MESSINA. Questa riflessione si aggancia all’incontro “Messina porta del Mediterraneo” che si è tenuto il 29 settembre nel salone delle bandiere a Messina e di cui è stato dato ampio resoconto dalle pagine di questo giornale. Riprendo oggi l’argomento perché lo ritengo di particolare rilevanza per il futuro della nostra città e di tutta l’area dello Stretto e anche perché reputo l’iniziativa assunta dal PD locale di particolare rilievo perché finalmente una forza politica ha deciso di cimentarsi con il tema dello sviluppo economico e sociale del nostro territorio, dopo anni di assordante silenzio.
E’ quindi con spirito costruttivo che intendo in queste poche righe avanzare alcune riflessioni su alcuni aspetti del documento che ritengo carenti e bisognosi di ulteriore approfondimento.
In premessa occorre dire che, considerato che manca poco alla scadenza della legislatura e allo scioglimento delle Camere, dobbiamo ritenere, con rammarico, che la proposta difficilmente potrà essere approvata, ma che tuttavia riteniamo possa rappresentare in ogni caso una base utile, fornita alle altre forze politiche, a quelle imprenditoriali e alle istituzioni, per ragionare sulle prospettive di sviluppo economico della nostra città le cui criticità sono ben note a tutti (decremento demografico, fuga dei giovani, disoccupazione, ecc.).
Innanzi tutto mi sembra che il ragionamento svolto su economia del mare, cantieristica, integrazione della portualità fra le due sponde, non prenda adeguatamente in conto il fatto che allo stato attuale incombe sulla città l’ombra inquietante del Ponte sullo Stretto. Quest’ultimo, come del resto lo è sempre stato negli ultimi decenni, sarà ancora una volta la scusa per rifiutare un finanziamento per il risanamento e lo sviluppo del nostro territorio. A mio parere la proposta di legge avanzata dal PD, con la prospettiva di un potenziamento dei servizi di traghettamento, un significativo rafforzamento delle flotte di traghetti e mezzi veloci, aumento delle corse, biglietti gratuiti per i pendolari, ecc., ci sembra si configuri come proposta alternativa alla realizzazione del ponte. Il non avere assunto in premessa, come riteniamo fosse stato doveroso, una chiara posizione in merito alla alla effettiva utilità del ponte ed alla sua realizzabilità, ci sembra non giovi alla reale portata alternativa della proposta.
Un secondo elemento di debolezza risiede nel fatto che, inspiegabilmente, il documento non fa alcun riferimento al comparto del trasporto aereo. E’ evidente, infatti che potenziare l’aeroporto di Reggio, garantire un efficace sistema di collegamento fra questo e la città di Messina, prevedere come per il traghettamento delle tariffe aeree agevolate per i residenti, ecc., significa rafforzare un mezzo di trasporto che per le tratte al di sopra di Roma rappresenterà ancora il più rapido sistema di trasporto per collegare la Sicilia.
I trasporti per mare e la logistica hanno per secoli rappresentato la vera “risorsa” dello Stretto e della ricchezza economica della città di Messina, il cui porto è stato nei secoli passati il cuore del Mediterraneo, nodo di connessione tra Oriente e Occidente; i flussi “lungo lo Stretto”, ovvero quelli che lo attraversano da sud a nord e che collegano Ionio e Tirreno, sono stati infinitamente più importanti di quelli che collegano Sicilia e Calabria.
Il sistema portuale dello Stretto (Messina, Milazzo, Reggio, Villa) oggi gestisce sostanzialmente dei flussi pendolari e crocieristici che “attraversano” la città con scarse ricadute economiche. La vera ricchezza che viene dal mare sta nel “catturare” i flussi commerciali enormi che attraversano oggi lo Stretto e ciò è a nostro avviso possibile solo se Milazzo e Messina si pongono come partner del porto di Gioia Tauro, da considerare ormai parte integrante dell’area dello Stretto.
Alcuni anni fa la proposta di costruire un’unica Autorità portuale che comprendesse anche Gioia Tauro fu respinta con argomentazioni che prevedevano la prossima chiusura del grande porto. Per sfortuna loro e per fortuna dell’area dello Stretto, i dati hanno smentito questi uccelli di sventura; l porto di Gioia Tauro che all’epoca (2016) movimentava 2.800.000 containers oggi ne movimenta quasi 5 milioni (dati 2025). Gioia Tauro, inoltre, punta a non essere esclusivamente porto di transhipment ma a diventare piattaforma logistica integrata per la movimentazione di merci.
In questo quadro crediamo che uno sviluppo logistico commerciale della portualità messinese sia possibile attraverso una decisa sinergia con Gioia Tauro, di cui il porto di Milazzo potrebbe rappresentare la naturale interfaccia logistica; inoltre dal versante siciliano e dal know how di cui la nostra città dispone, potrebbe venire la fornitura di servizi (bunkeraggio, manutenzione, ecc);
Se uno dei pregi della proposta di legge è quello di aver riaperto la questione nel proporre una piattaforma integrata dello Stretto, dall’altro occorre dire che il tema andrebbe opportunamente approfondito con alcune riflessioni anche relative alla sponda calabra.
Infine un’ultima osservazione riguarda la creazione di un’Agenzia per lo Stretto che dovrebbe sovrintendere alla attuazione del programma di interventi. Non sono allo stato attuale in condizione di dire se tale proposta funzioni o meno: Quello che mi sento di dire è che non è necessario creare nuovi organismi istituzionali per l’Area dello Stretto, dal momento che tale organismo esiste già e si tratta della Conferenza interregionale dell’area dello Stretto voluta nel 2016 dai parlamenti regionali di Sicilia e Calabria e composta da tutti i consiglieri regionali eletti nelle provincie di Messina e Reggio Calabria, lasciata dalle forze politiche in un colpevole e miope abbandono. Ma la Conferenza esiste ancora e forse, invece che creare nuovi organismi, sarebbe meglio far funzionare quelli che già ci sono.





