Mannaia (o anche malanova)

 

Ai più, il termine mannaia potrebbe sembrare una mera trasposizione dell’italico mannaggia, espressione popolaresca contro qualcuno o qualcosa che utilizziamo per esprimere impazienza, stizza o disappunto. 

In realtà le cose sono un po’ più complesse, perché nel gergo messinese, forse solo per una curiosa coincidenza, il termine richiama alla mente la grossa scure dalla lama larga e piatta utilizzata dai boia per recidere teste. Il mannaia nostrano, insomma, è un mannaggia più truce, un rafforzativo che fa di una semplice imprecazione estemporanea un vero atto di ribellione esistenziale. 

C’è il mannaia generico, senza un preciso referente (mannaia, va; mannaiapuru), rivolto in maniera indiscriminata al fato crudele, e c’è il mannaia specifico, riferito a un ente determinato, che può essere una persona fisica (mannaia a tia) o una cosa inanimata (mannaia alla miseria, modo di dire desueto riportato in auge da Canazzo). In alcuni casi l’associazione fra predicato e complemento è così abusata che persino la grammatica è obbligata ad adattarsi, creando neologismi morfologicamente compositi (mannaiamotti) che vivono ormai di vita propria. 

Abusato e reiterato, utilizzato spesso e volentieri come un semplice intercalare, per il messinese il termina mannaia è in fin dei conti una valvola di sfogo ma anche un atto di insubordinazione verbale contro il creato, le creature e il creatore che rivela nel profondo l’attitudine all’autocommiserazione che ci portiamo dentro come una tara genetica. 

 

 

guest
9 Commenti
meno recente
più recente più votato
Inline Feedbacks
View all comments
Sergio Todesco
Sergio Todesco
3 Maggio 2017 19:10

very good!

Maria
Maria
3 Maggio 2017 23:13

Mammafausa mi ha fatto ricordare di un gioco che facevamo da bambini forse era a “nascondino”?

Ivano Rotondo
Ivano Rotondo
4 Maggio 2017 0:22

mi hai fatto ridere, bravo!
al prossimo giro mettici dentro anche “masticante”, un capolavoro senza tempo

pippolipari
pippolipari
5 Maggio 2017 10:17
Reply to  Ivano Rotondo

quoto! “masticante” è un capolavoro linguistico messinese doc!

Alfio Lanaia
Alfio Lanaia
4 Maggio 2017 12:25

Mi sembra come minimo esagerato il sottotitolo (parole con la M che esistono SOLO (sic!) a Messina), dal momento che alcune parole (minarsela, manciaçiumi) sono almeno pansiciliane. In questi casi, invece di Wittgenstein, basterebbe un vocabolario dialettale per rendersene conto.

Giovanni
Giovanni
4 Maggio 2017 21:54

“Milla” che bell’articolo!!

Giovanna
Giovanna
4 Maggio 2017 22:20

Suffareddu. Lo dice sempre mia mamma ai miei figli. Ma chi aviti u suffareddu ‘nto culu? Per indicare la loro irrequietezza e l’ essere molto vispi.

Sciabbacheddu oltre per indicare il pesce, serve ad indicare la presenza in un luogo di ragazzini.
‘Nto viali oggi c’era un saccu i sciabbacheddu

pippolipari
pippolipari
5 Maggio 2017 10:15

Grande Marino! …alla voce “minarsela” aggiungerei l’evocativo (e mai sentito altrove) “minarla alle bratte” (dicasi di azione inutile, inconcludente)