MESSINA. Di Renato Accorinti si è sempre detto, erroneamente, che sia buddista. Non lo è. Anzi, dimostra di avere a cuore le sorti delle anime dei cristiani pentecostali, ai quali il comune di Messina, per la sede del luogo di culto “Parole di vita” di Bisconte, affitta quattro studi professionali ad un canone annuo spaventosamente basso: 2 mila 430 euro.

Per fare un paragone, a Camaro inferiore, parecchio vicino a Bisconte, un appartamento uso ufficio da 65 metri quadrati viene affittato a 350 euro al mese: fanno 4200 euro all’anno, che andrebbero moltiplicati per quattro, tanti quanti gli “studi professionali” che il comune loca alla chiesa pentacostale. Come mai una tale sproporzione?

A febbraio del 2015, il consiglio comunale di Messina approva la delibera di “rimodulazione e aggiornamento del piano di alienazioni e valorizzazioni del patrimonio comunale”, in cui è prevista la vendita dei quattro uffici. All’interno dei quali, da anni, la chiesa pentecostale del pastore Giuseppe Croce celebrava i suoi riti. L’imminente vendita, però, fa cessare l’affitto dei quattro uffici.

Siccome al comune di Messina di semplice e celere non accade moltissimo, per la vendita degli immobili si tergiversa, tanto che Croce torna alla carica e richiede, in attesa che a qualcuno interessi acquistare i mille metri quadrati e rotti del primo piano della palazzina comunale di Bisconte, di poterli riaffittare. Affare fatto, per sei mesi, a prezzo stracciato: 1215 euro per sei mesi.

La cosa va per le lunghe, e la chiesa pentecostale “Parole di vita”, chiede un’altra proroga, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, sempre per sei mesi, fino ad arrivare a gennaio 2017, in cui il comune accorda l’ultima proroga in ordine di tempo. Sempre allo stesso prezzo di realizzo, 1215 euro per sei mesi, 2430 all’anno. Che per pochi che siano, almeno vanno a rimpinguare le casse del Comune, che puntando sulla vendita le ha avute invece sempre vuote.

E la vendita? Mai formalizzata, ovviamente: 189 alloggi, undici scale numerate dalla A alla M, oltre mille metri quadrati a piano, e una peculiarità. “Non siamo mai riusciti a dare un nome nè alle palazzine nè alla strada – racconta Nino Carreri, consigliere comunale di Sicilia Futura/DR, che a Bisconte ci è nato – e più sopra ci sono case dell’Iacp, anch’esse senza denominazione, solo numeri e lettere. Immaginate il casino se qualcuno deve recapitare la posta, che infatti spesso finisce nella spazzatura. Ed è un problema che dura da anni. All’epoca dell’amministrazione guidata da Giuseppe Buzzanca – conclude – si fece un bando per l’affidamento dei locali. Che ovviamente non andò mai in porto”. 

 

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