MESSINA. Quasi una persona su tre vive in una famiglia a basso reddito e quasi il 28% dei giovani tra 15 e 29 anni non risulta occupato né inserito in un percorso di istruzione. Sono alcuni dei dati richiamati dalla Cgil Messina in una nota che chiede alle istituzioni locali e regionali un piano straordinario per il lavoro e la coesione sociale, a partire dalle zone della città più esposte al disagio.
«Non possiamo rassegnarci a una città in cui il lavoro non garantisce sicurezza e migliaia di giovani rischiano l’esclusione sociale», dichiara il segretario generale Pietro Patti.
La nota del sindacato prende in esame l’aggiornamento dell’Indice di disagio socioeconomico (IDISE) riferito al 2023, pubblicato lo scorso 21 ottobre. I dati citati indicano che a Messina il 32,69% delle persone vive in famiglie a basso reddito equivalente, mentre il 17,93% appartiene a nuclei nei quali nessun componente risulta occupato o percepisce una pensione da lavoro. Il 25,09% della popolazione fino a 64 anni vive invece in famiglie a bassa intensità lavorativa. A questi indicatori si aggiunge quello sulla stabilità dell’occupazione: secondo i numeri riportati nella nota, il 19,35% degli occupati tra 25 e 64 anni ha avuto un’occupazione non stabile nel corso dell’anno.
«Il problema non è soltanto la mancanza di lavoro, ma anche la qualità dell’occupazione, i bassi salari, la discontinuità lavorativa e la difficoltà di garantire condizioni di vita dignitose. Una parte importante della popolazione vive una condizione di fragilità economica che rischia di diventare permanente», osserva Patti.
Il sindacato invita a leggere con cautela anche il confronto con Palermo e Catania. «Il fatto che alcuni indicatori siano meno negativi rispetto a Palermo e Catania non può rappresentare un elemento di consolazione. Stiamo confrontando tre città nelle quali emergono condizioni diffuse di vulnerabilità economica e sociale», afferma il segretario. Per l’occupazione non stabile, inoltre, la percentuale messinese riportata dalla Cgil supera quella di Palermo: 19,35% contro 18,85%.
Un capitolo riguarda i giovani. A Messina, secondo l’indicatore richiamato dal sindacato, il 27,97% della popolazione tra 15 e 29 anni non risulta occupato né inserito in un percorso di istruzione.
«Dietro queste percentuali ci sono ragazze e ragazzi che rischiano di perdere fiducia nel proprio futuro e nelle possibilità offerte dal territorio. Senza investimenti nell’istruzione, nella formazione e nella creazione di occupazione stabile e qualificata continueremo ad alimentare esclusione sociale ed emigrazione giovanile», sostiene Patti.
Le differenze emergono anche all’interno del territorio comunale. Nell’analisi riportata dalla Cgil, la III Circoscrizione presenta un disagio più elevato: il 40,19% della popolazione vive in famiglie a basso reddito equivalente, rispetto al 32,69% della media cittadina. Il 22,15% appartiene a nuclei senza occupati né percettori di pensione da lavoro e il 30,35% della popolazione fino a 64 anni vive in famiglie a bassa intensità lavorativa. Tra i giovani dai 15 ai 29 anni, la quota di chi non risulta occupato né inserito in un percorso di istruzione raggiunge il 32,69%.
«Non tutti i quartieri hanno le stesse opportunità e non tutte le famiglie partono dalle medesime condizioni. È necessario intervenire con politiche differenziate, rafforzando i servizi pubblici, l’istruzione, le politiche sociali e le opportunità occupazionali nelle aree maggiormente esposte al disagio», dichiara il segretario.
Per la Cgil, la combinazione tra redditi bassi, precarietà e difficoltà di accesso al lavoro e all’istruzione rischia di far dipendere le possibilità delle nuove generazioni dalle condizioni economiche delle famiglie di origine. Da qui la richiesta di aprire un confronto tra istituzioni e parti sociali sulle priorità della città.
«I dati sul disagio sociale ci ricordano che lo sviluppo non può essere misurato soltanto attraverso le grandi opere o gli investimenti annunciati, ma deve tradursi in lavoro, redditi dignitosi, servizi e diritti», afferma Patti. «Chiediamo alle istituzioni locali e regionali di mettere al centro dell’agenda politica il contrasto alle disuguaglianze, la qualità del lavoro e il futuro delle giovani generazioni».





