MESSINA. Ieri sera, ignoti sono riusciti ad entrare all’interno del museo regionale Maria Accascina di viale della Libertà, e hanno rubato le cinque tavole del Polittico di Antonello, e la tavola bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, quest’ultima custodita in una teca blindata. Il furto è avvenuto intorno alle 21, ed è stato segnalato grazie ad una famiglia che, percorrendo viale della Libertà, ha notato due dipinti ( San Benedetto e San Gregorio Magno, due delle cinque tavole del Polittico) che erano stati lasciati dai ladri, appoggiati alla ringhiera del lato più lungo del museo. I cittadini hanno avvertito la Polizia, che si è messa in contatto con la direttrice del MuMe, Marisa Mercurio.

Al museo è presente un imponente sistema di videosorveglianza interna, per cui, a meno di manomissioni (che non sono emerse in questa prima fase di indagini), il furto dovrebbe essere stato ripreso da qualcuna delle numerose camere a circuito chiuso. Non si sa invece, al momento, se i ladri siano stati ripresi dalla telecamere quelle esterne al Museo: nei dintorni sono presenti un benzinaio, di fronte all’ingresso del museo dalla piazzetta denominata “del Museo” che poi diventa via Cacopardi, il circolo del tennis e della vela, esattamente di fronte al lato lungo della struttura, in viale della Libertà, e un altro distributore, quasi all’angolo tra viale della Libertà e viale Annunziata, la parte posteriore del museo, da cui sembra che i ladri si siano introdotti nel museo. Due delle sbarre di ferro che compongono la ringhiera risultano infatti piegate: esattamente di fronte alle sbarre piegate c’è una telecamera di sorveglianza, che però non inquadra l’ingresso, bensì le rovine che compongono parte del patrimonio storico architettonico, e che sono esposte all’esterno, nella parte di museo che dà sul viale Annunziata.

Dalle prime ricostruzioni, probabile che il furto sia avvenuto durante il cambio del personale che sorveglia il museo di Messina attraverso i monitor di controllo. Al momento del furto, spiega la direttrice Marisa Mercurio, al museo vi era “assoluta funzionalità di allarmi, presidi e sorveglianza da parte dei custodi”: all’interno del MuMe erano presenti quattro unità di personale. Non è chiaro se l’allarme sia scattato o meno, nel qual caso il personale del museo si sarebbe accorto del furto prima che lo segnalasse la Polizia, e se fosse o meno collegato in automatico con le forze dell’ordine (che quindi avrebbero dovuto saperlo prima della segnalazione da parte della famiglia).

Oltre alle indagini disposte dalla magistratura, è già stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all’operato del personale addetto alla custodia. “Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra” ha spiegato il presidente della regione Renato Schifani, che ha disposto l’indagine (il museo è regionale, è la Regione che ne possiede il patrimonio). Sulla vicenda sta indagando la sezione Scientifica della Polizia, e il nucleo Tutela del patrimonio dei Carabinieri.

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