L’atavica insofferenza alle file

 

Dovunque ci sia una fila, c’è una certezza: se qualcuno vi si approccia con fare interrogativo, le scorre parallelo, la guarda con curiosità come fosse una bizzarra usanza locale della quale non si capisce bene l’utilità, questo sarà sicuramente un messinese.

Non lo fa per cattiveria, è che il messinese è geneticamente incapace di rispettarle, le file, e quindi gli si aggira intorno, tenta inconsciamente di scavallarle, si fa prendere dall’ansia se quella accanto inizia a scorrere un po’ più lesta, si interroga senza risposta sul suo significato, chiede conforto e conferme da chi in fila c’è già (“scusi, siete tutti in fila per il bagno?“. “No, ci piace il puzzo di piscio, per questo sostiamo qui uno dietro l’altro”..), consapevole o rassegnato, e se proprio vi ci è costretto, esprime tutta la sua sorpresa e perplessità cercando comprensione negli sguardi di chi è accanto, avanti, o indietro, ricevendone in cambio solo la sana indifferenza di chi ha capito, ma già da millenni, che le file, le code, la disciplina, non sono l’imposizione di una divinità cattiva o di oligarchie soggiogatrici, ma uno dei capisaldi del vivere sociale.

Questo non ferma il messinese dallo sbuffare, commentare, infastidire chi è vicino con commenti salaci: dal rassegnarsi alla civiltà, insomma.

 

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