MESSINA. Quasi metà dei consiglieri comunali, quattordici su 32, sono stati protagonisti di uno o più cambi di gruppo o di schieramento dalle amministrative di giugno 2018. Questo, e quattro consiglieri nuovi, due dimissionari, due decaduti, due nuovi gruppi consiliari, la creazione di nuove maggioranze (che non esistevano all’indomani delle amministrative), hanno fatto sì che l’attuale consiglio comunale di Messina, tre anni e qualche mese dopo il voto del 2018, se non irriconoscibile sia di certo molto diverso da come è uscito dalle urne e dalla volontà degli elettori.

Le quattro nuove entrate sono, in ordine di ingresso in aula, Pippo Fusco, Francesca Cacciola, Rita La Paglia e Sebastiano Tamà: il primo subentrato pochi mesi dopo le elezioni al posto del dimissionario Gaetano Sciacca, ex candidato a sindaco che ha scelto di mantenere il ruolo dirigenziale regionale, la seconda che a febbraio scorso ha preso il posto di Daria Rotolo, moglie dell’attuale direttore generale di Palazzo Zanca, Federico Basile, che ha rinunciato al seggio in aula per motivi personali. La Paglia e Tamà sono invece arrivati in consiglio comunale a fine marzo 2021 come primi dei non eletti in ottemperanza alla sentenza della Corte d’appello per Gettonopoli, per effetto della quale sono dichiarati decaduti i consiglieri comunali Giovanna Crifò e Benedetto Vaccarino.

Il partito che ha perso per strada più pezzi è stato il Movimento 5 stelle: entrato in Comune per la prima volta col record di consiglieri, sette, e lista più votata, ne ha persi più di metà strada facendo. Prima Ciccio Cipolla e Serena Giannetto, quindi Giuseppe Schepis, infine Paolo Mangano, tutti transitati al gruppo misto (Schepis poi si è accasato con la Lega), coi primi due che sono diventati di fatti i consiglieri di maggioranza a sostegno dell’amministrazione, così come Nello Pergolizzi, che del misto è diventato capogruppo dopo essere fuoriuscito da LiberaMe, anch’essa dimezzata con il transito di Alessandro Russo al Pd (passaggio “casalingo”, dato che la lista di LiberaMe era una costola del Partito Democratico). Il Pd è anche il partito dal quale è stato fatto il “salto” più lungo: quello di Libero Gioveni, eletto con ii democratici e transitato a Fratelli d’Italia, all’estremo opposto dello spettro politico. Doppio movimento per Alessandro De Leo, che è stato eletto nella lista Sicilia Futura, è passato a marzo 2019 in Più Europa (formalizzando l’adesione al gruppo misto, perchè Più Europa non ha un gruppo consiliare a Messina), e successivamente, pur restando nel misto, ha abbandonato la formazione politica per abbracciare il sostegno all’amministrazione.

Incasinatissima la storia del centrodestra. Si inizia col curioso il caso di Dino Bramanti, candidato a sindaco e battuto al ballottaggio da Cateno De Luca. Dopo l’elezione nella sua lista, ha abbandonato il gruppo e ha aderito alla Lega, portando per la prima volta nella storia del consiglio comunale messinese le insegne del carroccio, mentre in aula continua ad esistere un gruppo consiliare col suo nome, “Bramanti sindaco”. Di quella lista facevano parte, per poi passare alla Lega, Giovanni Scavello e Salvatore Serra, che a un certo punto si è stufato del partito di Matteo Salvini e ha aderito al gruppo misto, diventando prima uno dei più strenui sostenitori del sindaco De Luca per poi via via diradare la sua attività in aula (a settembre è stato presente solo una volta). Il recordman della fretta è però stato Salvatore Sorbello, che il gruppo Bramanti sindaco l’ha abbandonato qualche giorno dopo l’insediamento, accasandosi al misto fino alla formazione del gruppo consiliare Ora Sicilia, per poi passare da questa a Ora Messina. Nicoletta D’Angelo invece ha fatto il percorso inverso: eletta in Ora Messina, l’ha abbandonata il 13 gennaio 2020 per il gruppo misto, e un mese dopo ha aderito a Forza Italia. Peculiare il caso di Pierluigi Parisi: eletto in Ora Messina, transitato a Forza Italia, passato alla Lega nel 2019, un anno dopo ci ha ripensato ed è tornato in Forza Italia.

In tutto questo, il sindaco Cateno De Luca, che nonostante le sei liste a supporto nel 2018 non è riuscito a piazzare in aula nemmeno un consigliere, tre anni e quattro anni dopo può contare sull’appoggio di quasi tutto il gruppo misto e di pressochè tutta Forza Italia. Non che l’essere privo di consiglieri gli sia stato di chissà che nocumento: l’aula, soprattutto all’inizio, e per i primi due anni e mezzo abbondanti, gli ha votato di tutto, esclusa la delibera di fuoriuscita da Taormina Arte, della quale comunque non se ne è curato troppo, continuando le procedure per l’abbandono: stessa cosa con il piano tariffario di MessinaServizi e conseguentemente le tariffe Tari: delibera proposta dall’amministrazione, bocciata due volte e poi adottata (unilateralmente, dal sindaco stesso) dopo averla trasformata in una determina sindacale (bocciata pure questa dall’aula, e con bocciatura ignorata da De Luca).

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