MESSINA. Non ci sono solo conti esteri, polizze, lasciti ereditari e quote societarie, nell’indagine a carico di Francantonio Genovese, del figlio Luigi e dei familiari, con l’ipotesi di riciclaggio, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta di beni. Un nutrito capitolo, infatti, è dedicato alle operazioni immobiliari, la cui fraudolenza, scrivono gli inquirenti, “risulta palese anche in ragione della sproporzione tra il valore di mercato dei beni oggetto delle operazioni immobiliari ed il presso pattuito nei vari contratti, per come accertato dalla polizia giudiziaria attraverso il raffronto con i valori indicati dall’osservatorio del mercato immobiliare (Omi)”.

Operazioni “volte univocamente alla dispersione di beni e somme di Francantonio Genovese, sottostimando ciò che si cede e sovrastimando ciò che si compra”, e nelle quali “risultano impiegate in particolar modo somme di provenienza estera“.

Quali sono questi immobili? Un appartamento a Roma la cui piena proprietà la Ge.Fin. (una delle società dalle quali è partita l’indagine) il 6 maggio 2016 vendeva a Luigi Genovese per mezzo milione, mentre, sostengono i giudici, il coefficiente OMI parla di 961mila euro, con una sottostima da 461mila euro. Con lo stesso atto, la Gefin vendeva l’usufrutto vitalizio a Francantonio Genovese e la nuda proprietà a un’altra familiare (non indagata) su altre due unità immobiliari, sempre a Roma, sempre nella stessa via, ma per “uso ufficio”. Prezzo di vendita sempre mezzo milione (di cui 375mila per la cessione dell’usufrutto), valore OMI 942mila euro, sottostima pari a 442mila euro.

Il 19 luglio del 2016, veniva eseguito un bonifico di 210mila euro a favore della Ge.Fin a fronte dell’atto di compravendita del 13 maggio precedente, con il quale la società vendeva a Francantonio Genovese il diritto di usufrutto vitalizio ed a Luigi Genovese la nuda proprietà di due immobili a Messina: un appartamento in via Lodi ed un garage in via Brescia: dei 280mila euro pattuti per la vendita, a saldare la suoa parte (210mila euro) è solo Francantonio Genovese, mentre il figlio Luigi non lo ha ancora pagato, risultando così nella strana posizione in cui è sia socio che debitore della Ge.Fin.

Ad ottobre del 2016, invece, Rosalia Genovese (sorella di Francantonio, vendeva alla cognata Chiara Schirò il diritto di abitazione vita natural durante ed al nipote Luigi genovese la piena proprietà indivisa su tre appartamenti “mezzi indivisi piena proprietà” in via Duca degli Abruzzi, un locale deposito con la stessa formula, ed un appartamento “1/4 indiviso piena proprietà” in un residence di Piraino. Prezzo della vendita 490mila euro valore OMI totale su proprietà ed abitazione di 683.112 euro, quindi sottostima pari a 193.112 euro. “L’operazione immobiliare è finalizzata a dare una giustificazione apparente all’impiego di somme provenienti dall’estero” scrivono i giudici, che poi rincarano la dose, spiegando in parole più semplici che “Acquistano Luigi Genovese e la madre (Chiara Schirò), ma pagando troppo poco e con soldi di Francantonio Genovese (ergo dello Stato)“.

A febbraio del 2016, invece Francantonio Genovese vendeva al nipote Marco Lampuri, riservandosi l’usufrutto vitalizio, tre “1/2 indiviso nuda proprietà” di tre appartamenti in via Duca degli Abruzzi ed uno a Piraino per 565mila euro, e due mesi dopo un altro appartamento nella stessa via, sempre con formula “1/2 indiviso nuda proprietà”, per 35mila euro. Qualche tempo dopo, il venditore Genovese rettificava le condizioni di vendita, riservandosi il diritto di uso e abitazione e non più quello di usufrutto. Prezzo dell’affare immobiliare 600mila euro, ma valore OMI su proprietà ceduta, sostengono i magistrati, di solo 195mila euro, con una sovrastima di 404.940mila euro.

Ancora, a ottobre 2016, la Ge.Fin vendeva il diritto di abitazione e uso vita natural durante a Chiara Schirò, e la proprietà a Luigi Genovese, di un appartamento a Roma, in via Marche, per 400mila euro, che secondo il coefficiente OMI avrebbe valore reale di 837.900 euro, per una sottostima di 437.900 euro. “Anche in questo caso – si legge nell’ordinanza – l’operazione è posta in essere per trasferire delle somme illecite, occultate all’estero, alla società schermo Ge.Fin, sottrarle al fisco, e contestualmente intestare la proprietà del bene immobile ad un soggetto non esposto con il fisco e non avente pendenze giudiziarie che potessero determinare immediate misure ablative”.

Il 17 febbraio 2017, meno di un mese dopo la condanna in primo grado a 11 anni nell’inchiesta “Corsi d’oro”, Francantonio Genovese vende al figlio Luigi, riservandosi il diritto di abitazione ed uso, l’usufrutto vitalizio su un appartamento a Messina in via Lodi, un garage in via Brescia, un’unità immobiliare ad uso civile abitazione ed una uso ufficio in via Sicilia a Roma, al costo di 250mila euro. Anche stavolta, l’OMI ritiene che il valore per il diritto usufrutto sia molto più altro, 953mila euro, con sottostima da 703mila euro. “Con questo ulteriore atto di vendita – scrivono i magistrati – Francantonio Genovese si liberava del diritto pignorabile di usufrutto degli immobili citati, trasferendolo al figlio Luigi”.

A giugno 2017, veniva effettuato un bonifico a favore della Ge.Fin da 525mila euro in relazione ad una compravendita dell’ottobre precedente col quale la società vendeva il diritto di abitazione ed uso a vita a Chiara Schirò, e la proprietà al figlio Luigi di tre appartamenti, con altrettante cantine e rispettivi posti auto a Taormina per un prezzo convenuto di 700mila euro. Luigi Genovese non ha pagato alcuna somma per l’acquisto dell’immobile”, annotano i giudici. Nella stessa data, alla Ge.Fin arriva un altro bonifico da 150mila euro per una compravendita di ottobre: diritto d’abitazione ed uso Chiara Schirò, proprietà a Luigi Genovese di un appartamento in via Lodi ed un garage in via Brescia per 200mila euro. Anche qui, segnalano i giudici, genovese jr non ha ancora pagato la sua parte (ha tempo fino al 2021).

“In tutte le operazioni, i soldi che spariscono sono del tesoro estero, e contemporaneamente Francantonio Genovese si spoglia degli immobili in una sorta di donazione camuffata in vendita ai più stretti familiari”.

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emmeaics
emmeaics
24 Novembre 2017 19:21

geniale fare tutte queste operazioni per uno che sicuramente sapeva di essere nel mirino!