MESSINA. E’ normale, con soli 32 posti a disposizione in consiglio comunale, ma tra i 799 aspiranti consiglieri (il 10% dei quali non hanno preso nemmeno un voto, o si sono votati da soli), c’è un esercito di scontenti, per il risultato al quale ambivano prima che si aprissero le urne e per l’esito sfavorevole una volta chiuse. Tra di essi, molti ex che tornavano nell’agone sperando di rinverdire i fasti elettorali passati. I dati si riferiscono ai risultati che oggi sono fermi a 20 sezioni dalla fine per problemi con voti di lista in alcune sezioni, quindi a risultati acquisiti potrebbero mutare.

Pur nella schiacciante vittoria, all’interno della compagine di Sud chiama Nord non sono in troppi a sorridere: nella lista omonima, vera e propria corazzata imbottita di consiglieri e assessori uscenti, vertici delle partecipate e nomi grossissimi, nonostante i 7 seggi c’è chi ha da mugugnare: risultati sotto le aspettative per gli uscenti Salvo Caruso e Giuseppe Schepis, ma anche per l’ex presidente del IV quartiere Matteo Grasso, nessuno dei quali è arrivato nemmeno vicino ai 400 voti, ma nemmeno Ciccio Cipolla, Raimondo Mortelliti, Margherita Milazzo, Pippo Trischitta, Salvatore Papa Raffaele Rinaldo e Giuseppe Busà, che li hanno superati agevolmente. L’ex comandante dei vigili urbani Calogero Ferlisi, alla prima esperienza politica, si accontenta di appena 67 voti, mentre gli ex presidenti di Patrimonio Messina e Atm, Maurizio Cacace e Carla Grillo si plafonano sui 220 voti. Non entrano in consiglio nemmeno Valeria Asquini, e Mariagrazia Interdonato, presidentesse di Messina Social City e MessinaServizi, e gli assessori Alessandra Calafiore, Nino Carreri, Enzo Caruso, Salvo Mondello e Massimo Finocchiaro ma probabilmente non era l’elezione l’obiettivo della loro candidatura. Per qualcuno di loro ci sarà la possibilità di rientrare in aula dalla finestra, dato che gli assessori che invece ce l’hanno fatta si dimetteranno per tornare in giunta o altrove.

Musi lunghi anche per Daniela Bruno, ex assessore provinciale che alla lista Amo Messina porta appena 179 voti, ma non sarà contento nemmeno Vincenzo Ciraolo, ex dirigente esterno al comune di Messina e candidato alle scorse regionali con Fratelli d’Italia, che di voti ne ha avuti 249. Nella lista erano presenti anche due ex consiglieri comunali: Paolo Mangano, eletto nel 2018 con il M5s, che di voti ne ha avuti 358, e Pippo Di Stefano, consigliere del Pri 20 anni fa il cui ritorno in politica è stato premiato con appena 94 voti. fa peggio l’ambientalista Raffaella Spadaro, già candidata nel 2013 con Renato Accorinti, ferma a 31 voti. E non sarà soddisfattissimo nemmeno l’ex dirigente del Comune Salvatore Salgimbeni con 129 voti.

La lista Basile sindaco di Messina ha fatto il pieno di voti, ma nonostante l’affermazione personale da 472 voti, a Gabriele Arcovito sarà rimasto l’amaro in bocca, mentre qualcosa da ricriminare in più ce l’avrà Pippo Campagna, ex presidente di Atm e direttore generale della Città Metropolitana, il cui contatore si è fermato a un non brillante 176, nel contesto della non esaltante prestazione di Liberi e Forti che ospitava anche il capo di Gabinetto Emilio Fragale (244), i consiglieri d’amministrazione delle partecipate Amam Alessandra Franza (149) e Adriano Grassi (112), e del componente del comitato scientifico di Federico Basile ed ex candidato sindaco Alessandro Tinaglia (105).

In Federico per Messina è andata male agli ex consiglieri Angelo Burrascano (323), Giovanna Crifò (391, ma un tempo acchiappavoti per eccellenza), Pietro La Tona (532), Massimo Rizzo (424), Paolo Saglimbeni (287) e Sebastiano Tamà (518): non pochi in assoluto, ma non sufficienti a prendere uno dei tre seggi che la lista ha conquistato. Non troppo contento nemmeno l’ex campione italiano di canottaggio Antonello Aliberti (80)

In Messina Protagonista, lista che ha ottenuto tre seggi malissimo l’ex assessore della giunta di Francantonio Genovese Arturo Alonci (76) e l’ex consigliera comunale di lungo corso Donatella Sindoni, pur con ragguardevoli 244 voti, e i consiglieri d’amministrazione Amam Francesca Martello (305) e Salvatore Cosenza (201): ironia della sorte, per loro, il loro presidente Paolo Alibrandi ha fatto il pieno di voti ed ha ottenuto uno dei tre seggi della lista. Poca fortuna anche per la celebre cestista e presidente del Coni basket regionale Cristina Correnti (153)

Nelle opposizioni, Gaetano Sciacca si attendeva sicuramente qualcosa in più, sia da candidato sindaco che da candidato consigliere (148 voti, più votato in lista), considerati anche i numeri del 2018, un’era geologica fa, e Nino Principato, che ha preso 191 voti ed ha asnnunciato il suo addio alla politica, mentre ne Pd il più deluso è certamente Felice Calabrò, veterano dei consiglieri d’aula e candidato a sindaco nel 2013 e stavolta fuori dai tre seggi che la lista ha preso, nonostante i mille e passa voti. Insieme a lui, bocconi amari anche per Tani Isaja, anche lui consigliere per lunghissimo tempo, che quest’anno ha voluto rimettersi a disposizione del partito (e lo ha aiutato coi suoi 713 voti). Cristina Cannistrà, ex valente consigliera del Movimento 5 stelle ce l’ha messa tutta per trainare la lista fallimentare divisa con Controcorrente, ma i suoi 506 voti non sono serviti a schiodare la lista da un mesto 3%, cos’ come l’altro ex consigliere, Maurizio Rella che di voti ne ha presi meno della metà, 225.

Nel centrodestra, la debacle più clamorosa è stata quella della lista Noi Moderati, in cui il più votato è stato l’ex deputato regionale Marcello Greco con 150 voti, ma con gli altri candidati con una impressionante sfilza di zeri. Lo stesso si può dire per la lista ammucchiata Dc-Pri-Animalisti, in cui il più votato è stato l’ex presidente del consiglio comunale Pippo Previti con 201 voti. Poca fortuna anche per Carlo Callegari, scelto da Marcello Scurria come consulente strategico. E’ andata maluccio anche a Mimmo Guerrera, consigliere comunale durante il primo decennio del ‘2000, ritornato nell’agone in questa tornata ma senza successo nonostante i 393 voti personali nella lista Scurria Sindaco, così come Pippo Isgrò, i cui natali politici si perdono addirittura nella Dc della prima repubblica, dal magro bottino di 80 voti. In Fratelli d’Italia, che nonostante il 7,58% per un beffardo destino ha ottenuto due seggi, quanti ne hanno ottenuti liste che hanno superato per una manciata di voti il 5% (Lega e Scurria sindaco), la brava ex consigliera di quartiere Debora Buda, nonostante abbia sfondato il tetto dei mille voti è rimasta fuori dal consiglio comunale, così come l’uscente e coordinatore cittadino Pasquale Currò, che di voti ne ha comunque raggiunti un ragguardevole numero, 885. Fuori anche l’altra uscente, Emilia Rotondo (405), l’ex consigliere Salvatore Serra (491 e l’assessora designata Fulvia Toscano (89). Travolta dalla debacle di Forza Italia Alessia Giorgianni, ex presidente di Arisme, pur con 330 voti, mentre incazzato come una biscia dovrebbe essere Giandomenico La Fauci, al quale non sono bastati il ben di dio di 1279 voti per riconfermarsi in consiglio, mentre nella lega rimangono fuori gli uscenti Giulia Restuccia (874) e Giuseppe Villari (874).

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