MESSINA. Si alza il sipario di Messinerà – Spazio Generazionale, il gruppo che negli scorsi giorni ha tappezzato la città con quattro striscioni che hanno proposto dei progetti per la città che verrà, per la Messina del 2040. Il movimento generazionale si è presentato al pubblico presso il salone del La Feltrinelli di Messina. Il movimento si definisce uno spazio generazionale che ha l’intento di raggruppare trasversalmente i giovani della città per andare a costruire politiche giovanili, che “da troppo anni sono state gestite da persone non giovani”.

Le rivendicazioni di Messinerà sono tante: uno spazio fisico per le giovani generazioni, un assessorato alle politiche giovanile gestito dai giovani, finanziamenti per le reti giovanili, digitalizzazione dei processi democratici e molto altro. Le tematiche affrontate dallo spazio generazionali vanno dalla cultura, passando per la sostenibilità, la migrazione, l’antimafia e il femminismo, per giungere alla movida. Argomento sensibile ai più giovani che da “troppi anni sono stati accusata di mala-movida, quando questa è causata dalla mancanza di spazi generazionali.”

Presente in aula anche lo SPI-CGIL, ovvero il sindacato dei pensionati italiani, che ha commentato positivamente la campagna degli striscioni e ha messo in luce le criticità per la generazione più anziana in città.  Al centro dell’incontro c’è stato  il tema dello spopolamento: dei giovani messinesi che sono costretti a fuggire da Messina perché “sono colpiti da politiche retrograde“. Lo spazio generazionale ospita sia a chi ha deciso o è costretto a restare sia a chi è ha deciso di andarsene. 

Hanno preso parola durante l’incontro Francesco Greco, Damiano Di Giovanni, Agnese Rella, Giuseppe Ialacqua, Angelo Marano, Marco Gugliandolo e Marco Magnoli,  tutti membri del nuovo movimento. Interventi dal pubblico anche di Daniele Mircuda, attivista ambientalista messinese, della professoressa universitaria Lidia Lo Schiavo, di Domenico Siracusano, di Articolo Uno, di Massimiliano Milazzo di Volt Messina, di Palmira Mancuso, di Francesco Raffaele.

Di seguito il manifesto di Messinerà:

«Da ormai troppi anni stiamo vivendo una fuga di massa dalla nostra città, Messina.
Una fuga demografica che è diventata, sfortunatamente, anche culturale. 

Siamo le/i giovani che hanno deciso di rimanere a vivere nella nostra città ma che si trovano costretti a vivere da esclusi da uno spazio cittadino che non pensa a noi: la movida serale diventa la tossica mala-movida; i centri culturali e di aggregazione sono destinati solo agli anziani e mai a noi giovani; siamo ritenuti “troppo giovani” per partecipare alle scelte amministrative, in una città che ha fatto del “qui è stato sempre così” l’unico credo politico possibile.

Siamo succubi delle politiche lavorative: viviamo di occupazione in nero, viviamo di salari sottopagati, viviamo di sfruttamento oltre l’orario di lavoro, viviamo di lavoro senza essere pagati perché “i soldi non ci sono”, viviamo di stage non retribuiti, viviamo grazie alla costante assistenza delle nostre famiglie. Siamo le/i giovani migranti che sono costretti a fuggire dalla nostra amata Messina a causa anche dell’inesistente diritto allo studio e di politiche comunali che ci hanno, poi, costretto ad emigrare in cerca di un futuro migliore. 

Tranne alcune rare eccezioni, la classe politica messinese è anti-giovanile, impegnata da sempre a salvare le proprie poltrone. Non ci siamo fatti illusioni.
Del resto nessuno ci ha mai regalato niente: eppure crediamo ancora nella possibilità di costruire una città all’altezza dei nostri sogni, salda nelle nostre necessità.
Per questo, al termine di questa velenosa esperienza amministrativa, in cui c’è stato uno spaventoso accentramento del potere, crediamo che oggi serva un soggetto generazionale che sia voce e rappresentazione di una generazione che continua a vivere il conflitto del rimanere e dell’andarsene, che ha coltivato sogni e competenze con cui vorrebbe la città che verrà.
La città del futuro dovrà puntare davvero sulla promozione e riqualificazione del territorio, restituendo alla città spazi fisici, sociali e culturali ad oggi abbandonati a se stessi.
La nostra voce finora non è mai stata ascoltata.
Non siamo una voce neutrale da strumentalizzare per l’occasione, rivendichiamo per noi una vera possibilità di autorappresentarci e di poter realizzare le nostre idee per la città.
Pensiamo che questo debba avvenire a partire dal fronte progressista, di sinistra e civico che deve avere la responsabilità di costruire un altro modello di città.
Nonostante i plurimi tentativi di dividerci, di farci migrare fuori dalla Sicilia, oggi ci siamo. E siamo decisi a portare un cambiamento serio, concreto. Senza divenire i burattini di nessun politico o politicante.

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