MONTALBANO. Hanno dai 18 ai 30 anni e provengono da Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Mali e Benin. Ad accomunarli, il viaggio della speranza che li ha condotti dopo tante peripezie a Montalbano Elicona, ospiti nello Sprar, nelle suggestive casette del Borgo antico, e la voglia di contribuire a rendere più bello e pulito il paese che li ha accolti.

 

 

Sono una decina i migranti che nei giorni scorsi si sono presentati spontaneamente dal primo cittadino Filippo Taranto per offrire il loro aiuto, totalmente gratuito, collaborando con una squadra di impiegati comunali, 21 persone in tutto, per la pulizia di due antiche fontane del comune nebroideo, a partire dalla fonte del Melizzo, dove ha sede la Fontalba. 

Armati di ramazze, pale e tanta buona volontà, i ragazzi stranieri hanno rimesso a nuovo non solo le fontane, in preda al degrado, ma anche le zone periferiche del paese in aperta campagna, ripulendo il verde pubblico dai tanti rifiuti abbandonati dai vacanzieri dopo scampagnate e pic nic. 

 

 

In tutto, gli stranieri ospitati a Montalbano sono adesso 16, fra i quali 8 ragazzi, una donna e due nuclei familiari. Due di loro, gli ultimi arrivati, sono giunti in paese giusto ieri pomeriggio. Hanno poco più di 18 anni e vengono uno dal Senegal e l’altro dal Ghana. Proprio come gli altri, hanno trovato alloggio nelle casette comunali rimesse a nuovo nel corso degli anni nel cuore antico del paese, vecchie stalle in disuso che dopo aver ospitato la Summer School e un progetto di “paese albergo” offrono adesso un alloggio ai giovani migranti. Le case occupate, di pietra, circondate da vialetti fioriti, a poche centinaia di metri dal castello che domina l’abitato,  sono sette su circa un’ottantina.

 

 

Cissè, 19 anni, proveniente dal Benin, vive qui dal 26 ottobre ed è arrivato in Sicilia un anno e mezzo fa. “Il mio sogno è quello di diventare un calciatore, ma purtroppo resterà solo un sogno”, racconta in un italiano fluente che ha imparato dopo un anno di studio sui libri. “L’Italia non è come avevo immaginato quando ero in Africa, soprattutto per quanto riguarda le opportunità di lavoro”, spiega con un po’ di rammarico. “Per fortuna – prosegue – qui a Montalbano siamo stati accolti benissimo e ci sentiamo a nostro agio”. A dividere l’alloggio con Cissè ci sono due ragazzi, Samake, che di anni ne ha 18, e Lousseni, un ragazzo di 26 anni della Costa D’Avorio, laureato in economia: “Siamo stati accolti con affetto da tutta la popolazione – racconta – e quando abbiamo saputo che avremmo potuto dare una mano al paese ci siamo offerti volontari per far capire a tutti che siamo persone come gli altri e che siamo scappati dalla miseria in cerca di una vita migliore”. 

In funzione dal 2014, lo Sprar di Montalbano ha accolto negli anni centinaia di migranti di ogni nazionalità, permettendo a molti di loro di inserirsi nel tessuto produttivo del paese. “Sono tanti i ragazzi che hanno trovato un’occupazione e che si sono integrati, anche grazie al servizio civile e ai tirocini formativi. C’è chi ha lavorato nella cura del verde, chi sullo scuolabus, chi nelle mense scolastiche e chi in qualche bar del paese” spiega Gaetano Costanzo, coordinatore dello Sprar. “Qualche tempo fa – racconta – c’è stata anche una storia bellissima di riavvicinamento, quando una coppia di nigeriani, una ragazza incinta e il suo ragazzo, si sono ritrovati proprio a Montalbano dopo essere stati divisi al loro arrivo in Italia e condotti al centro di Giardini e a quello di Taranto”. 

E casi di intolleranza o di conflitto con gli abitanti di Montalbano? “Nessuno – conferma Gaetano – Le uniche scaramucce, ma roba di poco conto, si sono verificate per colpa del calcio, durante la finale di champions, fra un gruppo di migranti tifosi del Real e qualche montalbanese di fede juventina”. Giusto qualche sfottò all’acqua di rose in attesa del fischio finale. Prima di ricominciare la vita di tutti i giorni. Nel segno dell’ospitalità e dell’integrazione. 

 

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