Ricominciare a volersi bene

 

Marciapiedi sbrecciati. Strade rattoppate alla bell’e meglio. Segnaletica verticale assurda e messa a caso. Verde mal curato. Strade spazzate una volta ogni tre mesi, quando va bene. Soprelevazioni che sono pugni in un occhio, dappertutto. Barriere architettoniche ad ogni metro. Automobili con una incredibile densità per metro quadrato.

Messina, e con essa i suoi abitanti, si è assuefatta al brutto. Lo ha fatto col permettere, iniziando da quaranta, cinquant’anni fa, che si demolissero beni monumentali di assoluto pregio per sostituirli con “moderni” palazzoni, e che si massacrassero, con restauri piuttosto discutibili, opere d’ingegno e di bellezza.

Da lì in poi, in una specie di “vale tutto”, è iniziata la barbarie: ormai disabituati al concetto di bellezza, armonia, sintonia, buon gusto ed eleganza, a Messina è stato fatto di tutto, riempiendola di orrendi palazzoni nei luoghi più pregiati e abbandonandola a se stessa, lasciando che più o meno chiunque potesse fare quello che più gli aggradava, senza alcuna considerazione e rispetto per il concetto di comunità e bene comune.

Di pari passo all’appassimento architettonico, artistico, o forse proprio come conseguenza di quelli, è iniziata una desertificazione sociale che non sembra possibile riuscire ad arginare, e che da decenni sta trascinando la città in un buco nero di bruttezza, sporcizia, menefreghismo e intolleranza alle regole del vivere civile.

Messina è una città che non si vuol bene. E’ da qui che si dovrebbe cominciare a porre le basi per la ricostruzione di una comunità con una coscienza civile e sociale oggi inesistente. Prima dei progetti, prima dei finanziamenti, prima della politica.

Forse il più importante dei regali che si potrebbero desiderare. E un valido motivo per credere ancora a Babbo Natale.

 

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