MESSINA. Un’unica pista ciclabile che colleghi Giampilieri con Faro: è la proposta progettuale contenuta nel piano generale urbano del traffico, approvato in Giunta a inizio febbraio del 2019, approdato in commissione consiliare per la discussione propedeutica alla seduta di consiglio comunale, e in attesa di essere adottato.

Trenta km di pista ciclabile che completerebbero quella sulla Litoranea, che attualmente va dall’Annunziata a Sant’Agata di 5 km, e il quadrilatero del centro, tra le vie Garibaldi, Cavour, Cesare Battisti e Tommaso Cannizzaro da 2,3 km. Il piano del traffico non scende in particolari, soprattutto per la parte che andrebbe dall’estrema periferia sud al centro, e che dovrebbe comunque passare per la nuova via Don Blasco e quindi costeggiare il mare.

Al centro, in un primo momento, sarebbe mantenuto l’attuale quadrilatero, criticatissimo all’epoca della sua istituzione per la sua presunta pericolosità. Che gli ingegneri dello studio Tps Pro di Perugia, che ha materialmente redatto il piano del traffico, hanno smentito, considerando le piste ciclabili del centro sia funzionali che soprattutto sicure non solo rispetto rispetto all’adiacenza col percorso dei bus, agli attraversamenti e alle intersecazioni di viabilità, ma soprattutto in relazione all’incidentalità in città (in cui non si sono mai registrati incidenti) e nel resto d’Europa in tutti i casi di piste ciclabili simili o assimilabili a quella messinese, promiscua col traffico. “Analizzando le statistiche di incidentalità nazionali, emerge che questa tipologia risulta essere la migliore dal punto di vista della sicurezza, poiché garantisce un più ampio triangolo di visibilità per i veicoli che si immettono lateralmente. Il PGTU suggerisce tuttavia l’installazione di apparati per la separazione fisica tra le correnti veicolari, al fine di incrementare ulteriormente il livello di sicurezza”, si legge negli elaborati.

In un secondo tempo, con opportuni protocolli d’intesa con l’Autorità portuale, sarebbe possibile adottare circuiti ciclabili nelle aree che oggi ricadono sotto la giurisdizione dell’ente di via Vittorio Emanuele, quindi porto, fiera, rada san Francesco fino a villa Sabin, prima del congiungimento con l’attuale pista ciclabile che parte dall’Annunziata e si interrompe in contrada Principe.

Per la continuazione, e l’innesto col sistema di mobilità dolce di Faro, non esiste ancora un progetto, ma le indicazioni del piano del traffico suggeriscono che, all’altezza del bar Principe, la pista ciclabile si staccherebbe dalla via Consolare Pompea, che in quel tratto non si affaccia più a mare, e proseguirebbe invece a filo di spiaggia, entrando nell’abitato di Ganzirri e ricongiungendosi al lago, lato mare, più o meno a un terzo dello specchio d’acqua. Da qui, la pista ciclabile arriverebbe fino al villaggio di Faro, interrompendosi però prima di Capo Peloro.

 

 

 

 

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Fra sorre
Fra sorre
28 Febbraio 2020 10:40

Una cazzata costosa , io da ciclista vi consiglio invece di usare parte dei marciapiedi ove è possibile

Cesare
Cesare
28 Febbraio 2020 14:36

Stupendo, un sogno.

Marco
Marco
11 Luglio 2021 7:16

Potrebbe essere anche una buona occasione per restituire al pubblico utilizzo lunghi tratti di arenile, occupati nel tempo da privati che ne hanno fatto verande sul mare e parcheggio per barche, soprattutto nel bellissimo tratto che va dal bar Principe al Pilone. Operazione in verità questa che si dovrebbe fare a prescindere dalle piste ciclabili.