Paranormale, leggende e “cose strane”: cinque misteri di Messina (e dintorni)

Dal terremoto del 1908 causato dall'ira di Dio ai simboli massonici del Palacultura, i casi che farebbero morire d'invidia Martin Mystere

Il mostro di Capo Peloro e la leggendaria città di Risa

 

Anche se adesso è un luogo mite e rilassante, nonché meta privilegiata dei vacanzieri messinesi, il nome “Capo Peloro” significa in greco “mostruoso, gigantesco, immane” e la sua storia si intreccia con decine di leggende e di antichi dei, mostri marini e città perdute.

Il mito racconta che proprio a Capo Peloro vivesse la dea Pelorias, una ninfa delle acque il cui nome deriva da quello del promontorio. Raffigurata nelle antiche monete di Messina come una donna dai capelli intrecciati di canne e rose di palude, era probabilmente una personificazione della Grande Madre Terra dei Greci. Conosciuta anche come “Signora delle Paludi”, secondo la leggenda aveva la sua dimora tra gli acquitrini della punta nord di Messina, e forse proprio in quella zona chiamata “Margi” che un tempo ospitava il “Terzo Lago di Ganzirri”.

Noto ai viaggiatori, agli esploratori e ai naturalisti greci da più di tre millenni, secondo antiche fonti il lago aveva una fama sinistra: sembra infatti che qualcosa ingoiasse tutto quello che vi veniva immerso e che il solo toccare le acque portasse alla perdita dell’arto. Nel corso dei secoli il lago andò interrandosi, divenendo una palude con aria malsana, e di quel “mostro” nascosto nel acque si perse ogni traccia, finché, con il terremoto del 1783, i veleni che esalavano dal profondo ripresero a diffondersi, mentre “le rane si moltiplicavano a dismisura e infestavano le rive”, raccontavano le cronache dell’epoca. La situazione divenne talmente insostenibile che il pantano, su cui sorgono adesso campi, canneti e villette, venne definitivamente bonificato nell’Ottocento dai Borboni. Eppure, il mostro celato in quelle acque continua a manifestarsi anche a i giorni nostri nella profondità dei due laghi adiacenti: qualcosa che di tanto in tanto ne avvelena le acque, si nutre di zolfo come i demoni e danneggia l’ecosistema. Un mostro che ha le sembianze di un batterio unico al mondo, il Desulfovibrio Desulfuricans, responsabile di morie di pesci a causa dell’anidride solforosa che emerge quando si smuovono le acque aprendo e chiudendo i canali.

 

Ma quella del mostro non è l’unico mito legato a Capo Peloro. Antiche leggende  narrano infatti che tra le lagune perdute della contrada Margi, sorgessero un tempo il Tempio di un Dio malevolo e addirittura una paese sommerso, “La leggendaria città di Risa”,

Il centro della città, secondo i racconti, era estremamente fecondo e rappresentava un crocevia di scambi commerciali fra le popolazioni indigene della sicilia pre-ellenica, fino a quando le bianche mura in pietra delle case vennero distrutte da un catastrofico terremoto.

Le leggenda racconta che in determinate condizioni climatiche, quando le acque del lago sono più limpide, si possano ancora vedere le antiche mura. Secondo i racconti degli abitanti della zona, inoltre, in alcune notti sarebbe possibile persino sentire i rintocchi dellla campana della chiesa di Risa, che avvertirebbe i pescatori dell’arrivo di una forte burrasca. 

Riportiamo di seguito il video realizzato dagli “Indagatori del Paranormale di Melegnano” che armati di muta sono andati alla ricerca delle mitologiche rovine.

 

 

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Storia, mito e leggenda si….ma plasmate da eventi sismici catastrofici purtroppo certi e ciclici di cui occorre prendere sempre piu coscienza. Comportarsi conseguentemente in tempo di pace è un impegno di tutti.