MESSINA. “Il primo obiettivo su cui vigiliamo ogni giorno è la consegna del viadotto lato mare, prevista per giugno 2021″. Si è sbilanciato, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone, ieri a Messina presso la sede del Consorzio per le Autostrade Siciliane, per un incontro per la verifica del rispetto del cronoprogramma dei lavori di messa in sicurezza del viadotto Ritiro.

Un ottimismo, quello di Falcone, ampiamente ingiustificato date le condizioni dei lavori, e degli avvenimenti del passato dell’opera, che suggerirebbero maggiore cautela nel fornire date. Perchè i non solo i lavori sono in ritardo di almeno due anni, ma soprattutto perchè al 24 agosto, data dell’ultima rilevazione, ne era stato completato appena il 36%. Lo rivela il portale Caronte, il sito che monitora le informazioni relative ai progetti d’investimento finanziati dalla Regione Sicilia

Già i lavori sono iniziati con un anno di ritardo: sarebbero dovuti cominciare ad aprile 2015 per concludersi a marzo 2018, con una prima proroga a luglio 2018, come da indicazioni della sezione “esecuzione lavori”. E invece il cantiere è sorto non prima della primavera del 2016, consegnato ad aprile e pienamente effettivo a novembre del 2017 dopo il via libera da parte del genio civile. A luglio 2020 nuova proroga, col cronoprogramma saltato a causa del coronavirus, che indica l’ultimazione delle attività di cantiere a fine 2021 e l’apertura al traffico a fine febbraio 2022, dopo i collaudi e le opere accessorie.

In sostanza, inizio previsto nel 2015 e fine prevista nel 2018 , inizio effettivo nel 2016, nel 2018 i lavori sono stati prorogati fino al 2020, e qualche mese fa si è appreso che proseguiranno almeno fino al 2022, come comunicato dalla riunione del Comitato operativo per la viabilità: sempre che non ci siano altri intoppi.

Non solo. Sui 46 e rotti milioni di euro di costo totale, l’avanzamento economico realizzato superava di poco i 9 milioni, a maggio 2019, diventati poco più di 16 oltre un anno dopo, ad agosto 2020. In più, anche dal punto di vista organizzativo le cose non sono andate esattamente lisce, con l’avvicendarsi di cinque direttori del lavori e coordinatori per la sicurezza  (ma anche tre rup) in appena un anno e mezzoda dicembre del 2015 a maggio del 2017.

L’intervento, poi, non è dei più semplici: si tratta, in pratica, di “smontare” completamente gli impalcati, e sostituirli con altri, e di intervenire alla base delle pile per consolidarle dal punto di vista antisismico. “Al momento si lavora anche di notte (come peraltro già previsto da progetto) con la tecnica dello stop and go, senza interrompere il flusso viario, ed entro la fine dell’anno i lavoratori impegnati supereranno le 100 unità” ha spiegato il direttore generale del Cas Salvatore Minaldi.

La storia finora basta a spegnere tutti gli entusiasmi.

 

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