MESSINA. Un emendamento in discussione. Poi, al momento di votarlo, i consiglieri presenti in aula non sono sufficienti ad assicurare il numero legale. E la seduta si chiude. Con un nulla di fatto. Per la seconda volta.

Il consiglio comunale di Messina, di MessinaServizi bene Comune, meno ne sente parlare e meglio sta, pare. Alla costituzione della società (che prenderà il posto di Messinambiente) ci si è arrivati a fine gennaio sotto la “spinta” dei dipendenti della partecipata di via Dogali, poi il seguito sarebbe stato quello di affidare alla NewCo i servizi di igiene ambientale. E lì la vicenda si è complicata. Due mesi e mezzo, bocciatura in commissione compresa, per la seconda parte, quello dell’assegnazione del servizio, e due sedute d’aula con nulla di fatto. E il tempo stringe, e le scadenze pressano.

Teoricamente, MessinaServizi dovrebbe prendere definitivamente il posto di Messinambiente dal primo giorno di luglio. I passaggi, però, non sono automatici. C’è la nomina del direttore generale, per esempio, per la quale è necessario un bando, e soprattutto l’iscrizione all’Albo delle imprese che gestiscono i rifiuti, regionale, coi tempi palermitani. “Questa è la scadenza. E non ci si può iscrivere se non si hanno mezzi e personale. Che non si avrà contezza di avere se non sarà affidato il servizio”. Lo spiega Beniamino Ginatempo, amministratore di MessinaServizi bene Comune, secondo il quale la nuova società opererà con “cesura e discontinuità: finisce Messinambiente e inizia MessinaServizi. Siamo di fronte ad una operazione culturale complessa in cui tutti devono fare la loro parte”.

Soprattutto il personale che ci lavorerà. “Non sono i dipendenti ad essere troppi, è il lavoro che sarà organizzato in maniera differente e l’obiettivo, oltre che l’efficienza del servizio ed il mantenimento occupazionale, è portare il recupero di materie a livelli europei e dentro i limiti di legge, e ridurre i costi del servizio e la Tari per i cittadini. Anzi – aggiunge – con il passaggio al porta a porta in tutta la città, saranno anche pochi. Per questo molti andranno riqualificati. Cioè svolgono un servizio attuale che non è necessario per la nuova società, quindi saranno formati allo svolgimento di altre mansioni. Il termine tecnico è flessibilità”.  Non è chiaro se sarà contrattazione collettiva o singola ma, assicura Ginatempo, “seguiremo le procedure di legge”.

 

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