paolo David (dimissionario, prima Pd poi Forza Italia), Libero Gioveni (Udc), Santi Sorrenti (Pdr), Fabrizio Sottile (Siamo Messina), Nora Scuderi (Felice per Messina), Benedetto Vaccarino (Grande sud), Santi Daniele Zuccarello (gruppo misto) e Andrea Consolo (Udc).

Dal 24 giugno del 2013, data dell’elezione di Accorinti, 15 consiglieri hanno cambiato casacca, clamoroso fu il passaggio in massa dei genovesiani in altri partiti, soprattutto in Forza Italia, immediatamente dopo la revoca per il deputato messinese dei domiciliari nel novembre 2015, ovvero quando lui stesso passò nel partito di Berlusconi. 

Gli arresti. Paolo David, genovesiano di ferro, ex capogruppo Pd, poi in Forza Italia è stato arrestato lo scorso maggio per associazione a delinquere per compravendita di voti. Si è dimesso e al suo posto doveva subentrare il primo dei non eletti, il ginecologo Giovanni Cocivera anche lui però arrestato, a processo per aborti praticati nello studio privato: è subentrato il secondo dei non eletti. Nell’ambito dell’operazione Matassa che ha portato all’arresto di David sono stati rinviati a giudizio anche Francantonio Genovese e Franco Rinaldi per concorso in corruzione elettorale. 

I dubbi sull’eleggibilità. Donatella Sindoni, invece, prima Pd adesso in Grande Sud, ha fatto appello contro la pronuncia del tribunale di Messina che ha accolto il ricorso del primo dei non eletti, Giuseppe Siracusano, dichiarandola ineleggibile perché al momento delle elezioni era rappresentante legale di un laboratorio di analisi, lo Studio diagnostico Sindoni & C. Se oggi votasse, i consiglieri di Accorinti potrebbero richiedere l’annullamento del voto se l’appello dovesse dar ragione al ricorrente.

Oggi dalle 18 inizierà la discussione in aula. La votazione è attesa non prime delle tre del mattino. I consiglieri sono 40. Perché passi la sfiducia serve la maggioranza qualificata, perciò 27 voti. Voteranno certamente sì almeno 22 consiglieri. Ma gli indecisi sono dieci. Fino alla fine non si avrà alcuna certezza. A pesare sul voto di certo l’influenza di Francantonio Genovese, i suoi sono tra gli indecisi.

Mentre i consiglieri che fanno riferimento a Giampiero D’Alia, Nino Germanà e Beppe Picciolo hanno già deciso che Messina vada all’ennesimo commissario. 

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