MESSINA. Ieri il vicario Nino Interdonato, oggi il vicepresidente Nicola Crisafi: perde un ulteriore pezzo l’ufficio di presidenza del comune di Messina, al momento rappresentato solo dalla presidentessa del consiglio comunale Emilia Barrile. Nel giro di due giorni si sono dimessi i suoi due vice, lasciandola sola a dirigere i lavori d’aula.

“Dopo una ponderata riflessione sugli accadimenti e, soprattutto, sulla “gestione” della vicenda della consigliera Donatella Sindoni, ritengo sia corretto ed opportuno non continuare a svolgere la funzione di Vice Presidente”, ha spiegato Crisafi, ripetendo pressochè in fotocopia le motivazioni che hanno indotto Interdonato a dimettersi, ieri. E anche lui tira in ballo Emilia Barrile, e il rapporto che Interdonato aveva sostenuto fosse poco trasparente con la segreteria generale, senza però fornire ulteriori spiegazioni. “Non sempre ho condiviso le scelte della Presidenza del Consiglio Comunale,”, ha quindi sostenuto anch’egli, aggiungendo di “prendere le distanze da fatti e comportamenti che hanno segnato, irrimediabilmente, il venir meno del rapporto fiduciario che deve intercorrere anche con l’apparato burocratico che supporta l’attività dell’Ufficio di Presidenza”

Aula che, per la prossima settimana, sarà superimpegnata: lunedi 13, accogliendo la richiesta del sindaco Renato Accorinti, si discuterà e si voterà la costituzione della MessinaServizi Bene Comune, mercoledi 15 toccherà alla mozione di sfiducia. In conferenza dei capigruppo, Emilia Barrile è riuscita a “forzare la mano” inserendo la delibera di creazione della nuova società prima di quelle sulla sfiducia, provocando qualche mugugno.

Sembra semplice, ma in realtà non lo sarà. Perchè c’è una nutrita fronda di consiglieri che non ha intenzione di votare nient’altro che la mozione di sfiducia, anteponendola a tutto il resto. Nino Interdonato, per esempio, che ieri l’ha specificato a margine delle dimissioni da vicepresidente vicario. Il voto, quindi, potrebbe saltare.

Senonchè, da ieri a palazzo Zanca c’è un presidio permanente di lavoratori di Messinambiente (partecipata in liquidazione che dovrebbe essere sostituita dalla MessinaServizi Bene Comune, e sulla quale grava una richiesta di fallimento da discutere il 22 febbraio) che inizia a rumoreggiare, perché c’è il serio rischio che tutta la faccenda vada a carte quarantotto nel caso in cui la sfiducia passasse, mandando a casa sindaco, giunta ma anche quel consiglio che ha in mano le sorti della nuova società, e del futuro sia del servizio ambientale che di cinquecento famiglie.

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