MESSINA. Fino a ieri, sembrava impensabile che si potesse entrare in un Museo e rubare un dipinto noto e pubblicato, a meno che i ladri non fossero dei pazzi o l’intento non fosse quello di operare uno “sfregio” culturale. Oggi, però, il furto del Polittico di San Gregorio del Museo Accascina di Messina (del quale sono state ritrovate due delle cinque tavole) e della tavoletta bifronte acquistata anni fa, dimostrano il contrario, assumendo tutt’altro significato. Un significato bel lontano dal trafugamento d’arte più celebre accaduto in Sicilia, ovvero quello della Natività di Caravaggio nell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo, perché adesso, a pesare, è la notorietà acquisita da Antonello sul mercato antiquario. E il suo valore. Infatti, la vendita dell’Ecce Homo attribuito al Maestro peloritano per 14,9 milioni di dollari, tramite Sotheby’s nel febbraio 2026, apre nuovi, inquietanti scenari rispetto al furto che ha ferito al cuore Messina.

IL VALORE DI MERCATO. Quasi quindici milioni per un’opera attribuita di piccole dimensioni possono dare la misura esatta del valore del Polittico di San Gregorio, dipinto autografo, di dimensioni ben più grandi, firmato e datato e composto da tavole che possono essere anche piazzate separatamente, realizzando una somma stratosferica per ogni singolo pezzo. Ma, riavvolgendo il nastro, chi sarebbe così pazzo da rubare un quadro così noto? Beh, se sei ricco, ma molto ricco e senza alcuno scrupolo, nonché desideroso di rendere la tua casa/palazzo un museo privato con l’artista più quotato del 2026, il problema non si pone. Hai soldi a sufficienza per commissionare un furto del genere.

IL CASO DEL LOUVRE. Il terremoto che ha sconvolto Messina nel giorno della Vara fa quasi il paio con il clamoroso furto di gioielli al Museo del Louvre, avvenuto il 19 ottobre 2025 nella celebre Galerie d’Apollon, portando alla sparizione di otto preziosissimi pezzi storici appartenenti ai Gioielli della Corona francese e legati a Napoleone, per un valore stimato di circa 88 milioni di euro. La differenza, però, è nel tipo di refurtiva. I gioielli sono più “collocabili” da parte di chi ha compiuto il furto e, mal che vada, possono essere smontati, ricavando denari dalle singole parti. Il caso di Antonello, e del Polittico in particolare, è diverso: è un’opera di dimensioni maggiori (il pannello centrale con la Madonna col Bambino misura 129×76 cm; i due laterali con San Gregorio e San Benedetto 125×63 cm; i due superiori con Angelo Annunciante e Vergine Annunciata, rispettivamente 65×62 cm e 65×55 cm) ed è notissima, quindi il furto può avere, con molta probabilità, un mandante che non teme di essere scoperto.

IL PRIMO “CASO MESSINA”. Il furto al Museo di Messina ha un clamoroso precedente nel 1951, ma i problemi erano già iniziati nel 1939, quando l’allora custode era stato accusato di aver sottratto oreficerie, monete e stoffe, alterando anche gli inventari. Negli anni successivi, tra guerra, trasferimenti e disordine amministrativo, il patrimonio dell’ex Filanda Mellighoff (che ospitava le collezioni) rimase esposto a nuove sottrazioni. Nel settembre 1951, Federico Zeri, Ferdinando Bologna e Raffaello Causa, impegnati nella preparazione della mostra su Antonello da Messina, si accorsero che la tavola centrale di un trittico fiammingo del primo Cinquecento, la Madonna in trono col Bambino, era una copia recente. L’ispezione ministeriale successiva, condotta da Emilio Lavagnino, riguardò solo una parte delle collezioni ma concluse che il museo era stato saccheggiato e che diverse opere erano state sostituite con falsi. Nel 1957 Zeri riconobbe casualmente l’originale del pannello centrale del trittico nella collezione dell’industriale milanese Aldo De Angelis. Il ritrovamento riaprì il caso e portò all’intervento di Rodolfo Siviero. Il Museo presentò denuncia alla Procura il 25 luglio 1957 e una nuova ricognizione quantificò in circa 600 i pezzi mancanti, fra i quali almeno 260 dipinti di valore, molti sostituiti con copie. Le indagini portarono all’ex custode Domenico Omero, pittore e copista. L’antiquario Gennaro Rubinacci dichiarò di aver acquistato direttamente da lui tre dipinti e varie maioliche provenienti dal museo. Il custode ammise alcune vendite, pur sostenendo di aver ricevuto le opere da altri. Il caso arrivò in Parlamento nel novembre 1959. Nel luglio 1960 De Angelis consegnò altre opere e fu successivamente incriminato per ricettazione, mentre il custode venne accusato di essersi impossessato, insieme ad altri rimasti ignoti, di numerosi beni del museo. L’inchiesta, però, non portò al recupero della maggior parte del patrimonio disperso: tornarono al museo appena una cinquantina di pezzi, tra dipinti, maioliche, croci, tessuti e altri oggetti d’arte. Alcune delle copie realizzate per sostituire gli originali risultano ancora conservate nei depositi dell’istituto.

In tempi successivi, il Museo di Messina è stato colpito più volte da furti riguardanti i reperti presenti nella grande spianata, per limitare i quali si decise di spostare nei depositi i frammenti con parti figurative di maggior pregio.

I PRECEDENTI NEI MUSEI SICILIANI. Quello di Messina non è l’unico caso di furto di opera d’arte all’interno di un museo pubblico in Sicilia, ma è sicuramente il più eclatante. Il primo precedente postunitario finora documentato risale al 1861, quando il Museo Salnitriano di Palermo, ormai proprietà statale, subì un “rovinoso furto”. Nel 1871 fu colpito il Regio Museo Nazionale di Palermo, oggi Museo archeologico regionale Antonino Salinas: furono sottratti un anello arabo, altre gemme e monete della collezione Valenza; qualche anno dopo la refurtiva fu recuperata, tranne parte delle monete. Il 17 gennaio 1973 al Museo archeologico nazionale di Gela furono trafugati didrammi e tetradrammi dal medagliere; ricostruzioni successive quantificano il bottino in circa 600 monete. Il 7 agosto dello stesso anno dal Museo civico Baldassare Romano di Termini Imerese scomparvero un lebes e tre lekythoi. In data imprecisata, comunque dopo il 1971 ed entro il 1996, dal Museo Cordici di Erice risultarono trafugate tutte le circa cento monete della raccolta numismatica e 29 reperti archeologici. Nel settembre 1982 dal Museo Pitrè di Palermo fu sottratto il dipinto su vetro Fuga in Egitto. Prima dell’agosto 2003 risultavano inoltre trafugati dal Salinas uno skyphos, due anfore e una kylix. Nel 2007 dal Museo Mandralisca di Cefalù furono sottratti nove antichi volumi, poi recuperati: il caso va però considerato separatamente se si vuole circoscrivere l’elenco ai soli musei pubblici e alle sole opere d’arte. Nel complesso, i consuntivi TPC registrano 14 furti ai danni di musei siciliani tra il 2005 e il 2012, senza identificare sempre pubblicamente l’istituto colpito. Il 3 aprile 2013 dal Museo civico Sebastiano Guzzone di Militello in Val di Catania furono rubati tre dipinti, recuperati nel 2023. Nel settembre 2018 dal Museo Savasta di Paternò furono sottratti quattro vasi preistorici e altri reperti archeologici. A fine gennaio 2024 dal Museo civico di Castello Ursino, a Catania, fu infine rubata un’epigrafe giudaica in marmo, scritta in greco e datata tra IV e V secolo d.C.

NEI DEPOSITI E NEGLI ANTIQUARIA. Sono il capitolo meno visibile della dispersione del patrimonio siciliano. A differenza di una sala museale, in un deposito una sottrazione può emergere molto tempo dopo, durante inventari o richieste di studio. Il primo episodio emerso in questo censimento, esclusi i casi messinesi che tratterai separatamente, è del 29 maggio 1978: dall’Antiquarium comunale di Centuripe furono trafugati due vasi, un lebes-gamikos e un lebes. Il secondo caso porta a Piazza Armerina. Nel 2006 una laureanda chiese di visionare una testa-ritratto di dama di età flavia, proveniente dalla Villa Romana del Casale e custodita in un deposito della Soprintendenza di Enna: la richiesta fece emergere che il reperto era scomparso. Risultava mancante anche un secondo ritratto virile. La testa femminile fu recuperata dai Carabinieri il 2 ottobre 2007; nel comunicato dell’epoca le indagini per il secondo reperto risultavano ancora in corso. Il 2006, beninteso, è l’anno in cui fu scoperto l’ammanco, non necessariamente quello in cui avvenne materialmente il furto.

E NELLE AREE ARCHEOLOGICHE. Negli anni Cinquanta l’Epigrafe di Selinunte fu presumibilmente sottratta da tombaroli; dal 1980 si trovava al Getty Museum e tornò definitivamente in Sicilia nel 2006. Negli anni Settanta furono illecitamente trafugati dalla Rocca di Entella i decreti bronzei di Entella e Nakone; alla fine dello stesso decennio sarebbe stata sottratta da una necropoli di Centuripe anche la Pisside centuripina. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni successivi gli scavi clandestini di Morgantina alimentarono il traffico degli Argenti, degli Acroliti e della cosiddetta Dea; in data non precisata fu invece rinvenuta durante scavi clandestini la phiale aurea, probabilmente nell’area di Monte Riparato, presso Caltavuturo. Nei primi mesi del 2004 fu presumibilmente trafugato nel Ragusano un grande pavimento musivo, probabilmente di età romana, poi recuperato in Germania. Nel consuntivo dello stesso anno il TPC riferì inoltre il recupero di 110 reperti precedentemente sottratti da archeosub clandestini a siti marini siciliani. Il 24 gennaio 2005 tre uomini furono fermati durante uno scavo clandestino a Montagna di Marzo, presso Piazza Armerina, con monete greche appena trafugate dal sito e altri reperti. Nel novembre 2006 a Pantelleria furono individuate, tra Scirafi e San Marco, sepolture prive dei corredi e sequestrati decine di reperti nell’ambito dell’indagine. Il 31 gennaio 2007, dopo tre anni di indagini, l’operazione Ghelas portò al recupero di 1.600 reperti trafugati da Kamarina, Himera, Morgantina, Centuripe, Montagna di Marzo, Montagna dei Cavalli, Gela e Monte Bubbonia. Il 10 marzo 2007 due uomini furono sorpresi a scavare clandestinamente in contrada Panaria, a Centuripe, e furono sequestrati decine di reperti e frammenti fittili. Nel 2011 furono recuperati 150 reperti attribuiti al saccheggio del sito di Monte Falcone, a Baucina. Il 22 agosto 2012 tre tombaroli furono fermati alla Rocca di Entella e furono recuperate due monete e un anello di età ellenistica; la stessa fonte segnala altri arresti sul sito nel 2009 e nel 2010. Dal giugno 2019 ripetuti scavi clandestini hanno interessato Eraclea Minoa. L’indagine Ghenos, resa pubblica dal Ministero della Cultura nel dicembre 2025, ha ricostruito 76 scavi clandestini in aree archeologiche siciliane; nel 2022 cinque persone furono inoltre sorprese in flagranza durante uno scavo nel sito di Baucina. Le indagini hanno portato al sequestro di migliaia di reperti. A parte resta il patrimonio sommerso: nel 2021 tornarono in Sicilia 38 reperti illecitamente sottratti dal relitto della Secca di Capistello, a Lipari, scoperto nel 1957.

GLI ALTRI FURTI A MESSINA. Negli anni passati, hanno fatto clamore le sottrazioni dei putti del Vascelluzzo e del Bambinello in cera nella chiesa dell’Immacolata, tutti ritrovati successivamente. All’ordine del giorno, invece, la spoliazione del patrimonio scultoreo del Gran Camposanto.

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