MESSINA. Ci sono voluti decenni di agonia della ex Fiera, ridotta per un decennio abbondante a maxi mercatino rionale. Quindi l’occupazione del teatro in Fiera da parte del collettivo Pinelli per riaccendere i fari su un bene negato alla città e inutilizzato. Poi un paio di progetti (fortunatamente) abortiti da parte dell’Autorità portuale dopo la demolizione del teatro sotto la presidenza di Mario Mega, che ha avuto il grossissimo merito di aver ascoltato la città e rinunciato a postare avanti il piano di costruzione di un palazzone di uffici. Per ultimo ci sono stati lavori (ereditati e portati avanti con caparbietà dal successore di Mega, Ciccio Rizzo) che sarebbero dovuti durare un anno e invece sono stati tirati fino a due anni e mezzo: ma, finalmente, Messina si è riappropriata della sua fiera, di parte del suo affaccio a mare, di una fetta del suo futuro.
E’ stato inaugurato ieri l’Agorà dello Stretto, il parco urbano all’interno dell’area fieristica, immediatamente preso d’assalto da migliaia di messinesi, curiosi, sudati, felici, accorsi a “collaudare” i 32.700 mq di superficie completamente riqualificata, il 60% verde con prato calpestabile e oltre 7.000 nuove piante, tra cui alberi di alto, medio e basso fusto, fiori e cespugli tipici della macchia mediterranea, illuminazione, percorsi, installazioni di arte contemporanea, 300 metri lineari di panchine panoramiche; due aree giochi di cui una inclusiva con scivoli, campi da basket, area di sgambamento per cani, due zone attrezzate per fitness, una per corpo libero con tappetini antitrauma, tavoli e panche in cemento per pic-nic, con un suggestivo affaccio sul mare e sulla Madonna della Lettera, e un accesso diretto alla spiaggetta adiacente al Torrente Giostra (non balneabile).
E da domani? Il nuovo parco sarà completamente inserito nel normale flusso vitale della città. L’area rimarrà aperta anche di notte (al contrario delle altre ville e parchi cittadini), con un servizio di vigilanza costante, almeno durante il primo periodo, esattamente come la passeggiata a mare, di cui il parco della ex Fiera è in un certo senso il completamento senza soluzione di continuità.
Dei padiglioni della ex Fiera, il progetto da parte dell’Autorità portuale (che possiede le aree, mentre della gestione se ne occuperà il comune di Messina) è da recuperare sicuramente l’ex Irrera a mare, terrazza sullo Stretto vincolata dalla Soprintendenza nonostante le infelici modifiche degli ultimi anni della ex campionaria: sarà il primo stabile sul quale si interverrà. Rimarranno anche i primi due padiglioni, il secondo dei quali è il celebre “transatlantico tirato a secco” opera dell’architetto Vincenzo Pantano. Resterà anche l’ex hub vaccinale, ultimo dei padiglioni costruiti a servizio della ex fiera: intenzione di Palazzo Zanca è di farne un grande co-working polifunzionale sulla falsariga dell’E-si-sto di Villa Dante, apprezzatissimo soprattutto dagli studenti stranieri. Il resto dei padiglioni, che oggi separano il parco dal viale della Libertà, di nessun valore storico o pregio architettonico, sarà giustiziato senza pietà per far spazio al grandissimo patrimonio arboreo che oggi è negato, ma per questo ci vorrà più tempo (e un altro appalto, diverso da quello del parco), da parte dell’Autorità portuale.
Puntuali come la morte e le tasse, sono arrivate le polemiche: giustificata quella sulla mancanza di zone ombrose al riparo dal sole (tranne l’area adiacente al viale Giostra, con un’enorme ficus che domina lo slargo accanto al playground di basket, ma ci sono già correttivi in corso), ingenerose quelle più pretestuose sulla scelta degli arredi urbani, francamente mortificanti quelle di chi profetizza disastri nel giro di qualche giorno.
In molti sui social hanno commentato con toni puntuti sul fatto che si camminasse sul prato: ebbene, si può camminare, è prato calpestabile, esattamente come quello di parco Aldo Moro (e di tutti i parchi del mondo, a meno che non sia espressamente vietato).










