Riappropriarsi del proprio mare (e delle proprie colline)

 

Una pista ciclopedonale di venti km, dal porto a capo Peloro da un lato, e un “boulevard” ricco di attività turistiche e commerciali frontemare, dalla stazione a Tremestieri dall’altro. Ma anche percorsi che mettano a sistema i forti umbertini e facciano riscoprire i villaggi collinari, e una “passeggiata” tra Mortelle e Acqualadroni dedicata a tutte le attività che abbiano a che fare col mare.

Chiunque osservi la conformazione di Messina dall’alto, e non sia messinese, si stupirebbe nel sapere che niente di tutto questo attualmente esiste: perchè raramente la natura è stata così benevola, dal punto di vista paesaggistico e strutturale, come lo è stata con Messina.

Sfortunatamente, non lo è stata altrettanto con i messinesi: piccinerie, bassissimi interessi di bottega, politica assente nel migliore dei casi (e complice nel più realistico), classe imprenditoriale miope e ignorante, società civile inesistente, e un esasperante fatalismo misto a pigrizia mentale che ha partorito una dolorosa incapacità di progettazione e lungimiranza, hanno reso Messina quello che è oggi: una città che odia il suo mare, e nei decenni ha fatto di tutto per negarlo, e che ha abbandonato le sue colline (tranne quando si è trattato di stuprarle con colate di cemento) a una lenta agonia (non senza conseguenze…).

Non che i progetti non ci siano, anzi. Forse ce ne sono anche troppi. Dai più fantascientifici a quelli che potrebbero diventare realtà nel giro di qualche anno, da quelli per cui ci vorrebbero letteralmente cinque giorni a quelli che ridisegnerebbero la città (a quelli che la rivoluzionerebbero da capo a piedi), da vent’anni e più è un fiorire di proposte, studi, concorsi. Tutti fermi al palo.

E non sono certo i fondi che mancano. Le misure governative e comunitarie per le transizioni “green” non si contano, e negli anni, centinaia di città ne hanno usufruito. Trasformandosi, con benefici immediati in tutti i termini, da quelli economici a quelli di qualità della vita.

Messina no. In attesa di qualcosa, non si sa cosa, che possa svegliarla dal torpore decennale. Chissà che quel qualcosa non lo riesca a trovare sotto l’albero, un natale o l’altro. Preferibilmente questo.

 

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