La misteriosa spada fiammeggiante della massoneria messinese

Il racconto della visita nella principale Loggia della città. Fra Gabinetti di riflessione, atmosfere da Twin Peaks e affiliati segreti al lato oscuro della Rete. Di cui ci piacerebbe conoscere nomi e cognomi

 

Prima premessa: questo blog (che per inciso NON è un articolo, ma un corsivo) sarà intriso di bile. Ciò nonostante si cercherà di non eccedere con i turpiloqui

Seconda premessa, a mo’ di coming out: io non ho mai capito cosa sia la massoneria. Quantomeno non del tutto. E forse mai lo capirò.

Iniziamo.

Lo scorso giovedì sono andato a visitare la sede messinese del Grande Oriente d’Italia, che per la prima volta ha aperto le sue porte anche ai profani.

Ci sono andato con Alessio Caspanello, il direttore di questo giornale, che giusto qualche giorno prima aveva scritto un pezzo memorabile sulle logge messinesi (che Corriere della Sera mettiti di canto).

La sede si trova in via Santa Cecilia, al primo piano di un bel edificio del centro, Palazzo Giustiniani (una curiosità: proprio sotto c’è un asilo che si chiama “La terra degli elfi”, o qualcosa del genere).

Ebbene, il principale punto di ritrovo cittadino per muratori, confratelli e affiliati della città non è altro che un appartamento di un centinaio di metri quadrati, composto da 4/5 stanze. L’ingresso dà su un ampio corridoio tappezzato di quadri, fotografie, simboli arcani e anche qualche articolo di giornale sulla recente querelle fra i massoni messinesi e il sindaco Renato Accorinti. L’ambiente, almeno in questa zona, è elegante e formale, con l’arredamento tipico di un salotto borghese un po’ vetusto (in un’anticamera c’è però una tv gigante con lo schermo piatto).

 

 

L’atmosfera cambia del tutto inoltrandosi nelle stanze, che sembrano uscite direttamente da un romanzo gotico di fine ‘800. O da una puntata di Twin Peaks.

Le aree nevralgiche della sede sono sostanzialmente tre: i due templi, uno più piccolo, l’altro grande quasi il doppio, e una piccola stanzetta di tre metri quadrati tappezzata interamente di nero: la “Camera oscura” (o “Gabinetto di riflessione”), nella quale il Recipiendario viene introdotto prima dell’Iniziazione per meditare in solitudine, sorvegliato di norma da un Fratello armato di spada. È qui che si compie la purificazione dei neo affiliati, chiusi all’interno di questa sorta di sgabuzzino esoterico su cui capeggia la scritta vitriol, anagramma di “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, che nell’alchimia ermetica fa riferimento a materiali particolarmente acidi come il vetriolo o l’acido solforico.

 

 

Sono le 19 e 30 di sera e per addentrarsi nella sede bisogna avere un po’ di pazienza. Gli avventori – fra affiliati e curiosi – sono infatti parecchi, tra i quali anche donne e bambini, accalcati all’ingresso del primo tempio per assistere all’orazione di un adepto (un avvocato messinese).

La spiegazione è incentrata sulla simbologia degli arredi: il pavimento a scacchi bianco e nero (qua siamo proprio all’acqua di rose), le due colonne (chiamate Jachin e Boaz. Già), l’immancabile triangolo con l’occhio al centro e la scala dai sette gradini. Oltre, ovviamente, a grembiuli, squadre, compassi e tutto l’armamentario a corredo.

Il pubblico, seduto ai lati del tempio su delle panche simili a quelli delle chiese, ascolta in silenzio il discorso dell’oratore, che immobile al centro della sala dà le spalle all’altare, sormontato da un candelabro (a sette punte, of course) e da una bibbia imponente dalla copertina marrone, mentre più in alto – metallica e lucente – troneggia la misteriosa spada fiammeggiante.

Siccome sono ignorante (l’ho premesso) ma molto curioso, sono andato subito a cercare il significato simbolico sul cellulare. Si tratta – spiega l’oracolo (Google) – dell’Arma della Loggia, che può essere impugnata solo dal Maestro Venerabile, o da chi Maestro Venerabile lo è già stato, e rappresenta al tempo stesso sia il fuoco che distrugge l’uomo vecchio per dar vita all’iniziato, sia la fiamma perenne dell’amore che è alla base della fratellanza: un amore luminoso ed illuminante analogo a quello della Creazione. Insomma, cose con il miccio. Si scherza poco.

Ancora ammaliati dalla visione della spada (e da tutto il resto), usciamo dalla sede circa un’ora dopo, un po’ storditi, con l’impressione di essere appena stati nella Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, nella saga di Harry Potter.

Che cos’è esattamente che abbiamo appena visto? A parte l’ambiente scenografico, molto surreale, al limite del pacchiano, la prima risposta è molto semplice: è solo uno spazio ludico in cui quattro “mattacchioni” si divertono a giocare agli stregoni, indossano cappucci esuberanti, parlano in codice e probabilmente si salutano con gesti rituali (come i ragazzetti alle medie).

In fondo che male c’è?

È solo uscendo dal Palazzo che la “fase del folclore” lascia il posto all’analisi razionale. Ed è proprio allora che iniziano a ‘nturciuniarsi le budella.

L’impressione iniziale, camminando all’aria aperta, è quella di aver appena attraversato uno stargate, come se la Loggia fosse un portale quantistico fra due dimensioni parallele: da un lato la Messina che conoscevo (o che credevo di conoscere); dall’altra la sua controparte arcana, il sottosopra, the dark side of the moon. È l’intera città che mi appare improvvisamente sotto una nuova veste, solcata da fili invisibili che la attraversano da cima a fondo, unendo palazzi e Palazzi, volti anonimi e profili noti, in una trama asimmetrica che si dipana fra le strade.

Eccola qui la Rete che non c’era. Quella di cui più volte abbiamo scritto, chiedendoci il perché della sua assenza in una città fatta di monadi, di tanti piccoli orticelli. La Rete, in fondo, c’è sempre stata, solo che non è quella issata dalle barche e illuminata dal sole, ma la sua parte nascosta, quella che non si vede, quella che proietta la sua ombra sulla spiaggia.

A fare parte dell’ordito, secondo delle stime al ribasso, sono circa 500 cittadini. Fra cui probabilmente politici, avvocati, commercialisti, imprenditori e baristi. Uniti tutti quanti sotto l’egida della squadra e del compasso. In totale segretezza. In degli elenchi occulti nascosti in un cassetto.

Eppure sarebbe interessante leggere quei nomi. Così, giusto per sapere se per caso un candidato alle Politiche abbia partecipato a una cena con i vertici massoni. Solo per lo sfizio di sapere se chi chiederà il mio voto alle Amministrative, e che quindi vorrebbe Rappresentarmi, è stato chiuso per mezz’ora in un magazzino buio per purificare la sua anima con il vetriolo. O se magari ama sollazzarsi con la Spada Fiammeggiante.

Nient’altro che una curiosità per evitare in futuro di incappare in un legale massone che dovrebbe difendermi in tribunale da un altro “muratore”. O per rendermi conto se chi dovrebbe tutelare i miei diritti è un “compagno” di chi invece quei diritti me li vuole negare. O ancora, se la persona con la quale dovrò confrontarmi professionalmente è figlio di un confratello del mio possibile datore di lavoro.

Sono tutte cose che io vorrei sapere. E che invece non so. Malgrado lo scorso giovedì il grande Oriente d’Italia abbia aperto i battenti della propria sede “nell’ottica della trasparenza più assoluta, e alla ricerca di un fecondo dialogo inteso al superamento di antichi quanto ingiustificati pregiudizi”, come scrivono gli stessi massoni.

Ebbene, io nella Loggia ci sono stato, eppure di pregiudizi ne ho ancora tanti. Forse ancora più di prima. Per superarli, più che mostrarne gli aspetti folcloristici, basterebbe in fondo fare una cosa molto semplice: rendere pubblici nomi e cognomi degli affiliati. 

Che tanto non c’è nulla di male. O no?

 

Ps. Quella stessa notte ho sognato la spada fiammeggiante (sul serio). Adesso non ricordo esattamente la sinossi onirica. Ricordo solo degli ambienti vagamente medievali, dei personaggi ambigui (forse c’erano pure gli Elfi dell’asilo), qualche dragone alato luminescente e persino la scala dai sette gradini.

È su quella che mi concentro al risveglio, con una domanda che mi assilla per tutta la mattina. A cosa condurranno quei simbolici scalini? La risposta mi sovviene solo dopo il terzo caffè della giornata, come una rivelazione miracolosa.

Purtroppo però non posso scriverla. Per evitare turpiloqui.

 

 

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RogerTOMMASO VENUTImmGrey OwlPippo Recent comment authors
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ciccio
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ciccio

Sono molto deluso da quello che ho appena letto. Lei come si sentirebbe se qualcuno dicesse male del gruppo del rosario pomeridiano di cui magari potrebbe far parte un suo genitore? Sono stanco di sentire queste cose riguardo la Massoneria. Si informi prima di scrivere su chi era Giuseppe Garbaldi e sul perchè lei oggi può scrivere baggianate su questo blog leggibile a tutto il mondo

Anonimo
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Anonimo

Se la Massoneria italiana, per ragioni storiche condivisibili, fosse meno arrogante e possibilmente meno elitaria, riuscirebbe meglio, nei limiti delle discrezione, ad evitare inutili nemici. Ad ogni modo per conoscere meglio e con più libertà questa mondo potrebbe essere utile visitare le logge inglesi o statunitensi, dove il contesto sociale permette loro una maggiore facilità di espressione

Felice
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Felice

Davvero inutile, qualsiasi cosa si faccia ci sarà sempre chi ha tempo da perdere per scrivere e dire certe “inesattezze” (anch’io evito i turpiloqui). Non conosco a fondo la massoneria, nessuno può dire di conoscerla, ma ho studiato e conosco le vicissitudini storiche del nostro Paese per non lasciarmi incantare da chi come Lei scrive nonostante asserisce di non sapere e non capire. Saluti.

Grey Owl
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Grey Owl

Fatemi capire, un laureato in semiotica non capisce cosa rappresenti un simbolo e spreca dello spazio di un giornale online per ripetere le solite vuote accuse cariche di pregiudizio? Non sarebbe stato meglio approfittare dell’opportunità per analizzare seriamente il simbolo della Spada Fiammeggiante? O magari farsi due risate con Mario Brega de “Un Sacco Bello”. Patetico

Umberto
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Umberto

Eg Dott. Rinaldi, mi consenta una domanda: ha mai assistito ad una messa in una chiesa cattolica? Se si, si è mai chiesto il perché il prete officiante indossa una tale abbigliamento? e perché gli oggetti sull’altare sono in oro?. Non Le rispondo per non colmare la sua ignoranza. Prima di parlare di argomenti che non si conoscono bisognerebbe studiare, informarsi e poi, forse, iniziare a parlare

Anonimo
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Anonimo

Vietando la legge tutte corporazioni segrete obbliga le logge ad iscriversi come Associazioni presso le prefetture. I nomi, regolamenti e statuto sono pertanto pubblici. Spesso il nome dell’associazione corrisponde a quello della loggia.

alberto da Novara
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alberto da Novara

Capisco il motivo per cui lei non-massone voglia conoscere l’elenco dei massoni. Anch’io da massone per le stesse sue ragioni vorrei conoscere l’elenco degli affiliati all’opus dei, a Comunione e Liberazione, al PD a Forza Italia, ai 5 stelle, etc., ma non penso sia possibile.

Giovanni
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Giovanni

Sono stato in massoneria per anni, parlo con cognizione di causa. E’ giusto che i nomi degli iscritti siano noti a tutti per i motivi che lei ha evidenziato. Leggere testi esoterico iniziatici antichi non è sbagliato ma non è sufficiente al progresso dell’umanità. Certe scenografie e meccanismi esaltano l’autoreferenzialità e la vana gloria. Ma chi sta all’interno se ne accorge troppo tardi.

Pippo
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Pippo

Due considerazioni: 1) mai un articolo di letteraemme (che io ricordi) ha avuto tanti commenti (anonimi), 2) mai tutti così orientati. Significa che la rete effitavemente c’è.

TOMMASO VENUTI
Ospite
TOMMASO VENUTI

può essere che la spada fiammeggiante dei massoni e quella che pende da sempre sulla testa dei messinesi obbligando gli esclusi a camminare a testa bassa e lascierli fuori ?

Roger
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Roger

A parte ke il tuo articolo è bellissimo, SN rimasto sconcertato nel trovare t astio nei tuoi confronti. La tolleranza dei fratelli ke fine ha fatto? Il silenzio? La libertà? (d dire quello ke pensi..) e poi m piace TR cm l hai scritto:CN verve, leggerezza d cuore, spontaneo (almeno in apparenza), sentito, e non ultimo: la parte descrittivo l’illustrativa è sensazionale!!! 😀