Con le richieste dell’accusa si avvia verso la conclusione il processo per lo sbarco di circa 500 migranti e di 14 salme arrivati a bordo di una nave nel luglio 2015. Il processo è nei confronti di due giovani libici Ezzedine Ouled Wafi e Alaa Jumò Taleb, per entrambi il pubblico ministero Antonella Fradà ha chiesto la condanna all’ergastolo. Ha poi preso la parola l’avvocato Luigia Di Fede mentre nella prossima udienza è previsto l’intervento dell’avvocato Pierfancesco Broccio.

Il 29 luglio 2015 al molo Marconi attraccava il pattugliatore irlandese “Le Niamh” con a bordo circa 450 migranti. Sulla nave anche 14 salme di migranti morti durante la traversata. I corpi erano stati recuperati su uno dei tanti barconi soccorsi lungo il Canale di Sicilia. Dodici salme furono trovate nella stiva mentre le altre due erano sul pontile. Le indagini svelarono che i migranti avevano pagato circa mille euro ciascuno per affrontare un viaggio terribile e rischioso.

Stretti in un barcone inadeguato ad affrontare la traversata, con spazi insufficienti per tutti e scarsi mezzi di salvataggio. Così, secondo l’accusa, viaggiavano i migranti, minacciati, lasciati senz’acqua e costretti a non muoversi. Alcuni migranti inoltre, furono rinchiusi nella stiva colpiti con calci e bastoni, senza la possibilità di uscire per respirare. Per quattordici di loro il sogno di una vita nuova, lontana da guerre e miserie, si è interrotto per sempre durante la traversata.

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