RAVENNA. Debutta oggi, 9 luglio, al Ravenna Festival, nell’ambito de Il Trebbo in musica, Il brutto anatroccolo, fiaba musicale da Hans Christian Andersen interpretata da Fabio Canino. Una prima assoluta che mette insieme racconto, musica dal vivo e uno sguardo contemporaneo su una storia che arriva dal 1843, ma continua a parlare al presente.

Lo spettacolo farà poi tappa a Messina il 7 agosto, al Giardino Corallo. Un passaggio che riguarda da vicino anche la città, visto che nel progetto figurano due messinesi: Dino Scuderi, autore delle musiche originali, direttore musicale e pianista, e Daniele De Joannon, che firma traduzione e adattamento insieme a Canino e alla regista Carmen Giardina.

Il punto di partenza è una domanda semplice: cosa succederebbe se Il brutto anatroccolo fosse scritto oggi? Canino lo racconta partendo da qui: «Noi rivisitiamo, tenendo assolutamente fede alla vera fiaba di Hans Christian Andersen, quello che potrebbe succedere se questa fiaba fosse stata scritta oggi. Nonostante sia scritta nel 1843, è di un’attualità e di una modernità incredibile».

La fiaba resta quella di Andersen, ma cambia il mondo attorno. Il cortile in cui l’anatroccolo viene guardato male, escluso e giudicato può somigliare, oggi, a un ambiente molto più familiare: quello dei social, dell’apparenza, della necessità di mostrarsi sempre vincenti. È proprio da questa lettura che nasce l’intuizione di De Joannon: «Quando Dino mi ha parlato del progetto che aveva in mente con Fabio, chiedendo un suggerimento su quale testo si potesse scegliere, ho risposto quasi di getto Il brutto anatroccolo», spiega. Una scelta nata dai ricordi d’infanzia, certo, ma anche «dall’osservazione di una società che, attraverso i social, ha fatto dell’essere cigni e dell’apparire una ragione di vita».

Da quel suggerimento è partito un lavoro condiviso. «La mia idea è stata accolta — aggiunge De Joannon — e così mi sono inaspettatamente ritrovato a fianco di professionisti come Scuderi, Canino e la regista Carmen Giardina, in un progetto dove penso di aver portato un punto di vista esterno, quello del giornalista e del docente».

In scena non c’è solo una voce che racconta. La musica ha un ruolo centrale. Lo dice chiaramente Scuderi: «Questo progetto nasce da un’idea condivisa con Fabio: l’obiettivo è creare un punto di incontro concreto tra musica e recitazione, facendo dialogare le note con la parola».

Le sue partiture guardano al mondo delle fiabe, ma senza fermarsi a un immaginario soltanto infantile. «Questi racconti, nati per i bambini, hanno sempre avuto in sé livelli di lettura più profondi, destinati agli adulti», osserva Scuderi. «Ho voluto applicare lo stesso principio alle mie composizioni: ho scritto una musica trasversale, pensata per essere fruibile a tutte le età, che possa catturare l’attenzione dei più piccoli e, allo stesso tempo, offrire stimoli e sfumature a un pubblico adulto».

È su questo dialogo tra parola e note che interviene la regia di Carmen Giardina. «Il brutto anatroccolo è uno spettacolo che azzarda molto dal punto di vista registico», racconta. La scelta, spiega, non è stata quella di alternare semplicemente voce e musica, ma di fondere i due linguaggi: «Ho chiesto all’attore la possibilità di intersecarsi, di sovrapporsi, di recitare insieme alla musica, di rispettare tempi ben precisi, di rientrare in un ritmo ben preciso».

Il risultato punta a un racconto più dinamico, dove Canino non si limita a narrare, ma entra dentro la partitura. Giardina parla anche di una commistione tra fiaba, musica e uno stile vicino alla stand-up comedy: nel prologo e nell’epilogo l’attore si rivolge direttamente al pubblico, accorciando le distanze e portando Andersen in una dimensione più vicina al linguaggio di oggi.

Canino insiste anche sul clima umano che ha accompagnato la nascita del lavoro: «È uno spettacolo molto bello dove la musica dal vivo fa da protagonista e dove tutti hanno dato il massimo affinché fosse messo in scena». Poi cita un dettaglio che diventa parte del senso complessivo della produzione: «L’inclusività è ovunque, persino nei costumi». Il riferimento è a un abito commissionato dal costumista Emanuele Pepe a una ragazza ucraina, realizzato «sotto le bombe». «Anche lei partecipa, anche lei è qui», dice Canino.

La favola non viene attualizzata per moda, ma perché parla ancora di ferite riconoscibili: sentirsi inadeguati, fuori posto, non abbastanza belli, non abbastanza simili agli altri. Solo che oggi il giudizio corre più veloce, si moltiplica online, diventa commento, immagine, confronto continuo. Il brutto anatroccolo prova a rispondere con gli strumenti del teatro: la voce, la musica, l’ironia, il contatto diretto con chi ascolta.

Andersen lo aveva scritto quasi due secoli fa. Canino, Scuderi, Giardina e De Joannon provano a riportarlo nel presente, dove l’apparenza pesa molto, ma non può essere l’unica misura del valore di una persona. Perché la bellezza, in questa rilettura, non ha bisogno di filtri, like o approvazioni: passa piuttosto dal coraggio di accettarsi e di accettare gli altri.

 

Scheda tecnica

Titolo: Il brutto anatroccolo
Genere: fiaba musicale da Hans Christian Andersen
Interprete: Fabio Canino
Traduzione e adattamento: Fabio Canino, Daniele De Joannon, Carmen Giardina
Musiche originali, direzione musicale e pianoforte: Dino Scuderi
Regia: Carmen Giardina
Ensemble: Orchestra Città di Ferrara
Costumi: Emanuele Pepe
Il brutto anatroccolo in scena è realizzato da: Gaetano Trotta
Debutto: giovedì 9 luglio
Luogo: Arena dello Stadio dei Pini, Cervia-Milano Marittima
Rassegna: Ravenna Festival / Il Trebbo in musica
Orario: 21.30
Prima assoluta:
Tappa prevista a Messina: 7 agosto

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