

E risale al 2002 anche il piano d’ambito di Ragusa, sebbene i dati abbiano avuto un aggiornamento nel 2008, e riportavano un doppio valore di dispersione: 49% di perdite nel volume fatturato, e 34% nel volume erogato. I numeri testimoniano una provincia a due velocità: la media delle perdite sul volume erogato, calcolate rispetto ai volumi immessi in rete, sono pari a circa il 34%, mentre quelle sul volume fatturato registrano un dato percentuale ancora superiore, pari al 49%. Molto differenti i numeri da territorio a territorio. Ci sono comuni come Acate che dichiarano perdite 0, a fronte di 51% di volume erogato perso del capoluogo (che presenta anche un 65% di perdite nel volume fatturato), e il caso paradossale di Santa Croce Camarina, che non perde nemmeno una goccia del volume erogato, ma non riesce a fatturare il 71% dell’acqua che eroga. Bassissimo anche il valore delle perdite per adduzione, indicate al 2%. Il capoluogo, invece, denuncia perdite nell’ordine del 46,5%, secondo dati istat del 2022.
La funzionalità dei 9 pozzi, ad eccezione di 4 che mostrano un grado di funzionalità mediocre, è “a tutt’oggi più che soddisfacente”, si legge nel piano, così come le 32 sorgenti, ad eccezione di due non attive, presentano un grado di funzionalità “almeno sufficiente”. Giudizio grossomodo positivo anche per circa l’84% delle adduttrici, considerate con una funzionalità almeno sufficiente, e il 91% dei serbatoi cittadini, che secondo il piano presentano una funzionalità quantomeno “sufficiente” mentre il 34% mostrano un grado di funzionalità “buona/ottima”.
Per quanto concerne la funzionalità delle 68 reti monitorate, in molti casi i tecnici preposti al servizio non hanno fornito alcun giudizio di tipo qualitativo. Per quanto però concerne l’anno di realizzazione delle reti, 13 sono state realizzate prima del 1950, 36 tra il 1950 ed il 1990, mentre le rimanenti 18 reti di distribuzione sono state completate dopo il 1990.
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