MESSINA. Quanto anni occorrono per completare opere di urbanizzazione del torrente Annunziata? Più di ventotto. E le reti fognarie cittadine? Ventisei, e ancora i lavori sono a metà. Perchè quando si tratta di opere pubbliche non ancora ultimate e finanziate nei decenni precedenti, Messina non è seconda a nessuno.

Senza scomodare gli svincoli di Giostra e Annunziata, opera in cantiere dal 1997 e non ancora terminata (si spera che in due mesi si terminata), e la via Don Blasco, il cui progetto risale addirittura al 1988 e pare in procinto di partire dopo “solo” 31 anni, in città esistono almeno una decina abbondante di opere pubbliche finanziate, iniziate e mai ultimate.

Le più vecchie sono quelle relative alle opere di urbanizzazione del torrente Annunziata, rione che si andava popolando di cooperative con decine di migliaia di persone e un torrente che scorreva a cielo aperto. E lo fa ancora, perchè dell’equivalente dei quasi cinque milioni e 400mila euro odierni finanziati nel 1990, al 2017 ne sono stati spesi quattro e mezzo.

Anche le reti fognanti di città e villaggi non se la passano benissimo. Nel 1992, erano stati stanziati un miliardo e mezzo di lire. Oggi, ventisei anni dopo, di quei fondi ne è stata spesa la metà, 375mila euro. Nel 1998 è toccato al collettore fognario di Zafferia, che vent’anni dopo è ultimato per poco meno di un milione di euro sul totale di un milione e mezzo stanziato.

Arriva il nuovo millennio, e tra il 2004 ed il 2005 vengono finanziate tre opere. A tutt’oggi mai ultimate. Sono la ristrutturazione della Piramide del Gran Camposanto, un milione e 50mila euro impegnati nel 2004 e spesi, oggi, per 992mila euro. Ma il recupero del monumento parte da molto prima, dal 1990, quando la cassa depositi e prestiti ha finanziato la piramide interna al camposanto, stanziando lʼequivalente di 772mila euro.

il sistema di controllo anch’esso al cimitero monumentale, finanziato con quattro milioni e 650mila nel 2005 e ancora oggi non terminato, e la ristrutturazione della scuola Tommaseo-Vann’Antò. Era il 2005, e per la scuola erano stati stanziati 3 milioni e 600mila euro. Sono passati tredici anni, e di queli finanziamenti ne sono stati spesi poco più di tre milioni.

Poi ci sono quelle opere delle quali le tracce si perdono ormai nelle nebbie del tempo: le opere di convogliamento delle acque pluviali che scorrono sotto i viali Boccetta e Annunziata, opere finanziate negli anni ʻ80 con lʼequivalente in lire di due milioni e settecentomila euro, non ancora terminate nella ricognizione delle opere pubbliche del 2011 e da allora scomparse dai radar. Ci sono, addirittura, il quinto e sesto lotto delle reti idriche cittadine,  la cui costruzione va avanti dal 1984 e non si è ancora fermata.

Poi ci sono i 775mila euro che il Banco di Sicilia aveva stanziato nel 1992 per la ristrutturazione della galleria santa Marta in vista di una possibile riapertura al traffico. Soldi mai spesi, nemmeno un centesimo. Tanto che oggi del finanziamento non si ha più alcuna notizia. L’opera è rientrata nei progetti della società di trasformazione urbana “Stu Tirone”. Per la sua riapertura, il costo stimato nel 2011 era di quattro milioni e ottocentomila euro. Lʼavessero fatto nel 1992, sarebbe costata sette volte meno.

 

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