MESSINA. Con l’invio dei due messaggi di allerta e di fine esercitazione, rispettivamente intorno alle 9 e alle 12, è andata in porto ieri la maxiesercitazione di protezione civile che simulava un allerta terremoto e maremoto, per testare il sistema It-Alert: che è stato oggetto di numerose polemiche, bizzarramente di segno opposto. Chi si è spaventato perchè non ne sapeva nulla (nonostante la notizia fosse stata data da una settimana, e ripresa quasi ogni giorno dai media), e chi lo ha ritenuto inutile perchè… non sapeva cosa fare. Una situazione grottesca e paradossale, in cui l’ignoranza può essere il discrimine, letteralmente, tra la vita e la morte. Perchè quello che c’è da fare in caso di emergenza, il comune di Messina lo ha codificato, come legge impone, ne suo piano comunale per la protezione civile. Quello attuale risale al 2017, ed è stato “in corso di revisione e approvazione”, fino all’adozione nel settembre 2021, spiega il sito istituzionale del Comune, trattandosi di un adeguamento di quello originale del 2008, resosi indispensabile oltre per le mutate condizioni del territorio, anche per l’entrata in vigore di nuove norme, direttive, circolari e linee guida a carattere nazionale e regionale sui vari temi della protezione civile, che hanno reso quel piano in parte obsoleto. “Il Piano di Emergenza Comunale va sempre considerato come un punto di partenza della pianificazione di emergenza e non un punto di arrivo. Esso pianifica il da farsi nella gestione dell’emergenza, sulla base delle attuali conoscenze dei rischi territoriali ed è evidente che la sua efficacia è direttamente proporzionale al livello di conoscenza del territorio e delle sue fragilità”, specificano da Palazzo Zanca. Una saggia preoccupazione, che però non interessa granchè ai messinesi. La relazione generale (non le singole cartografie), dalla pubblicazione dell’aprile 2017 ad oggi è stata scaricata la miseria di 448 volte, su una popolazione di 230mila persone. Di come ci si debba comportare in caso di calamità, insomma, interessa allo 0,000 e qualcosa dei messinesi.

Per esempio, sono individuate le aree di emergenza, luoghi in cui vengono svolte le attività di soccorso alla popolazione, distinte in tre tipologie in base alle attività che in ognuna di esse si dovranno svolgere: aree di attesa, di ricovero o accoglienza, di ammassamento. Il Comune di Messina le ha individuate (in particolare quelle di attesa e di ricovero) in funzione delle sei circoscrizioni e dello scenario di evento preso come riferimento che ne determina il numero degli abitanti teoricamente coinvolti. Sulla cartografia dello scenario sono indicati i percorsi per raggiungere le aree attivate dalla rete viaria principale e i servizi in dotazione in ciascun sito. Apposita segnaletica è stata predisposta per l’individuazione in loco delle Aree di Emergenza da parte di tutti gli utenti. Per lo scenario di rischio sismico, per le eventuali implicazioni derivanti da un’onda di maremoto (tsunami) successiva ad un evento sismico di forte intensità, non sono da prendere in considerazione le aree di emergenza localizzate ad una quota inferiore a 10 metri sul livello del mare. Nel concreto, in cosa differiscono le aree?

Le Aree di Attesa sono i luoghi “sicuri” in cui la popolazione si raccoglie in occasione di evacuazioni preventive, o successivamente al verificarsi di un evento calamitoso. L’individuazione delle aree di attesa tiene in considerazione l’analisi degli scenari di rischio; infatti la popolazione non deve essere mai evacuata attraverso le aree colpite; per questo i percorsi indicati dovranno essere scelti in modo da aggirare le aree coinvolte dagli eventi calamitosi. Fondamentale la suddivisione dell’ambito comunale nelle 6 circoscrizioni, con proprie aree stimandone la capienza. I criteri sono particolarmente importanti in caso di rischio sismico, dal momento che gli edifici lungo i tragitti individuati potrebbero essere pericolanti e potrebbero esserci macerie al suolo. Le Aree di Ricovero sono le aree in cui verrà sistemata la popolazione costretta ad abbandonare la propria casa, per periodi più o meno lunghi a seconda del tipo di emergenza (da pochi giorni a mesi). Si possono distinguere tre tipologie di aree di accoglienza: strutture di accoglienza, impianti sportivi, tendopoli, insediamenti abitativi di emergenza. Il tipo di sistemazione da utilizzare in caso sia necessario accogliere la popolazione evacuata, dipende fondamentalmente da tre fattori: il tipo di fenomeno ed il periodo dell’anno in cui si è verificata l’emergenza, il clima del luogo e la durata della permanenza fuori dalle abitazioni. In generale, per periodi brevi (da ore a pochi giorni) la migliore opportunità di sistemazione sarà in strutture esistenti posizionate in aree sicure; per periodi dell’ordine di poche settimane si potrà considerare la realizzazione di una tendopoli; per permanenze ipotizzate dell’ordine di mesi, a fronte dell’impossibilità di recuperare altre sistemazioni di tipo residenziale (seconde case, residence, alberghi) la migliore scelta sarà l’utilizzo di moduli abitativi prefabbricati (container o casette). Il Comune tiene sempre aggiornato l’elenco delle strutture pubbliche e della capacità ricettiva del territorio, e porta avanti un monitoraggio e censimento delle strutture private (strutture ecclesiali, alberghiere, …) che possono fornire, con apposite convenzioni predefinite, l’accoglienza per periodi più o meno lunghi. Le Aree di Ammassamento, di norma a scala provinciale, sono zone costituite da aree coperte e scoperte, idonee all’accantonamento di forze e risorse di protezione civile, e devono essere nelle vicinanze di un casello autostradale o comunque facilmente raggiungibili per strada ed agevole anche a mezzi di grandi dimensioni, disporre almeno nelle vicinanze di risorse idriche facilmente collegabili e di cabina elettrica, essere in aree non soggette ad inondazioni o dissesti idrogeologici o a grave rischio di interruzione per presenza di opere d’arte complesse come viadotti, essere possibilmente lontane da zone soggette ad intenso traffico. Il Dipartimento Regionale della Protezione Civile ha finanziato e realizzato nell’area centrale di Messina denominata Campo Santamaria ex GIL la prima area attrezzata di ammassamento. Sono in corso la progettazione e successiva realizzazione di altre aree.

L’informazione del rischio si sviluppa in tre momenti: informazione preventiva, con lo scopo di mettere ogni individuo nella condizione di conoscere il rischio a cui è esposto, di verificare i segnali di allertamento edi assumere i corretti comportamenti di auto protezione in situazioni di emergenza. Tale attvità informativa verrà ribadita nel tempo ed estesa, oltre che alla popolazione fissa, costituita dalle persone stabilmente presenti nelle “zone a rischio”, anche alla popolazione variabile, presente, cioè in determinate fasce orarie (scuole, strutture universitarie, posti di lavoro, uffici pubblici, ecc.) o per periodi più o meno lunghi (strutture alberghiere, alloggi universitari, case di cura, ospedali, ecc.). L’informazione in emergenza tende ad assicurare l’attivazione di comportamenti da parte della popolazione al manifestarsi di condizioni che denunciano un’emergenza prevedibile (fase di preallarme) o al verificarsi dell’emergenza (fase di allarme). L’informazione post emergenza, infine, ripristina lo stato di normalità attraverso segnali di cessato allarme. in caso di emergenza prevedibile, come per esempio accade per un’allerta meteo prevista dai bollettini regionali, se l’evento atteso lascia un adeguato margine di tempo, si farà ricorso al Sistema Alert System di messaggistica INFO SMS o di messaggio preregistrato inviato agli utenti di telefonia fissa o mobile (se pre registrati al sistema INFO SMS) o da messaggi scritti, che non danno adito a interpretazioni o a distorsioni verbali (videogiornali, manifesti, comunicati stampa, ecc.), diramati a mezzo emittenti radio-televisive, organi di stampa, internet. In caso di emergenza immediata, si farà ricorso sempre al Sistema Alert System (come quello di ieri mattina) o all’impiego di sistemi di megafonia mobile (autovetture del Corpo della Polizia Municipale o di Associazioni di Volontari). Il Comune di Messina è dotato di un sistema di allerta con sirene, dislocate in 19 postazioni, per il Rischio Idrogeologico, che può essere attivato dal COC per l’informazione della popolazione sulla Fase di Preallarme, Allarme e Cessato Allarme. Il sistema è stato implementato dopo i fatti di Giampili

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