Ho paura torero

(Pedro Lemebel; marcos y marcos, 2004)

 

 

Pedro Lemebel è stato uno scrittore e un attivista cileno.
Nel 1987 fonda, insieme a Francisco Casas, il Collettivo artistico “Yeguas del Apocalipsis”. Tra il 1987 e il 1995 il Collettivo realizza almeno quindici memorabili eventi pubblici, mescolando performance provocatorie, trasformismo, fotografia, video e installazioni per rivendicare il diritto alla vita, alla memoria, alla libertà sessuale. “Ho paura torero” è il suo primo romanzo ed è una storia d’amore: un amore delicato, platonico, disperato.

Sullo sfondo di un Chile tormentato dalla dittatura, “la fata dell’angolo”, una donna non più giovane, imprigionata dentro il corpo di un uomo, accetta per amore di Carlos, militante del fronte di liberazione Miguel Rodriguez, di trasformare la propria abitazione collocata all’angolo di una strada in base per le riunioni clandestine. La “fata” finge di non capire le reali intenzioni dei falsi studenti che si avvicendano nella propria soffitta e con leggerezza adorna e maschera, trasformandoli in elementi di arredo, anche i bauli “pieni di libri” che Carlos le consegna e che sono invece pieni di armi. Molto interessante il punto di vista duale che emerge dalla narrazione parallela tra gli eventi che interessano Carlos e la Fata e quelli che invece vengono vissuti dal Dittatore che viene raccontato attraverso il querulo punto di vista della moglie logorroica. All’ottusità sanguinaria del dittatore e alla frivolezza della moglie si contrappone la libertà, la passione , l’autenticità degli altri due personaggi. Sullo sfondo dell’intreccio narrativo tanti personaggi che emergendo da un Cile sommerso acquistano voce: i bambini poveri del quartiere, i sex workers, i desparecidos, gli omosessuali discriminati.

Da leggere assolutamente perché anche l’amore può essere una forma di resistenza.

 


 

Estate

(Ali Smith; Sur, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Estate è il quarto volume della tetralogia di Ali Smith dedicata alle stagioni: romanzi che raccontano in tempo reale le crisi del nostro presente (la Brexit, il sovranismo, l’immigrazione, i cambiamenti climatici, la pandemia) ma attraverso una chiave universale: quella dell’incontro salvifico e generativo con l’altro, che sia una persona conosciuta per caso o l’opera di un artista geniale.Questa volta l’autrice ci presenta la famiglia Greenlaw: Grace, separata dal marito; la figlia Sacha, sedicenne coscienziosa e impegnata; il figlio Robert, tredicenne geniale ma imbevuto di retorica nazionalista e sessista; il loro destino si incrocia casualmente con quello di Art e Charlotte, una strana coppia di creatori di contenuti per il web, e di Daniel, un ultracentenario il cui stato di coscienza è in perenne altalenare fra la realtà e il ricordo. Attorno alle loro vicende Ali Smith crea un collage di flashback e suggestioni: i campi di prigionia britannici per i tedeschi, il cinema rivoluzionario della regista italiana Lorenza Mazzetti, il Racconto d’inverno di Shakespeare, la vita di Albert Einstein. Il risultato è il gioioso movimento finale di una straordinaria sinfonia sul nostro tempo.

Perfetto sotto l’ombrellone.

 


 

Perdi la madre. Un viaggio lungo la rotta atlantica degli schiavi

(Saidiya Hartman; Tamu, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Può l’incontro tra un viceré akan e un capitano portoghese, avvenuto nel 1482 sulle coste della Guinea, rivelarsi un presagio dell’attuale disparità di ricchezza tra bianchi e neri? E quale correlazione esiste tra l’assassinio di una quattordicenne a bordo di una nave schiavista, la profilazione razziale e il sistema carcerario degli Stati Uniti di oggi? Seguendo le tracce dei prigionieri che dalle zone interne dell’Africa occidentale venivano portati sulla costa per essere imbarcati verso le Americhe, Saidiya Hartman ripercorre le tappe della tratta atlantica degli schiavi, ed esorta a considerare gli effetti della schiavitù su tre secoli di storia africana e africana americana. Passato e presente si incrociano in un intreccio narrativo in cui episodi del violento passato di oppressione si riconnettono alla realtà vissuta dai figli della diaspora africana che, come la stessa autrice, vivono nella società profondamente razzializzata di oggi. A metà tra narrazione storica e memoria autobiografica, il suo viaggio si rivela una potente riflessione che interroga la storia, la memoria e l’identità.

Da leggere per non dimenticare che purtroppo il mare non sempre è sinonimo di relax e vacanza.

 


 

Non siamo che alberi

(Filippo Ferrantini; effequ, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Proviamo a pensare agli alberi come a tanti personaggi di una sterminata e antichissima mitologia: noteremo con stupore quanti aspetti ci siano in comune tra noi umani e il mondo vegetale, e che conoscerlo, vederlo nei suoi aspetti più curiosi può aiutarci a capire molto di noi umani. È intorno a quest’idea che si muove questo saggio, in cui un biologo e guida ambientale racconta alcuni alberi che conosciamo bene, scegliendo un linguaggio in cui riecheggia il Collodi di Pinocchio, e in cui le storie di rami e tronchi si mischiano ai caratteri delle persone, tra ombrosi frassini e pioppi allegri, pratici ontani e tigli gentili. Proprio come nei grandi poemi epici, qui le storie di alberi sono corredate da note e spiegazioni, mettendo assieme racconto e spiegazione scientifica, che corrono paralleli e possono essere letti assieme o in modo distinto. Un testo pensato per i ragazzi che diventa illuminante anche per gli adulti, una prospettiva diversa per parlare di natura, e forse per togliere l’uomo dal suo piedistallo, da cui può finalmente scendere per osservare il costante rimando tra sé e la vegetazione, entrambi parte di una stessa natura».

Da leggere perché se l’era dell’antropocene è stata superata, l’antropocentrismo è un atteggiamento che dobbiamo eliminare.

 


 

Queerfobia

(Autori vari; D editore, 2021)

 

 

Dal sito dell’editore: «Ogni anno, nel mondo, migliaia di persone subiscono una qualche forma di violenza a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere. Anche se la narrazione mainstream sembra mostrare un mondo sempre più inclusivo, i dati ci narrano che non solo le forme di discriminazione stanno aumentando, ma anche i discorsi d’odio di leader politici e religiosi sono sempre più feroci. Bullismo, mobbing, violenza fisica e psicologica sono piaghe con cui la maggior parte delle persone LGBT deve fare i conti. Queerfobia è un testo che vuole mostrare, con racconti, poesie e immagini, quest’odio quotidiano. Attraverso le quarantadue penne che dànno forma a Queerfobia, Giorgio Ghibaudo e Gianluca Polastri hanno composto un mosaico di esperienze capace di mostrare, senza pietismo ma anche senza censure, uno stato di cose che è necessario cambiare. Queerfobia è l’urlo, feroce e dolce, di chi non accetta strumentalizzazione o discriminazione.

Da leggere perché il libro sarà parte attiva di questo cambiamento: parte del ricavato proveniente dalla vendita andrà infatti a finanziare un progetto promosso dalla sezione torinese di Arcigay, “Ottavio Mai”, Accogliamoci, teso ad aiutare le persone richiedenti asilo e migranti (ma non solo) che siano stat* perseguitati o vittime di queerfobia.

 

 

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