MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di 45 ragazzi messinesi, tutti under 30, rivolta all’Amministrazione comunale, a cui chiedono maggiore dialogo in quanto “conduce la sua azione politica attraverso la continua emanazione di provvedimenti di breve respiro”, che i giovani stessi definiscono “proclami”.

“L’assenza di un progetto di gestione e miglioramento della città sta condannando Messina ad un futuro prossimo caratterizzato da immobilismo sociale e culturale“, è ciò che criticano gli studenti messinesi, fra cui anche fuorisede. Non emerge un particolare gruppo politico dai firmatari del documento, che in comune hanno solo una visione della città di Messina differente da quella dell’Amministrazione, non votata né al primo turno né al secondo da nessuno di loro.

Di seguito la lettera integrale:

«La più importante qualità di chi ricopre incarichi di rappresentanza governativa risiede nella sua capacità di costruire una comunità. Riuscire a farlo significa disegnare nuovi orizzonti e affermare nuove concezioni sociali, trovando un punto di sintesi sulla base dell’osservazione e dell’ascolto delle esigenze che provengono dal proprio territorio. Queste caratteristiche sono risultate quasi sempre – con le debite eccezioni – manchevoli nella storia recente della nostra città: la situazione complessiva, però, appare ulteriormente aggravata negli ultimi due anni. In questo breve, seppur intenso, periodo di tempo ciascuno di noi è stato spettatore di dinamiche non consone alla storia e alle istituzioni democratiche cittadine. Nel perdurante momento di crisi il quadro politico-istituzionale è stato fortemente svilito e compromesso da un’Amministrazione Comunale che si è premurata di garantire e porre sotto i riflettori il proprio tornaconto mediatico piuttosto che il bene comune e, quindi, l’interesse della città.

Una crisi caratterizzata da un clima di campagna elettorale permanente, da un linguaggio e da modi che sviliscono le figure istituzionali e favoriscono sentimenti di insofferenza, discriminazione, rabbia nei confronti dei soggetti “deboli” e del prossimo in genere. Il suddetto modus operandi ha prodotto non solo un sensibile appiattimento del dibattito pubblico – ormai circoscritto ad un tribunale dell’inquisizione, celebrato ogni giorno attraverso i canali social del primo cittadino – ma, soprattutto, una serie di atti amministrativi privi di alcun significato; nessuna soluzione, ma solo proclami.  L’assenza di un progetto di gestione e miglioramento della città sta condannando Messina ad un futuro prossimo caratterizzato da immobilismo sociale e culturale.

Le sfide che la città dovrà affrontare domani sono molteplici: il lavoro, la tutela dei diritti, l’irrobustimento delle forme di accesso all’istruzione, i servizi sociali, lo sviluppo economico innovativo, la gestione e la promozione dei beni culturali, l’espansione infrastrutturale strategica. Per poter affrontare tutto questo in maniera fruttuosa è necessaria una visione d’insieme di cui questa giunta risulta totalmente sprovvista. Anziché ricorrere al dialogo ed al confronto, elementi essenziali della democrazia, l’amministrazione comunale – in tutte le sue componenti – conduce la sua azione politica attraverso la continua emanazione di provvedimenti di breve respiro, la cui unica utilità è quella di riuscire a staccare un ticket valido per delle ospitate in programmi televisivi nazionali che, a dispetto dell’eco mediatica, rappresentano mezzi di informazione tutt’altro che validi.

I motivi di doveroso dissenso verso l’amministrazione di questa città sono tanti, troppi: decisioni assunte in assenza di confronto con le parti sociali, ordinanze giuridicamente illegittime e, all’atto pratico, inutili; iniziative fumose prive di alcuna utilità e, per di più, onerose per le martoriate casse comunali. In qualunque realtà ordinaria la sommatoria di questi elementi ed un semplice esame di coscienza sarebbero, da soli, sufficienti per indurre il Sindaco ad esercitare una delle sue prerogative principali: l’istituto delle dimissioni. Dimissioni che, essendo state più volte minacciate dallo stesso primo cittadino per poi essere puntualmente smentite, hanno comportato lo svilimento del ruolo del consiglio comunale, la cui operosità è fortemente ridimensionata dall’assenza di alcun tipo di relazione o di dialogo con la giunta. Proprio per questo, guidati da spirito costruttivo e non distruttivo, suggeriamo di intraprendere un dialogo con le parti sociali e con coloro che, come noi, sono pronti a condividere le proprie idee e competenze. Con l’unico fine di migliorare la nostra città. Le sopracitate lacune ci hanno motivati a sottoscrivere questo documento, con la speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. Siamo giovani, ma non siamo malati di giovanilismo, tutt’altro.

Siamo giovani studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori, professionisti con esperienze, percorsi e idee fra loro diverse, che si accingono ad intraprendere una nuova fase della propria vita provando ad essere protagonisti nel dibattito pubblico in modo sano e propositivo. Accantoniamo, per un momento, le nostre differenti visioni politiche al fine di portare avanti un messaggio più significativo: esiste un altro modo di fare politica, che non si legittima sulla base della marginalizzazione del nemico e dell’affermazione di una primitiva legge del più forte, ma che si realizza entro una cornice di sana dialettica, di contrapposizioni anche aspre sul merito, ma di convergenza di posizioni sul metodo.

Vogliamo dare il nostro contributo in termini di know how al tessuto socioeconomico della nostra città; vogliamo riuscire a mettere in rete in modo proattivo le competenze della nostra generazione. Vogliamo disegnare una nuova concezione di città che metta al centro le persone ed il loro valore. Vogliamo sostituire le urla ed i teatrini con il dialogo, il disfacimento del senso di comunità con la collaborazione e la proposta. Vogliamo dare una visione globale, e non più locale, alla città di Messina, e per farlo è necessario che questa amministrazione faccia un passo indietro, consapevole del proprio fallimento e cosciente della propria incapacità di fornire una chiave di lettura seria e concreta ai problemi sociali che attanagliano il nostro territorio. La nostra iniziativa si innesta su un dialogo aperto a tutti, in primis agli organi rappresentativi. Un dialogo caratterizzato da democraticità, eguaglianza, intersezionalità, privo di qualsiasi preconcetto ideologico rispetto alle posizioni altrui.

Firmatari: Andrea Celi, Simone Coletta, Arianna De Arcangelis, Giuseppe Donato, Paolo Corrente, Daniele Mircuda, Giuliana Grillo, Marco Giordano, Mariagiulia Pallucca, Federica Frisone, Giuseppe Sofia, Luana Marchese, Francesco Greco, Omar Pantano, Caterina Certo, Pietro Messina, Danny Costantino, Andrea Valenti, Giuseppe Mangiapane, Guglielmo Sidoti, Alessio De Benedetto, Santi Enrico Bruno, Massimo Parisi, Erika La Fauci, Alessio Codisposto, Salvatore Varrica, Giuseppe Starrantino, Isabella Saporito, Giorgio Romano, Luana Marchese, Tito Hyerace, Ludovico Irrera, Nicolò Di Marcò, Andrea Gugliandolo, Vincenzo Oliveri, Federica Fusco, Giuseppe Marino, Fabrizio Falzea, Annalaura Cannavò, Mauro Raccuia, Eduardo Calvo, Angelo Marano, Andrea Panzera, Giuseppe Barresi, Gabriele Freni.

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