Dal prossimo anno questa sarà la frase che sentiremo allo stadio prima dell’inizio delle partite: campionato nazionale dilettanti. Saremo ancora lì a tifare per la nostra squadra con rinnovata speranza e costante illusione. Nessun tifoso capirà mai cosa sia successo e nessuno saprà con chi prendersela. I politici per una volta non c’entrano, gli imprenditori non ci sono e non ci sono mai stati mentre i soliti detrattori saranno felici per l’ennesimo fallimento.

Non bisogna essere dei geni per capire che siamo di fronte a un problema culturale e se lo vogliamo affrontare non possiamo trincerarci dietro quelle malevole generalizzazioni che coinvolgo tutta la città, non potremo dire “questa città” o “i messinesi” sono colpevoli o responsabili di questo e di quello. Io amo Messina (e con lei il nostro Messina), guardo la realtà e ho sempre combattuto con ogni forza i piani orditi da una piccolissima parte di cittadini (perché non posso chiamarli messinesi) che hanno fatto del dilettantismo un vero e proprio credo. Ma, come dicevo prima, non è una questione politica, è un fatto culturale. Manca obiettività, capacità di giudizio, competenza, lì dove sarebbe invece indispensabile il massimo della autorevolezza e della competenza, appunto. Il dilettante è la persona più adeguata a proteggere il gioco losco e becero di chi vuole nascondere la propria pochezza e impossessarsi di un potere debolissimo che è in grado di mantenere solo se intorno a lui vi è altrettanta pochezza e incompetenza. E intanto le cose passano e i veri messinesi perdono tutte le occasioni, le meraviglie e persino le eccellenze che questa città è in grado di partorire con la sua bellezza, la sua unicità e la sua storia nobile e importante dei secoli passati.

Un ragazzo su Facebook mi ha scritto che siamo noi, “i messinesi famosi” (bontà sua!), che dobbiamo sollevare il problema del Messina a livello nazionale perché abbiamo una grande visibilità. Ma cosa c’entra la visibilità con la cultura? E a cosa serve mettere in piazza i nostri fallimenti invece di comprendere da dove provengano e come si possa fermarli? La nostra città è amata dalle tante persone oneste e per bene che la abitano e che fanno di tutto per farla crescere, non certo sul piano dell’immagine, ma del lavoro e della cultura che insieme al turismo dovrebbero essere la nostra principale fonte di ricchezza. Ciò avviene ciclicamente: ogni volta che si tocca il fondo, purtroppo. Ma quando si riesce a far risorgere qualcosa “i giganti della montagna” tornano compatti per allungare le mani su quella cosa e depredarla senza rendersi conto che i predoni lasciano dietro di sé solo cenere. Dobbiamo aprire gli occhi. Dobbiamo difendere le cose importanti, dobbiamo saper riconoscere i meriti degli altri e fidarci di chi è bravo e capace invece di lasciare ai furbi e ai buffoni proprio quella visibilità per loro indispensabile.

Caro amico di Facebook, io sono ritornato due volte a Messina, nel 1996 e nel 2014, per “riaprire” il nostro bellissimo Teatro e riportarlo a competere con i migliori Teatri d’Italia. Poi qualcuno ha pensato bene sputarmi in faccia ma poco importa per me che ho fatto con onore e con gioia ciò che era mio compito, nel pieno della mia professionalità e competenza. Purtroppo chi ha sputato in faccia a me ha sputato in faccia a tutti i messinesi: agli spettatori, agli attori, ai musicisti, ai tecnici e all’indotto che ruota intorno al Teatro quando il merito è l’unico criterio motivatore di un progetto culturale. So di attori, tecnici e soprattutto musicisti ridotti in miseria e questo mi indigna e mi ferisce molto più delle offese che ho subito. Dirigere il Teatro di Messina è stato bellissimo ma la cosa più bella era andare la domenica allo stadio a tifare Messina. Questo sarà il mio contributo: né immagine, né pubblicità, ma la mia fedeltà e le mie “famose” corde vocali per continuare a gridare: Forza Messina! Adesso dovremo risalire, dovremo uscire dal dilettantismo e tornare ad essere persone serie.

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Salvatore Pernice
Salvatore Pernice
17 Luglio 2017 20:55

No Bruschetta, i tifosi hanno capito cosa è successo e sanno con chi prendersela.