MESSINA. «Siamo in attesa di una sentenza che dovrebbe definitivamente acclarare quello che ha stabilito dal sentenza di primo grado. Ci siamo trovati di fronte ad un grande errore che ha segnato per l’ennesima volta la mia vita. Però, mi auguro che anche i giudici di appello vedano con serenità l’ottimo lavoro che è stato fatto dal giudice di primo grado». Così, stamattina, l’ex sindaco e deputato regionale Cateno De Luca, che oggi si trova in Tribunale per il secondo grado del processo che lo vede imputato per la gestione del caf Fenapi. Dopo l’assoluzione al primo grado a gennaio 2021, infatti, questa estate il procuratore Felice Lima ha chiesto nuovamente tre anni di reclusioni per l’ex primo cittadino.

Il processo riguarda la gestione del Caf Fenapi creato da Cateno De Luca nel 1992, dopo l’assoluzione decisa dal giudice monocratico Simona Monforte a gennaio scorso, a seguito della presentazione dei capi di accusa da parte del Pubblico Ministero Giuseppe Massara: utilizzo di fatture false ed evasione fiscale dal 2009 al 2012. L’accusa affonda nei rapporti fra la Fenapi e i Caf decentrati, con la lente d’ingrandimento del capitano Salvatore Lo Gatto, investigatore della Guardia di finanza, sulla legittimità di una parte di pagamenti che riguardano i conti del personale dei centri di assistenza fiscali, i canali di pagamento, le voci conteggiate nelle pezze d’appoggio, i movimenti dalla struttura centrale alle sedi periferiche e le relative attività dei patronati, oltre che le fatture per le forniture con una galassia di società che secondo la Procura erano comunque riconducibili a De Luca.

Un processo a più round che si consuma dal luglio 2018, quando il giudice per le indagini preliminari Simona Finocchiaro aveva escluso i reati di associazione a delinquere e di evasione fiscale. Decisione che la Corte d’Appello era stata chiamata a riesaminare dalla Procura Generale. A maggio 2019 i giudici confermavano il non luogo a procedere per il reato di associazione a delinquere, ma hanno anche disposto il rinvio a giudizio per gli altri due capi di imputazione riguardanti proprio l’evasione fiscale. Il 2 dicembre si sarebbe dovuto concludere, ma il giudice Monforte, al termine di una lunga giornata, aveva rinviato l’udienza a gennaio 2022 per eventuali repliche e per la decisione finale riguardo i reati imputati al primo cittadino (qui il link).

In questi anni, non sono mancati i soliloqui, come quello dell’imputato principale Cateno De Luca a dicembre 2018, quando ha ricostruito la sua versione dei fatti dichiarando di aver lasciato la gestione della Fenapi agli albori della sua carriera politica nel 2007 con la nomina all’Ars (la tesi della Procura è che il vero leader della galassia Fenapi fosse rimasto sempre e soltanto lui).

Ma ci sono stati anche momenti di tensione, primo fra tutti quello del dicembre 2019, quando sul banco dei testimoni è stato invitato a presentarsi l’avvocato Giovanni Cicala, uno dei principali “accusatori” del sistema Fenapi: al termine del rapporto professionale con De Luca ha segnalato una serie di presunte irregolarità riscontrate alla Guardia di Finanza.

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