MESSINA. “L’associazione mafiosa in contestazione è una delle più radicate nella provincia di Messina” ,“la sua esistenza ed operatività risale agli anni ’80”, un’associazione che “si è sempre rigenerata nonostante le faide interne che sono sfociate in numerosi omicidi dei componenti dei gruppi contrapposti e nonostante le operazioni antimafia che hanno portato all’arresto di un numero consistente di affiliati”. Così scrive il gip Monica Marino per la parte dedicata alle esigenze cautelari dell’ordinanza dell’operazione antimafia “Gotha 7”, che ieri mattina ha portato all’arresto di 40 persone legate alla “famiglia barcellonese”, riconducibile a “Cosa Nostra” ed operante prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina.

“L’associazione – scrive il gip – è riuscita a mantenere i contatti con gli associati arrestati, che hanno continuato imperterriti a dare direttive dall’interno del carcere, a ricevere ed a fornire informazioni, a fruire del sostentamento e del supporto del gruppo cui hanno assicurato, all’atto della scarcerazione, l’apporto essenziale per il prosieguo dell’attività criminosa. È quindi inverosimile che un’organizzazione di tal tipo venga meno da un giorno all’altro, liberando spontaneamente il territorio dalla sua presenza e dalla sua capacita di intimidazione e controllo”.

Sono le estorsioni il tema centrale dell’operazione Gotha 7: l’inchiesta infatti colpisce la capacità di reperire le risorse economiche dell’organizzazione mafiosa barcellonese. I lavori della rete fognante di Barcellona PG, i lavori di realizzazione di una tratta del metanodotto a Rometta, e poi un lungo elenco di negozi, una rivendita di frutta, un panificio, una profumeria, una rivendita di pesce, supermercati, commercianti grandi e piccoli ed imprenditori: nessuno sfuggiva alle richieste estorsive della famiglia mafiosa barcellonese.

I pagamenti a Natale, Pasqua e Ferragosto. Le estorsioni tentate e consumate sono almeno una ventina. Tra queste anche l’episodio ai danni di una ditta che distribuisce uova, costretta a versare 2500 euro nelle festività di Natale 2013 e Pasqua 2014. A riferirlo sono i collaboratori di giustizia. L’episodio è contestato ad Agostino Milone. Proprio dai racconti dei collaboratori emerge un episodio che riguarda Milone e che dimostra il clima in quel periodo. Il collaboratore Carmelo D’Amico ha raccontato di una riunione nel 2010-2011 per risolvere un piccolo “incidente diplomatico”: tre soggetti particolarmente vicini al futuro collaboratore, qualche tempo prima avevano picchiato due fratelli che si erano resi responsabili di alcuni furti e rapine a Barcellona.

“Durante quell’incontro – afferma D’Amico – Agostino Milone ci disse che quei ragazzi,… interessavano a lui, nel senso che erano vicini a lui ed “era lui a mandarli in giro in pratica, Milone Agostino prese parte per quei ragazzi. Agostino ci chiese se potevamo rimediare in qualche modo a quello che era stato fatto a quei ragazzi, visto che gli era stata bruciata anche l’autovettura. Io, ovviamente, risposi che non era possibile e che quelle persone se l’erano cercata”.

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